Ad Anagni il 25 aprile è stato doppio: due celebrazioni, due anime, una città

Doppia celebrazione in piazza Cavour: al mattino il centrosinistra tra memoria e attualità politica, nel pomeriggio il momento istituzionale con un discorso del sindaco che sorprende. Tra testimonianze, assenze e segnali politici, emergono due traiettorie: una sinistra che prova a ritrovarsi sui valori e una destra in cerca di un profilo più moderato.

Paolo Carnevale

La stampa serve chi è governato, non chi governa

Due modi diversi di celebrare la Liberazione. Uno più vivo, più vibrante, denso di storie personali, di ricordi intimi, di padri e di madri che hanno subito sulla propria pelle il dramma dell’occupazione nazifascista. E che hanno trasmesso ai propri figli il senso profondo della parola Libertà. Storie che si sono riversate sul presente con la volontà di portare quell’impegno fino ad oggi, battendosi contro chi ancora adesso non riesce ad accettare che la Repubblica sia nata dall’antifascismo.

L’altro più breve, istituzionale che però ha regalato – come il primo del resto – spunti interessanti per l’analisi della situazione politica locale. Come sempre densi di risvolti da analizzare, se appena si va al di là della foto istituzionale. Ad Anagni i 25 aprile sono stati due. Tutti e due celebrati in piazza Cavour. Ma con toni, parole e pensieri diversi.

La mattina del centrosinistra

Il primo è stato celebrato in mattinata dal centrosinistra cittadino e da diverse associazioni. Uomini e donne uniti non solo da un comune sentire politico, ma soprattutto dalla necessità di portare avanti la memoria della Resistenza, da cui è nata la Repubblica Italiana.

Il 25 aprile di Anagni

Come ha fatto il segretario del PD di Anagni Francesco Sordo, che partendo dalla memoria è arrivato all’oggi. Un oggi fatto di un «risveglio» delle coscienze, soprattutto dopo il referendum. Per Sordo, il 25 aprile significa, oggi, anche che «non c’è più la cambiale in bianco a favore della destra», e che quanto è accaduto al referendum dimostra che la Costituzione antifascista è sana e robusta.

Il punto più emozionante è stato quello delle testimonianze. Come quella di Enza, che ha parlato con emozione del padre internato, tornato che pesava 48 chili, e che «non ha mai davvero dimenticato quello che gli era accaduto». E poi Emilio, che ha citato Gramsci e il suo odio contro gli indifferenti, perché «vivere è essere partigiani»; Viviana, che ha ricordato che «siamo dalla parte giusta della storia».

C’era anche il consigliere Luca Santovincenzo, e a più di qualcuno è sembrato che potesse essere un primo passo verso una possibile sintesi di quelle due anime del centrosinistra cittadino che ancora non hanno capito che la sintesi è l’unico modo per non lasciare il campo aperto, per l’ennesima volta, al centrodestra.

Il pomeriggio istituzionale

L’altro 25 aprile è stato celebrato nel pomeriggio. Più solenne, più istituzionale, con il sindaco Natalia, alcuni esponenti della maggioranza, dell’opposizione e delle forze dell’ordine. Più di qualcuno ha notato che mancava il vicesindaco, l’esponente di FdI Riccardo Ambrosetti. Sicuramente un caso.

Il sindaco Daniele Natalia

A sorprendere è stato invece il discorso del sindaco, che forse mai come in questa occasione ha offerto spunti su cui riflettere. Un omaggio sentito alla Resistenza e al suo «richiamo perenne». Una memoria da conservare e da rafforzare, soprattutto oggi, in un mondo in cui – ha detto – «spesso i diritti non sono garantiti». Tanto che a molti ha ricordato le parole di Simone Leoni, il segretario dei giovani di Forza Italia, che nei giorni scorsi si era speso per ribadire la necessità anche per il centrodestra di celebrare il 25 aprile. Finale imprevisto: i militanti della sinistra locale hanno invaso il terreno dell’istituzione cantando Bella Ciao.

Due lezioni politiche da una giornata

La celebrazione istituzionale del 25 aprile

Una giornata bella, vibrante e partecipata. Che, spostando il discorso sul presente, consente di dire almeno due cose. La prima: a sinistra c’è, al di là delle divisioni che restano, un patrimonio di idee e valori condivisi da cui si può provare a ripartire. La seconda: a destra, forse, c’è chi vuole proporre un’idea di coalizione più moderata, non schiacciata su posizioni troppo radicali e sovraniste. Se questo porterà a fibrillazioni in coalizione, però, è ancora troppo presto per dirlo.