Le occasioni perse di una parte della politica italiana che doveva capovolgere la sua bussole etica ma che invece non ci riesce
Non s’incazzi Antonio Tajani, ma la performance più fuori squadra al Palapartenope di di questo weekend dedicato a spingere Edmondo Cirielli per le Regionali in Campania è toccata a lui.
Con un Matteo Salvini islamofobo come sempre ma che si è defilato dallo show ed una Giorgia Meloni impegnata a trovare coordinazione tra zompetti di piede e ditini alzati in alto (chi, tra i boomer nostrani, non ricorda quando cercavamo di fare la stessa cosa sulla pista della discoteca Easy Life?) qualcosa l’abbiamo capita.
La prima: che il vagamente attempato leader di Forza Italia è costretto a fare cose “che noi umani…”.
Due cose da capire

Preso in contropiede nella sua veste intima di over 60, si è ritrovato a saltellare come un Masai che però aveva inghiottito tutta la sua tribù. Della serie: ma tu vedi che si deve fare per spuntare qualche voto in più con Roberto Fico che pare ci abbia già staccati di un 10 percentile.
La seconda – e questa è più seria –: la destra italiana attuale è immatura. Ed il costrutto per cui essa avrebbe ammaliato la “più parte” degli italiani del cui volere d’urna essa invoca la sacralità ogni tre per due rischia di saltare.
A fine mandato governativo ma rischia, rischia molto. Tra le parole migliori su quello slogan finale campano trito e poco ecumenico, quelle scritte sui social da Domenico Alfieri, Sindaco di Paliano.
Alfieri impeccabile

Queste: “’Chi non salta comunista è…’ è un noto coro da stadio italiano, un canto politico di scherno con chiaro contenuto anticomunista. A mio avviso, chi rappresenta le istituzioni dovrebbe adottare un’immagine e un atteggiamento diversi, mostrando rispetto per tutte le sensibilità”.
Il sugo del ragionamento di Alfieri è difficilmente scaricabile dalla pentola. “Anche se non l’ho votata, per me Giorgia Meloni resta la Presidente del Consiglio dei Ministri del mio Paese”.
“Sarebbe auspicabile che lei stessa si ponesse come Presidente di tutti gli Italiani, indipendentemente dall’orientamento politico di ciascuno”.
La vera polpa della faccenda
È una “questione di stile e di come si intende interpretare e rappresentare il proprio ruolo istituzionale”. E veniamo al “core” della faccenda, che non è campano-elettorale, è ecumenico e pervasivo. Risaliamo un attimo al 2019, per fare capire che questo non è un morbo da potere conquistato, ma una patologia da potere agognato che è tracimata (dolosamente) nella casella due.

A quei tempi Fratelli d’Italia, partito in crescita ma ancora barzotto, piallava l’Italia intera con manifesti ritraenti il volto del finanziere ebreo Soros.
E la colpa asperrima? Una donazione a Più Europa, meritevole di questa scritta: “Tenetevi i soldi degli usurai, la nostra forza è il popolo italiano”.
Da Soros a Bibbiano
Oggi Fratelli d’Italia, quello stesso partito che sei anni fa ricorse allo stereotipo trito del “giudìo cravattaro”, è quello che più di tutti difende a spada tratta le ragioni di uno specifico Israele macellaio che è molto, ma molto uscito dai limiti del consentito.
E Bibbiano? Linguaggio ostico, giustizialista, da parte di un partito e di una leader che oggi nel nome del garantismo protezionista ha praticamente fatto collassare Procedura Penale ed applicazione della Norma ed ha trascinato un Paese intero verso un referendum di fuffa.
E il sunto? Questa di oggi è una destra che ama moltissimo restare pivella, urlatrice, partigiana, poco istituzionale, di gargarismo urlato e non ancora pronta alla maturità che compete chi deve amministrare i destini di ogni singolo italiano.
Arriva Donald, ed è peggio
Il modello rafforzativo è stato quello di Donald Trump. Quando il trucido “Arancione in Chief” è tornato alla Casa Bianca per la Meloni, già oliata dal lessico trucido di Viktor Orban, è arrivata una sorta di pacchia ecumenica.

Basti pensare che quattro anni fa i Maga lanciarono, coscientemente, una campagna per la quale molti dem, tra cui Hillary Clinton e Barack Obama, sarebbero stati affiliati attivi ad una setta satanica e pedofila. Chi se la potrebbe bere una panzana del genere? Nessuno che non abbia idee preconcette e prone.
Le stesse idee preconcette per cui se Giorgia Meloni dice che le sinistre italiane sono più estremiste di Hamas c’è più di qualche grullo tardone che abbocca. Secondo lo stesso format: perché ama crederci. E che vota di conseguenza.
La “remigrazione” di Mario

Esempio bis? Cosa significa davvero “remigrazione”? Perfino Mario Abbruzzese, notoriamente placido e cartesiano, ha coniato una sua card a favore del tema. Tecnicamente non significa cacciare gli irregolari.
No, vuol dire, in opzione estrema, “espellere persino gli immigrati che abbiano regolarmente ottenuto la cittadinanza, compresi i loro figli nati e cresciuti nel Paese”.
Il che significa, come ha scritto Cundari su Linkiesta, “decidere da un giorno all’altro che un’intera categoria di cittadini, selezionata su base etnica, può essere privata di ogni diritto”.
Addio ruolo

Ogni gesto, ogni azione governativa, ogni atto ed ogni format non sono stati più ‘figli’ di un ruolo istituzionale che doveva coprire ogni fetta ideologica d’Italia, ma un atto di curva.
E’ un concetto seriamente condivisibile? No, è un qualcosa che forse sta prendendo troppo la mano in sistemi complessi da cui oggi dipende la vita del Paese. Un qualcosa che doveva, deve e dovrà blandire solo la specifica tifoseria. Un qualcosa di aberrante perché acerbo.
Acerbo ed immaturo. Immaturo e teatrante come questa destra che – al netto di ogni clima elettorale che certe cose ovviamente le esacerba – saltella sui palchi del consenso di pochi invece di camminare sul benessere di tutti.




