Zingaretti, il Trombato Immaginario

Foto: Paola Onofri

Zingaretti come Arpagone ne "Il Malato Immaginario”. Ma qui c'è un copione diverso. Nel quale sono altri a decidere, come sempre, quando alzare ed abbassare il sipario. Trasformando tutto in un Trombato Immaginario"

Franco Fiorito
Franco Fiorito

Ulisse della Politica

Non durano più di due o tre anni. Non fanno più i leaders di una volta. Pure Zingaretti si è dimesso. All’improvviso. Non nel comitato centrale del Pcus, nel Politburo, nel Soviet supremo, nell’Assemblea nazionale, ma su Facebook, come fosse un Conte qualsiasi. E si è dimesso come mai si era visto con un Segretario politico di tale importanza nella storia. Ricoprendo di contumelie il Partito che ha guidato fino a qualche minuto prima.

Ha tuonato “Lo stillicidio non finisce. Mi vergogno che nel Pd, Partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid, c’è il problema del lavoro, degli investimenti e la necessità di ricostruire una speranza soprattutto per le nuove generazioni”. (Leggi qui Pd, Zingaretti si dimette: “Ora scelga l’Assemblea”).

Zingaretti, il Malato Immaginario

Foto: Paola Onofri / Imagoeconomica

Mizzica che bordate. Ma nulla fino a qualche ora prima lasciava presagire una situazione così tesa. Voglio dire, se fai il Segretario di un Partito importante, pieno di vecchi marpioni, hai già messo in conto che devi sopportare un po’ di gente, qualche assillo, e le solite manovrine destabilizzanti. Maggiormente se vieni da una trafila interna al Partito che hai conosciuto sin dagli incarichi giovanili.

Allora cosa ti fa “sbroccare” così all’improvviso rinunciando ad una carica importante e duramente conquistata. Per ora è un mistero, ma non lo resterà a lungo. Alla prima mossa capiremo.

É sembrato tanto come un apparente crollo psicologico. Forse studiato e voluto. Un distinguo ben architettato per un futuro rilancio. Chissà.

A me è sembrato di rivedere Moliere ne “Il malato Immaginario”.

Il malato immaginario narra le vicende di Argante, il credulone beffato, un uomo ricco, che vive circondato da medici e farmacisti imbroglioni, perché si crede perennemente malato. Tra strampalate vicende familiari ed antesignana ipocondria narra la paura immaginaria che condiziona la vita e le scelte del protagonista che però al sommo del ridicolo si chiude con una buffonesca investitura a medico del malato stesso.

E così deve essersi sentito Zingaretti. Circondato da azzeccagarbugli e ciarlatani che ne minavano la salubre prosecuzione della propria missione. Perché tale sembra quanto descritto dalle dure dichiarazioni sparate sui social.

Perché Trombato Immaginario

Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica

Ma la distanza e la differenza con quanto affermato fino a poche ore prima sbigottisce sconcerta tanto da far pensare che, non siano i movimenti degli altri ad averlo trombato, ma la sua stessa paura di quei movimenti non ancora compiuti o messi in atto. Finora solo intuiti, immaginati.

Per questo lo definiamo il” trombato immaginario”. Perché, tranne avvenimenti che conosce solo lui, nessuno all’esterno percepiva tale enorme disagio. Come nessuno percepiva quella malattia immaginaria che al personaggio di Moliere sembrava così reale.

Fatto sta che il dado è tratto. Alea iacta est. E varcato il Rubicone de noantri adesso qualcosa succederà, ti interroghi. Ma quando tenti di approfondire la vicenda ti imbatti in due interpretazioni diametralmente opposte una seria, l’altra mooolto meno seria.

Non vi chiederò da quale volete partire ho già deciso che iniziamo da quella seria. Oggi i leader politici e di governo non durano più di due o tre anni. Lo stesso fanno i sondaggi positivi dei Partiti. Impegnati negli ultimi anni in un andirivieni di sali e scendi alternati che in un modello matematico sembrerebbero una perfetta sinusoide.

Signori, si scende

Ad un certo punto succede qualcosa. Qualcuno o qualcosa gli dice: Ehi amico hai finito il giro, scendi adesso tocca ad un altro. C’è sempre un casus belli, certo. Una scintilla. Una scusa. I dolori da giovane Werther di Bertinotti per Prodi. Fu lo spread per Berlusconi, elemento di cui tutti si sono bellamente fottuti negli anni a venire. Le Forneriadi per Monti commissario liquidatore della vecchiaia degli italiani. Le trombature reciproche tra Letta, Renzi e Gentiloni.

Mario Draghi

A seguire con Conte, preso dal mazzo a sorpresa ed osannato come miglior presidente della storia italiana e poi trombato col trucco più vecchio del mondo: dimettiti tanto poi ti diamo il reincarico, sei l’unico che lo può fare… e zacchete. Liquidato senza fronzoli per fare posto a Draghi che, una volta avrà eseguito il compito per cui è stato chiamato, verrà cortesemente congedato anch’egli e lo troveremo a fare l’opinionista a “L’aria che tira” la mattina su la 7 insieme a Monti e Fornero.

A livello internazionale vedi pure Trump, Sarkozy. Solo la Merkelona restiste col suo inossidabile culo di piombo. Insomma possiamo essere convinti quanto vogliamo che siamo noi a decidere col nostro voto, che uno vale uno, che i social influenzano le scelte, che noi contiamo, fatto sta che c’è qualcuno sopra le nostre teste che decide di spegnere o accendere un interruttore e lo fa seguendo meccanismi che sfuggono al comune sentire ed ai processi di buona e pubblica amministrazione.

E allora, quando vedi un segretario esperto ed avveduto come Zingaretti fare certe dichiarazioni di punto in bianco, ti viene il dubbio che forse una vocina è arrivata anche a lui e gli ha detto, il turno è finito scendi dalla giostra. Nessuna teoria complottista chiariamoci, nessun mistero sui poteri forti che è già chiarissimo a tutti esistano e prosperino sulle nostre belle chiappe.

È solo che ormai è chiaro che il luogo vero delle decisioni non è quello che hanno delegato i cittadini col voto. Il Governo, il Parlamento, I Partiti. È un luogo diverso, sono tanti luoghi diversi. Ma non è più quello che pensate voi.

E questa è la riflessione seria. Seriosa direi.

L’ondata delle Sardine

Le Sardine davanti al nazzareno (Foto: Paolo Cerroni / Imagoeconomica

Poi c’è quella meno seria. 

Insomma, possibile che un Segretario si dimette con invettive saettanti e la prima cosa che deve affrontare la nuova reggente, la presidente del Pd Valentina Cuppi, è l’invasione delle Sardine?

Capitanate da quel macrocefalo di Mattia Santori a cui le mascherine non riescono nemmeno a coprire la dentatura. Accompagnato da Jasmine Cristallo e Lorenzo Donnoli fidi scudieri che credo nei pochi mesi di attività abbiano battuto vicendevolmente tutti i record di sfondoni televisivi mai sentiti. Tutta questa massa di bambacioni se n’è partita da diverse regioni italiani in barba a tutti i divieti imposti dalle norme covid, andandosi ad assembrare sotto al Nazareno, in pieno centro a Roma. Alla faccia di noi tutti poveri cretini che da domani saremo in zona rossa murati vivi con l’ansia della nuova ondata.

Infatti il buon Claudio Morassut senatore Pd, che non le manda a dire, dichiara subito: “Sardine levate le tende dal Nazareno e rispettate le regole di sicurezza e le limitazioni”. Che tutti abbiamo pensato volesse dire levatevi dai co…joni. Al cui proferire sarebbe scattata da alcuni settori la standing ovation.

Santò ma che vuoi?

Le Sardine Andrea Garreffa e Mattia Santori (Foto: Imagoeconomica / Marco Cremonesi)

Ma cosa vogliono dire di tanto importante le sardine da piazzarsi fisicamente in mezzo manco fossero Occupy Pd del 2013? Lo dice Santori con questo inizio :” Ci sono mattine in cui vorresti startene a letto. Giorni in cui ti dici ‘chi me lo fa fare’. Mesi in cui rimpiangi di non essertene stato zitto e buono. Poi ti guardi intorno e vedi ancora schiere di opinionisti, flotte di disillusi, plotoni di culi pesi e tastiere pesanti. Apprezzo i benpensanti ma non è con le penne fini che le cose cambieranno. Stimo gli intellettuali ma credo che quando si tratta di ricostruire serva soprattutto chi si sporca le mani.

Che tu proprio vorresti rispondergli riferendosi all’incipit “ecco ma chi cacchio te lo fa fare la prossima volta stattene a dormire a Santò!”.

Ma lui incalza da vero leader.“ Pensate quello che vi pare, ma la crisi del PD è la crisi del centro sinistra, una crisi che ci riguarda e che vi riguarda anche se la politica vi fa skifo o vi ha stancato.(lo ha scritto veramente col K).

Datemi del pazzo ma ho visto troppa bellezza quest’anno per riuscire a rassegnarmi” (Dove avrà visto la bellezza in un anno di merda come questo funestato dal covid resta un mistero).

Oggi si va al Nazareno a dire che le assemblee tra pochi non bastano più. Oggi andiamo a chiedere che inizi una nuova fase costituente: aperta, democratica, innovativa. Non per il PD, non per le sardine. Ma per tutti gli apolidi della politica”.

Gli apolidi della politica

Gli apolidi della politica? E li vai a cercare nella sede del Pd? Le assemblee tra pochi non bastano più e andate in quattro gatti? Vai a chiedere che inizi la fase costituente? Costituente “de che” che il Segretario si è appena dimesso e la reggente per definizione è provvisoria. Che costituisci. Insomma misteriosi apolidi della politica di tutto il mondo uniamoci.

Carlo Verdone nel film “Un sacco bello”

Ma che avrà pensato Zingaretti de sti quattro scappati da casa con sacco a pelo in mano accampati a casa sua quattro ore a banchettare come i proci a casa di Ulisse assente, ammorbando la povera penelope-Cuppi. A guardarli sembravano la “comune” di Città della Pieve che accompagnava Verdone da Mario Brega, quelli di “love, love, love, e “la spada de foco”. Tristezza a palate.

Ma il povero Zingaretti infossato e depresso sulla sua poltrona a guardare le notizie ha subito il colpo ferale quando ha letto le agenzie: Grillo si vuole candidare a segretario del Pd!

Il Segretario elevato

Neanche segretario veramente. Ma “segretario elevato”. Che sarà tipo caporale e caporal maggiore immagino. O dottore e dottorino. Perché fino ad oggi non si era mai sentito.

Ma non si sarà sentito sollevato Zingaretti che, pronto ad accogliere un dibattito tra quelli che lo pregavano di restare e coloro che, contrari a lui, sarebbero dovuti uscire allo scoperto, si è ritrovato con Grillo e Santori che gli ballavano sulla pancia facendo teatrino della sua tragedia.

Il più inquietante dei due però è Grillo, il cui messaggio in sintesi diceva: uniamoci. Forse pensando ad un unico partito.

Che un povero iscritto medio del Pd avrà pensato: “hai appena finito di distruggere i Cinque Stelle adesso vuoi completare l’opera con noi?” E si sarà gettato in ripetuti e decisi gesti apotropaici.

Beppe Grillo (Foto: Paolo Cerroni / Imagoeconomica)

Poi spiega il comico genovese: “Siamo nel caos ma il caos è creativo, quindi ho visto questo Partito, il Partito Democratico in cui va via una buona persona. E’ nauseata un po’ da tutto come siamo un po’ tutti nauseati dalla politica, dai Partiti. Forse c’è un momento di riflessione, il Pd deve avere una narrazione deve, avere un progetto, io non ho mai sentito parole come transizione, ecologia, energie rinnovabili, eppure sono tutte cose che sono sul piatto adesso“.

E insiste. “Quindi io mi propongo per fare il vostro Segretario Elevato del Partito Democratico. Mettete 2050 nel vostro simbolo, come sarà nel nostro prossimo con Conte, invito tutti i Partiti a mettere 2050 nel loro simbolo. Facciamo un progetto in comune, ne usciremo in un modo straordinario e io vengo li, metto a disposizione i progetti sarà tutto diverso nel futuro“, aggiunge Grillo.

Lo scempio del ridicolo

Da notare il passaggio “siamo tutti nauseati dalla politica e dai partiti” in un dialogo tra due dei responsabili dei più grandi Partiti di governo. Come dire siamo nauseati da noi stessi quindi facciamo un nuovo Partito tutti e due insieme. Dove tu fai il Segretario ed io il Segretario Elevato e tutto si risolve. Logico no? Non fa una piega.

Zingaretti che, insomma, la politica la mastica, si deve essere infossato ancora di più sulla poltrona ad assistere a tale scempio che ha fatto piombare tutto nel ridicolo. Nel climax della sua azione politica, di fronte ad una uscita così eclatante, nel “momento culminante del finale travolgente” ti ritrovi di mezzo Santori e Grillo che straparlano attirando l’attenzione su di loro invece che sul messaggio bomba lanciato.

Nicola Zingaretti (Foto: Imagoeconomica)

Ed a me è venuta in mente una frase del malato immaginario di Moliere che recita così: “Quando la lasciamo fare, la natura si tira fuori da sola pian piano dal disordine in cui è finita. È la nostra inquietudine, è la nostra impazienza che rovina tutto, e gli uomini muoiono tutti quanti per via dei rimedi e non per via delle malattie.” Come a dire se vi levaste un po’ tutti di torno il mondo migliorerebbe più velocemente addirittura da solo.

Natura abhorret a vacuo avrebbe detto Cartesio più razionalmente.

La scena finale

Ed allora a pensare a Zingaretti immerso in quella poltrona, nonostante non sia tra i miei politici preferiti, ho provato una forma di tristezza. Perché anche lui scoprirà tra breve che la vocina ha sussurrato che il suo turno è finito e che la commedia può terminare. Ma non finirà come vuole lui, perché il soggetto lo hanno scritto altri.

Ed ho ripensato a Moliere. Il pomeriggio del 17 febbraio 1673 andò in scena a Parigi con il suo malato immaginario. Egli stesso interpretava la parte di Argante. Molière era veramente malato e arrivò alla fine della rappresentazione in preda alle convulsioni, che il pubblico credette previste dal copione. Qualche ora più tardi, scomparve.

Arpagone nella scena finale

Ecco, correre sul filo delle interpretazioni comporta sempre un certo rischio. Si danza tra il trionfo e l’oblio. Ma Zingaretti apparentemente ora sembra non curarsene.

Anzi c’è chi giura che si sia rilassato guardando Sanremo, gioendo per la vittoria dei Maneskin, gruppo romano de Roma, che ha trionfato al festival con la canzone “Zitti e Buoni”, che deve essergli sembrato subito illuminante. Tanto che si narra abbia percorso il lunghi corridoi del Nazareno cantando il ritornello della canzone vincitrice

Se vuoi fermarmi ritenta, prova a tagliarmi la testa perché sono fuori di testa ma diverso da loro. Sono fuori di testaaaa ma diverso da loroooo…

E forse lo hanno preso in parola.