A Palazzo Munari è match point: opposizione all’attacco, PD fuori gioco

Tra FI–FutuRa e “Cuori ribelli” scambi continui contro Mastrangeli. A Frosinone l’opposizione cambia ritmo e incalza l’amministrazione su più fronti. Ma il PD resta fermo e perde centralità in vista del 2027

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Tennis politico a Palazzo Munari

Anselmo Pizzutelli

Non è più la solita partita a scacchi, studiata, lenta e prevedibile. A Frosinone, da qualche settimana, si gioca a tennis. E pure ad alto livello. Il clima politico a Palazzo Munari ha assunto i contorni di una finale sull’erba di Wimbledon: scambi rapidi, colpi incrociati e nessuna intenzione di concedere il punto. Da una parte il blocco Forza Italia–Futura, dall’altra il terzetto composto da Anselmo PizzutelliMaria Antonietta Mirabella e Giovanni Bortone.

In mezzo, bersaglio costante, il sindaco Riccardo Mastrangeli, che tutti provano a colpire a “pallettate”, naturalmente in senso politico. La dinamica è ormai chiara. Al dritto sferrato nei giorni scorsi dal blocco FI-Futura – con Pasquale CirilloScacciaPetricca e Martino – su BRT, ascensore inclinato e politiche per lo Scalo, segue immediatamente il rovescio secco dei cosiddetti “cuori ribelli”. (Leggi qui: Il matrimonio regge: Forza Italia e FutuRa assediano Mastrangeli).

Il sindaco Riccardo Mastrangeli

Il terreno di gioco, questa volta, sono i Lavori Pubblici. E non un punto qualsiasi della città, ma uno snodo strategico:l’area compresa tra via Puccini, via Don Minzoni, via Fontana Unica e via Marittima. L’obiettivo dichiarato è fare chiarezza. I tre Consiglieri chiedono “piena luce” su costi, modalità di esecuzione e gestione complessiva dell’intervento. E qui la partita entra nel vivo.

Il rovescio dei “cuori ribelli”

Maria Antonietta Mirabella

La richiesta avanzata da Maria Antonietta MirabellaGiovanni Bortone e Anselmo Pizzutelli è puntuale e politicamente pesante: conoscere il costo complessivo dell’opera, con particolare attenzione alla demolizione e ricostruzione della sede stradale e agli eventuali imprevisti.

“È legittimo domandarsi se un intervento di questo tipo non potesse essere programmato meglio fin dall’inizio”, affondano i consiglieri. Una frase che, al di là della forma, mette in discussione l’intera filiera decisionale.

Tra i punti più controversi emerge la questione del cordolo: realizzato e poi demolito per restringere lo spartitraffico. Se confermata, secondo i consiglieri, sarebbe la fotografia di una gestione quantomeno discutibile.

Vogliamo sapere quanto è costato davvero questo intervento, comprese le opere poi rimosse”, insistono. Nel mirino finiscono anche i costi dello spartitraffico, le spese di cantiere – dai New Jersey alle barriere metalliche – e la pianificazione complessiva dei lavori.

Giovanni Bortone

Altro nodo critico è il semaforo installato durante i lavori della pista ciclabile e mai entrato in funzione. Un’opera inutilizzata che diventa simbolo di inefficienza percepita. “Un’infrastruttura mai utilizzata pone interrogativi seri sulla qualità della progettazione”, sottolineano.

E proprio la pista ciclabile diventa terreno di scontro: secondo i consiglieri, sarebbe stata compromessa dalla realizzazione dello spartitraffico, mettendo in dubbio la coerenza complessiva degli interventi. La chiusura è netta: “I cittadini hanno diritto alla trasparenza e a una gestione attenta ed efficiente delle risorse pubbliche”.

Opposizione divisa, attacco coordinato

Vincenzo Iacovissi

La vicenda, però, va oltre il singolo cantiere. Dietro questo continuo dritto e rovescio politico, si legge una dinamica ormai evidente. Forza Italia–Futura e il trio Pizzutelli–Mirabella–Bortone stanno occupando lo spazio dell’opposizione consiliare. Viaggiano divisi, ma colpiscono sugli stessi dossier sensibili, con una precisione quasi chirurgica.

È una strategia chiara: dividersi i temi, moltiplicare l’impatto, incalzare costantemente l’amministrazione Mastrangeli. E mentre questa opposizione “dinamica” cresce, l’altra opposizione arretra.

Il Partito Socialista Italiano è già proiettato verso le comunali del prossimo anno, con la candidatura a sindaco di Vincenzo Iacovissi. Una linea chiara, riconoscibile, già in modalità elettorale.

Angelo Pizzutelli

Il Partito Democratico, invece, resta impantanato nelle dinamiche congressuali che dovrebbero portare alla segreteria cittadina Stefano Pizzutelli. Salvo sorprese, al momento poco probabili. Al netto delle incursioni di Angelo Pizzutelli, il PD appare politicamente fermo. Non detta l’agenda, non costruisce alleanze, non esprime una linea strategica. E questo vuoto rafforza inevitabilmente gli altri.

Il vuoto del PD e la partita del 2027

Il dato politico più rilevante è proprio questo: il Partito Democratico, oggi, non ha una direzione chiara. Nessuna strategia definita per il 2027. Nessuna alleanza strutturata. Nessun candidato sindaco su cui costruire una trattativa con il PSI. Un’assenza che pesa. E che lascia spazio agli altri attori.

Il Partito democratico a Frosinone vive un momento d’impasse

Da una parte il PSI di Gianfranco Schietroma, già schierato con Vincenzo Iacovissi. Dall’altra le opposizioni civico-moderate, che stanno costruendo una presenza costante e incisiva. Il risultato è una fotografia nitida: chi oggi attacca Mastrangeli non è il centrosinistra tradizionale, ma un’opposizione alternativa, più mobile e più reattiva.

Una situazione che richiama la celebre frase di Elias Canetti: «La confusione è l’unica cosa che non manca mai, quando manca la direzione». E oggi il PD a Frosinone sembra esattamente questo: un partito senza bussola. Nel frattempo, però, la partita continua. E il ritmo resta alto. Perché a Palazzo Munari non si gioca più a scacchi. Si gioca a tennis. E ogni punto, ormai, pesa come un set.