L'attesa assemblea della società non ha risolto i problemi sul tappeto. Tuttavia i toni tra FI-PD e FdI-Lega sono apparsi più distesi e si è avviato un confronto. Niente dimissioni dei vertici anche se le posizioni restano distanti. Non è escluso a questo punto che un accordo venga trovato a Roma sui tavoli regionali e nazionali
I nuvoloni neri restano sempre all’orizzonte ma almeno torna a parlarsi il centrodestra pontino. Lo fa sulla futura gestione di Acqualatina ed in prospettiva sulle elezioni Provinciali del 15 marzo. L’occasione è stata l’attesa assemblea dei soci dell’ente che gestisce la rete dell’acqua e delle fogne in provincia. È stata convocata su richiesta dei sindaci civici, di Forza Italia e del Pd: si è svolta giovedì mattina presso l’hotel Europa a Latina con un solo punto all’ordine del giorno.
l tema non era dei più semplici. “Richiesta di informazioni ai membri del consiglio di amministrazione, del collegio sindacale e dell’organismo di vigilanza sull’adempimento dei propri doveri di diligenza e vigilanza: deliberazioni inerenti e conseguenti”. In pratica?
Un’assemblea per chiedere le dimissioni del CdA

A chiedere un passo indietro della presidente della società idrica Cinzia Marzoli e dell’intero CdA erano stati, agli inizi di dicembre, i sindacati ed i delegati dei comuni di Sezze, Nettuno, Anzio, Cisterna di Latina, Lenola, Castelforte, Minturno, Monte San Biagio, Priverno, Fondi, Itri, San Felice Circeo, Gaeta, Santi Cosma e Damiano, Formia e Sabaudia. Tutti espressione della strana alleanza tra Forza Italia e Partito Democratico.
Avevano scritto una lettera di convocazione dell’assemblea dei soci contribuendo così a far raggiungere il punto più alto della crisi politica interna. Una crisi che vede contrapposti da mesi Forza Italia e il Pd da una parte, Fratelli d’Italia e la Lega dall’altra. Perché? Dopo quasi un trentennio a guida Forza Italia – Pd, nel 2024 Lega e FdI avevano preso il controllo di Acqualatina, sostenendo proprio la candidatura della dottoressa Marzoli.
Prima delle festività Natalizie c’era stato comunque un tentativo di mediazione da parte del sindaco civico di Sezze Lidano Lucidi. Aveva chiesto alla politica di sotterrare l’ascia di guerra per promuovere un necessario confronto. L’obiettivo? Garantire all’ente gestore la necessaria serenità per proseguire la sua attività industriale e realizzare gli investimenti finanziati dal Pnrr.
Il caso dell’assemblea del 31 ottobre

Perché i Comuni espressione di Forza Italia e del Pd nell’assemblea di giovedì hanno rinnovato la richiesta di dimissioni della presidente Marzoli e, di conseguenza, dell’intero Cda?
Avrebbero violato quanto prevede il Codice Civile in merito a quanto accaduto nel rocambolesco finale dell’assemblea dei soci del 31 ottobre scorso. La seduta quel giorno aveva un solo punto all’ordine del giorno: la ricapitalizzazione di 30 milioni di euro della società. Un’istanza avanzata dal Cda per proseguire la propria attività ed evitare il rischio del “possibile” default. (Leggi qui i precedenti).
Per i 16 comuni civici, di Forza Italia e del Pd in occasione dell’esame della proposta di ricapitalizzare Acqualatina, il management della società avrebbe commesso un errore procedurale. Votando il rinvio dell’assemblea dei soci come se la convocazione avesse avuto un carattere ordinario. L’aveva votato favorevolmente il 62% dei soci ma la seduta era straordinaria e dunque necessitava di una soglia più alta, il 66,66% dei votanti.
La linea del dialogo

Alla vigilia dell’assemblea di giovedì le ipotesi sul tappeto erano state essenzialmente due. La prima: un refrain di quanto avviene da mesi. L’alleanza formata da FdI, Lega e dal socio di minoranza di Acqualatina (Italgas che ha il 49%) avrebbe potuto disertare l’intera seduta manifestando in maniera muscolare il proprio peso nella gestione della società.
La seconda, inversamente proporzionale alla prima. E cioè mandare a carte quarantotto l’intenzione del senatore Claudio Fazzone (Coordinatore di FI nel Lazio) di mettere in discussione l’attuale guida di Acqualatina. Che, al di là delle dichiarazioni di facciata, è passata sotto l’ala degli alleati Fratelli d’Italia e Lega.

La terza, inizialmente la meno accreditata, si è concretizzata a sorpresa e con una discussione durata più del previsto. Un record per la politica pontina in questa fase storica. I sindaci richiedenti l’assemblea hanno diversificato “in corsa” il carattere dell’ordine del giorno e, rimanendo sulle loro posizioni, hanno definito “una forzatura” (rispetto al dettato e alle prescrizioni del Codice Civile) quanto avvenuto nelle fasi finali dell’assemblea dei soci del 31 ottobre.
Lega-FdI: sì al confronto, no alle dimissioni
I sindaci e i delegati dei comuni a guida FdI e Lega avrebbero potuto (con l’apporto di Italgas) far mancare il numero legale e invece in questa circostanza hanno manifestato un segnale di apertura al fronte opposto. Ma ad una condizione: sì al confronto su problemi (che sono tanti) di Acqualatina ma nessuna richiesta di dimissioni della presidente Marzoli e dell’Ad Patrizia Vasta“perché democraticamente nominate e legittimate a guidare la società”.

La posizione degli amministratori FdI, Lega e civici è stata esternata dagli interventi del delegato del sindaco di Latina Matilde Celentano (l’avvocato Giacomo Mignano rappresentava anche Spigno Saturnia): a suo dire nell’epilogo dell’assemblea del 31 ottobre non c’è stata alcuna forzatura normativa.
Innanzitutto perché in quella circostanza non fu votato alcunchè e poi perché la seconda convocazione annullata lunedì 1 dicembre 2025 per la mancanza del numero legale avrebbe di fatto contribuito a sanare eventuali vizi procedurali dell’assemblea del 31 ottobre 2025.
“Basta con la caccia alle streghe”

Una tesi rilanciata pure da Armano Cusani, sindaco di Sperlonga e due volte presidente della Provincia. Anche se sul piano politico è stato ancora l’avvocato Mignano ad esprimere il pensiero soprattutto di FdI e della sindaca Celentano: servono 120 giorni (quelli richiesti a dicembre e coincidenti con il voto provinciale di marzo) per trovare una quadratura del cerchio.
Si tratta di trovare una soluzione di mediazione che, auspicata il 3 settembre dai sindaci nell’assemblea dell’Egato 4, prevede l’apertura di un tavolo di confronto tra il management di Acqualatina ed i sindaci per addivenire a una soluzione condivisa anche se la richiesta del Cda è quella di avere linfa nuova (i Comuni hanno votato tutti contro) nelle disastrate casse della società idrica.
Mignano ha chiesto di porre fine a quella che ha definito una caccia alle streghe per definire legittimo o meno il rinvio dell’assemblea del 31 ottobre 2025. Che le cose si siano svolte correttamente l’ha certificato il notaio Giuseppe Celeste che presenziò a quei lavori. Ma non è finita. A dire di Mignano “non tocca ad una parte della politica emettere sentenze ma agli organi competenti”.
Il ricorso di Nettuno ed Anzio

Il riferimento è andato giocoforza all’iniziativa messa in campo dai sindaci Dem di Nettuno e Anzio, Nicola Burrini e Aurelio Lo Fazio. Hanno presentato un ricorso, redatto dall’avvocato Antonio Pititto, davanti il Tribunale delle Imprese di Roma. Lo hanno fatto in quanto soci possessori di quote superiore al 5%.
Con quel ricorso è stato chiesto di annullare il verbale di rinvio dell’assemblea dei soci del 31 ottobre. Perché? Gli sarebbe stato dato un carattere ordinario (ai sensi dell’articolo 2367 del Codice civile) ad una seduta che invece era stata convocata in via straordinaria. Il sindaco Burrini sperava in una risposta al quesito posto dall’avvocato Antonio Pititto da parte del collegio sindacale della società per azioni. “Ma non ci hanno consegnato nulla”, ha sostenuto Burrini.
Nulla di fatto, la palla passa a Roma?

L’assemblea, alla fine, è terminata con un nulla di fatto. Se i Comuni di Nettuno e Anzio hanno considerato il bicchiere mezzo pieno (“il verbale della seduta dell’8 gennaio ciserve per andare ad integrare la documentazione già presentata al Tribunale delle Imprese”), hanno detto di no’ alla proposta di Latina di rinviare la controversia i Comuni “dem” Anzio, Nettuno, Cisterna e quelli forzisti Fondi, Formia, Gaeta, Monte San Biagio e Itri. Si sono astenuti i sindaci e i delegati dei comuni di Amaseno, Sermoneta e della commissariata Aprilia e, a sorpresa, quello (Fdi) Terracina.
Il bandolo della matassa – sostengono nel centrodestra – sarà trovato ma non presso la sede societaria di Acqualatina in via Pierluigi Nervi ma a Roma, sui tavoli che contano.



