La richiesta del socio privato di 30 milioni per finanziare l'azienda scatena la reazione delle amministrazioni nettamente contrarie. Sollecitate le carte e il rinvio dell'assemblea. La sindaca del capoluogo più morbida: "La società ed i servizi vanno tutelati". Dura presa di posizione del Pd pontino contro la gestione dell'impresa: "Servono investimenti pubblici"
Un “no” generale alla richiesta di aumento di capitale. Si profila un braccio di ferro tra i Comuni soci pubblici (che rappresentano il 51% della società) e il socio privato (49%) di Acqualatina, la società pubblico – privato che gestisce l’acqua e la depurazione in provincia di Latina.
Un braccio di ferro che potrebbe materializzarsi in vista dell’assemblea dei soci del 17 settembre. L’ha convocata il Consiglio d’Amministrazione per esaminare un aumento di capitale da 30 milioni di euro (suddivisi in proporzione alle quote). Ma perché è necessario l’aumento di capitale di Acqualatina? Il gestore lo spiega con due semplici passaggi. Il primo: non sono state approvate le tariffe che ripagano i costi e così servono i soldi per finanziare gli investimenti sulla rete che deve essere ammodernata, estesa, manutenuta. Il secondo: tutta una serie di criticità che si trascinano da anni, tra le quali il fatto che alcuni comuni non pagano le loro quote.
L’apertura della sindaca Celentano

In una conferenza di sindaci tenutasi oggi, i Comuni presenti (oltre la metà dei soci), hanno fatto capire che non aderirebbero alla richiesta del socio privato di aumentare il capitale. Anche se con sfumature differenti tra loro.
Secondo le indiscrezioni, a mettersi di traverso sarebbero state in particolare due amministrazioni comunali della provincia pontina (l’Ato4 include poi anche alcuni comuni romani come Anzio e Nettuno, e altri del frusinate che stanno a ridosso del confine ma vengono serviti da sorgenti pontine). I rumors dicono che sono Latina e Terracina ad esprimere la posizione di voler valutare meglio prima di decidere.
E già nelle scorse ore, la prima cittadina di Latina, Matilde Celentano, aveva affermato la necessità di “salvaguardare la società e i servizi per i cittadini”. Un modo – forse – per affermare un certo grado di apertura alla possibilità di aderire all’aumento di capitale? Che però si è scontrato con l’opposizione del resto dei Comuni presenti.
Gli altri Comuni molto critici
Cosa potrebbe accadere adesso? Intanto, i Comuni hanno chiesto tutte le carte, in modo da comprendere il perché sia necessario questo aumento di capitale e soprattutto come siano stati quantificati i 30 milioni di euro necessari. E, soprattutto, hanno espresso la volontà di chiedere al Cda di Acqualatina un rinvio dell’assemblea dei soci convocata per metà settembre, dato che – pure con le carte alla mano – sarebbe quantomeno arduo in poco più di dieci giorni approfondire e valutare con serenità.

Ora, quindi, parrebbe profilarsi una nuova fase di tensione tra soci pubblici e socio privato, dopo quella dello scorso anno, quando il gestore richiese un aumento tariffario annuo costante del 9,5% tra il 2024 e il 2026, mentre i sindaci approvarono “solo” un aumento del 3,5% annuo costante tra il 2024 e il 2029, calcolato in base anche ai parametri di regolazione Arera.
Sarubbo: basta giocare sulla pelle dei cittadini
In tutto questo, poche ore prima della conferenza dei sindaci, era intervenuto anche il Segretario provinciale di Latina del Partito Democratico, Omar Sarubbo, che, a proposito dell’aumento, aveva parlato di “richiesta avanzata in modo a dir poco anomalo, senza la trasmissione della documentazione necessaria a motivare l’esborso e a spiegare come sia stata calcolata tale cifra”.

Il segretario Dem precisa anche come “siamo sempre stati contrari a questo cinico gioco delle destre volto a far pagare ai cittadini il prezzo di una gestione societaria che, alla prova dei numeri, non sta in piedi. Come abbiamo più volte ribadito, servono iniezioni di finanza pubblica regionale e nazionale per garantire investimenti e manutenzione delle reti. Il modello di gestione non può reggersi solo su una bollettazione esorbitante, cioè sul “dissanguamento” di famiglie e imprese, costrette a pagare tre volte: i propri consumi, l’evasione altrui e la dispersione idrica”.
“Si deve salvaguardare il servizio pubblico”
Detto in soldoni: niente aumenti delle bollette, niente aumenti di capitale, ma fondi governativi e regionali. E anzi, sottolinea come “noi rivendichiamo di aver aiutato Acqualatina in più occasioni negli anni passati. Ricordo alcune voci, a titolo esemplificativo: 60 milioni di euro di fondi Pnrr; 40 milioni di euro stanziati per i dissalatori delle isole pontine; 6 milioni di euro per il potenziamento dell’impianto di depurazione di Aprilia in via del Campo; circa 19 milioni di euro di fondi governativi per l’emergenza idrica del 2017 assegnati al Lazio, parte dei quali destinati al campo pozzi di Formia e altri interventi sui Lepini”.

Per questo, “in queste ore ci stiamo confrontando con i nostri sindaci e amministratori; leggeremo le carte, purché siano messe a disposizione con trasparenza. Conta poco anche il flebile appello a mezzo stampa della Sindaca di Latina, Matilde Celentano, secondo cui “l’obiettivo primario è la salvaguardia di Acqualatina e la sopravvivenza stessa di una realtà fondamentale per il territorio“. Credo invece che vada salvaguardato il servizio pubblico, non un assetto societario infruttuoso. Vanno salvati i bilanci delle famiglie, non quelli di aziende che perseverano nella cattiva gestione. Vanno messi in sicurezza i bilanci dei Comuni che servono a garantire opere e servizi”.



