Le radici della connivenza denunciata dal prefetto (di E.Mazzocchi)

di Ermisio MAZZOCCHI
Direzione provinciale
Partito Democratico

 

 

Il prefetto, Emilia Zarrilli, pone questioni con estrema chiarezza (leggi qui ‘Nessuno risponde al prefetto’) che impongono una accorta riflessione da parte di tutti, in particolare dei partiti politici e dei rappresentanti istituzionali.

Alcune considerazioni svolte da altri su gli argomenti posti dal Prefetto, non mi convincono, non cogliendo, a mio parere, la vera ragione della situazione. (leggi qui ‘Le connivenze stratificate del prefetto’) Bisogna avere chiari i punti di partenza con una analisi accorta per arrivare a una proposta di sintesi, non limitandosi a considerazioni moraliste, come ho letto in qualche intervento, e alla mancanza di una azione di “squadra”.

Questa provincia è passata da agricola a industriale con una assistenza della Cassa del Mezzogiorno, di cui tutti hanno potuto giovarsi, dagli imprenditori locali, a quelli nazionali, compresa la ex Fiat, a quelli internazionali. Si è così consolidata, negli anni, quella cultura imprenditoriale assistita che ha fatto da substrato a forme speculative e degenerative. Ha anche bloccato, nel tempo, la crescita di un autonomo sviluppo di questo territorio, che la dottoressa Zarrilli definisce giustamente “una provincia ferma“, e ne ha indebolito la forza propulsiva che poteva essere impressa dalle parti più sensibili a un rinnovamento e a un proprio ruolo per lo sviluppo.

Quella “connivenza stratificata” viene da lontano e non la scopriamo oggi.

Il Prefetto ha, responsabilmente, rimesso in primo piano qualcosa che sembrava essere indifferente e ignoto. Le cause devastanti su l’ambiente, per esempio, in questa provincia hanno origine in un periodo di grande espansione industriale, che oggi ha esaurito la sua dinamicità, ma i danni sono rimasti.

Nella provincia di Frosinone le sue eccellenze industriali, chimico, metalmeccanico, edile, subiscono gli effetti di quella globalizzazione che ha smantellato in questo territorio certezze di lavoro e messo a rischio tutta la sua struttura produttiva e quindi dell’occupazione.

Si impone una scelta di ricostruire nuove opportunità e una diversificazione del modello di sviluppo.

Il merito della dottoressa Emilia Zarrilli è di avere posto la politica di fronte alle sue responsabilità. E non poteva andare oltre. Ma la domanda si pone: quale politica e chi è il soggetto di questa politica?

Tralasciamo le populistiche affermazioni su la politica cattiva e prevaricatrice. E in un sistema democratico di una politica rappresentativa non ci sono i percorsi di “fare squadra”. Ci sono responsabilità precise nel bene e nel male, di quelle forze che hanno chiesto di essere rappresentati nelle istituzioni democratiche su la base delle loro proposte programmatiche. Spetta a loro, a chi ha il governo, e solo a loro assumere la responsabilità del governo del paese. Ad altri, dalle organizzazioni sindacali e a quelle professionali e imprenditoriali, a tutte le organizzazioni rappresentative della società italiana, corre l’obbligo di concorrere con le loro proposte a sollecitare una politica di sviluppo sociale ed economico. (leggi qui ‘La rivoluzionaria verità denunciata dal prefetto’)

In questa dialettica critica e anche di dissenso, senza confondere funzioni e ruoli, senza miscellanee assemblee, si rinnova una cultura dai forti contenuti riformatori, necessari a disintegrare quella convivenza stratificata.

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