Acqualatina, toni sempre più accesi: Stefanelli chiede le dimissioni del CdA

Dopo l'assemblea del'Egato 4, il presidente dell'Amministrazione provinciale esce allo scoperto ed invita i vertici della società a fare un passo indietro. Nodo del contendere sempre la ricapitalizzazione dell'azienda. Il numero uno dell'ente di via Costa polemizza con Giacomo Mignano, delegato del Comune di Latina che ha replicato difendendo la governance del gestore del servizio idrico. Nel mirino FdI, Lega ed il socio privato Italgas

Strascichi e polemiche incrociate. Le ha innescate la posizione assunta dal Comune di Latina lunedì durante la conferenza dei sindaci dell’Egato 4. Il capoluogo ha ritirato la proposta di rinunciare ai canoni concessori per mettere quei soldi direttamente nella casse (vuote) di Acqualatina, la società che gestisce acqua e depurazione e della quale i Comuni sono soci insieme ad un privato. (Leggi qui: Ricapitalizzazione Acqualatina, neanche l’Egato4 sbroglia la matassa).

I Canoni concessori sono i soldi dovuti da Acqualatina ai Comuni per acquedotti e depuratori costruiti nel passato e messi a disposizione della società quando ha cominciato la gestione di acqua e depurazione sul territorio. Il Comune di Latina lunedì ha ritirato la proposta constatando che ““Noi abbiamo provato a formalizzare un’idea che andasse incontro alle esigenze dei Comuni. Molti altri hanno deciso di fare le barricate soltanto per questioni politiche”. Cioè per combattere l’asse Lega – FdI che in Acqualatina esprime la governance pubblica.

Quella posizione ha portato oggi ad una drastica decisione Gerardo Stefanelli, presidente dell’Amministrazione Provinciale di Latina e della stessa conferenza dei sindaci, esponente di Italia Viva sostenuto da Forza Italia. Ha chiesto le dimissioni del Consiglio di Amministrazione di Acqualatina. Perché? La società è divisa tra i Comuni (hanno il 51%) ed un socio privato (Italgas che ha il 49%) e Stefanelli ritiene che la posizione assunta da Latina significhi semplicemente che la rappresentante della parte pubblica, la presidente Cinzia Marzoli “non riscuote più la fiducia e l’approvazione della maggioranza dei soci pubblici”.

L’orientamento della cordata di Forza Italia e Pd

Cinzia Marzoli, presidente di Acqualatina

Il presidente della Provincia, auspicando che il CdA voglia “valutare la possibilità di un passo indietro” si è fatto portavoce dell’orientamento dei sindaci di Forza Italia e del Pd (sono quelli di Anzio e Nettuno) contrari ad autotassarsi per una società che, a meno di sei anni dalla sua cessazione, rischia il default.

Stefanelli chiama in causa anche il socio privato Italgas chiedendogli un “cambiamento di atteggiamento” per “ricostruire un clima di collaborazione”. È una posizione condivisa con il Coordinatore regionale di Forza Italia, il senatore Claudio Fazzone.

Dietro quella posizione però c’è ben altro. Il centrodestra pontino predica unità in vista dell’elezione del nuovo Presidente della Provincia in programma la prossima primavera ma Fratelli d’Italia e Lega sono di tutt’altro avviso. Non sono disposti ad accettare ulteriormente una situazione trasversale in cui Forza Italia, flirtando con il Pd, chiede la testa della governance della società sostenuta da FdI e dal carroccio con l’avallo determinante del 49% delle quote detenute da Italgas.

Polemica a distanza con Mignano

Il Comune di Latina

Stefanelli polemizza a distanza con l’avvocato Giacomo Mignano delegato del comune di Latina. Era stato lui ad annunciare la nuova posizione di Piazza del Popolo. A dire di Stefanelli le parole di Mignano sono “ingenerose verso chi (i sindaci) si è sempre assunto le proprie responsabilità e ha semplicemente espresso in assemblea le risultanze delle deliberazioni (spesso all’unanimità) delle proprie assemblee consiliari”.

Come nel gioco delle parti il Comune capoluogo sarebbe stato, invece, invitato “più volte” dagli altri 37 sindaci facenti parte dell’ex Ato 4 a “presentare una proposta alternativa che però non è mai arrivata. Forse perché era impossibile dal punto di vista giuridico contabile e non avrebbe avuto il nulla osta dai dirigenti comunali”.

Stefanelli chiama in causa Cusani

Stefanelli poi ha polemizzato sia con Mignano ed indirettamente con il proprio predecessore e sindaco di Sperlonga, Armando Cusani. Era stato lui a suggerire di rinunciare all’utilizzo dei canoni concessori futuri perché “non sono né certi né attuali”.

Armando Cusani

Insomma l’aumento di capitale deve essere garantito dai soldi dei Comuni e, dunque, dei cittadini. E sempre secondo il presidente della Provincia, Latina capoluogo non “ha avuto il coraggio di assumersi questa responsabilità nei confronti dei suoi cittadini”.

Stefanelli, poi, difende l’operato dell’Egato nel momento in cui aveva chiesto di individuare le ragioni della mancata rendicontazione di finanziamenti ottenuti negli anni passati. Si tratta di un “lavoro che avrebbe dovuto fare la società stessa. soprattutto in presenza di fabbisogni di liquidità così urgenti”. I sindaci sinora sono stati invece protagonisti di “scelte importanti e condivise” ma per Stefanelli “questo clima e questo metodo non ci sono più”.

E di chi sono le responsabilità?

Il presidente fa una fatica titanica ad evitare di pronunciare i nomi di FdI e della Lega. “Sono di chi ha pensato che conquistare Acqualatina fosse solo appropriarsi di un consiglio di amministrazione con una maggioranza risicata, per farne strumento per accrescere il proprio potere sul territori“, attacca Stefanelli che con la sua posizione rende difficoltoso il raggiungimento (al momento) di un accordo per l’elezione del nuovo presidente della Provincia

Il presidente Stefanelli

Successivamente ci si è accorti che gestire il sistema idrico integrato è qualcosa di più complesso e richiede equilibrio, dialogo, inclusione, trasparenza e il coraggio di scelte a volte impopolari. Adesso cercano di scaricare le responsabilità politiche sugli altri e di apparire come vittime di un meccanismo che essi stessi hanno alimentato”, ha chiosato il presidente della Provincia.

Stefanelli non manca di pungere anche Italgas: “Assume scelte irrazionali, nega l’accesso alle informazioni sia ai soci che all’ente di controllo impedendogli di assolvere ai propri compiti. Vara pomposi e inattuabili programmi di investimento senza avere il mandato di chi quei programmi deve sostenerli con i soldi dei Comuni (e quindi dei cittadini), o delle bollette (e quindi degli utenti)”.

Il presidente dell’Amministrazione provinciale conclude la sua requisitoria definendo “ingenerose e surreali” le dichiarazioni di Mignano perché “cercano di ribaltare la verità dei fatti”.

La replica di Mignano

La replica di Giacomo Mignano non è tardata ad arrivare. Sottolineando di non essere stato nell’assemblea dell’Egato 4 autore di “alcun attacco personale o politico nei confronti di alcun Partito”, ribadisce di aver illustrato la proposta del Comune di Latina.

Acqualatina

“Era il frutto di un lavoro concertato, studiato e approfondito – aggiunge – Non essendoci stata convergenza, ho ritenuto doveroso ritirarla per evitare che si trasformasse in un processo alle idee invece che in un confronto sereno sul merito”.

Mignano utilizza la spada quando conclude ricordando a Stefanelli che “l’attuale situazione di Acqualatina non può essere imputata alla governance attuale. E’ il risultato di una gestione stratificata negli anni, spesso non efficace. È una constatazione di fatto, condivisa da tempo in molte sedi istituzionali, non un atto d’accusa verso alcuno”.