Il coordinatore della Lega Emanuele Palmisani convoca la maggioranza per ricompattarla in vista delle comunali di primavera. Sul candidato, dopo l'addio al bis di Cianfrocca, resta tutto fermo. E le minoranze non stanno meglio, spaccate in due fronti.
Ad Alatri il centrodestra non convoca vertici. Prende un caffè. Ma il caffè organizzato lunedì sera dal coordinatore della Lega Emanuele Palmisani vale, nella sostanza, quanto un vertice: è il primo tentativo di rimettere insieme una maggioranza che da quando il sindaco uscente Maurizio Cianfrocca ha annunciato la rinuncia al mandato bis non ha più trovato un baricentro.
Buona volontà: tanta. Risultati concreti: pochi. Un po’ come quei voti che un tempo metteva la maestra per riconoscere comunque l’impegno anche a fronte di un risultato del tutto disastroso: 7 per l’impegno, 4 per i risultati. Mai commettere l’errore di fare la media e pensare di avere preso un 5. «Abbiamo una grande voglia di riconfermarci e soprattutto di andare uniti», dice Palmisani, spiegando cosa lo ha spinto a organizzare l’incontro: «È ora di muoversi».
Ma sul nome del candidato sindaco da mandare alle urne per il centrodestra unito la situazione rimane bloccata: Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia restano divisi sulla scelta. Le minoranze, dal loro lato, non stanno meglio: spaccate in due o più tronconi, ancora all’antipasto di una campagna elettorale che porta alle elezioni di primavera.
Chi c’era, e chi ha risposto solo al telefono

Al tavolo, l’assessore allo Sport Gianni Padovani (Forza Italia) e Denise Zena per la Lega, mentre l’altro esponente leghista Giuseppe Pizzuti è stato raggiunto solo telefonicamente da Emanuele Palmisani. Presenti anche i civici Ivan Dell’Uomo e Sandro Titoni, Mattia Santucci per Fratelli d’Italia, e il coordinatore della lista Rocca Damiano Iovino, più spettatore che aderente al progetto.
Ha partecipato anche l’ex segretario azzurro Aurelio Nevicelli. Invitato ma impossibilitato a presentarsi Umberto Santoro, della lista di opposizione Patto Civico.
Il caffè non ufficiale

Palmisani mette in chiaro: natura informale dell’appuntamento. «Nessun retroscena, abbiamo deciso di prendere un caffè insieme. Non è stata una riunione strategica, quindi non è stata fatta per escludere nessuno, anzi. Abbiamo deciso già da tempo, con i colleghi coordinatori, di fare un incontro più tecnico con tutti gli esponenti della maggioranza da qui a breve».
Il tema, quello vero, resta uno solo: «Puntare all’unità. Abbiamo una grande voglia di riconfermarci e soprattutto di andare uniti… come cinque anni fa. Nella riunione non si è parlato di candidato sindaco. La faremo a tempo debito con tutta la maggioranza».
Ed è proprio questo il punto dolente, oggi più che mai, viste le ambizioni personali e i veti incrociati che attraversano il centrodestra alatrense.
Le minoranze, spaccate in due

Sul fronte opposto la situazione non è più semplice. Un primo gruppo sostiene l’ipotesi di candidare come sindaco l’ex procuratore della Repubblica Adolfo Coletta (appoggiata da Mauro Buschini (Pd), dall’ex assessore Roberto Gizzi, dai civici di Programma Alatri e da pezzi di società civile) con l’obiettivo dichiarato di ampliare lo schieramento.
Il secondo fronte è civico, trasversale e moderato: va dal capogruppo Fabio Di Fabio al movimento di Enrico Pavia, sostenuto dagli ex fedelissimi del tre volte sindaco Giuseppe Morini e da altre liste civiche, con Alatri in Comune che osserva alla finestra.
A tentare di fare una sintesi è l’ex Segretario Provinciale Pd Luca Fantini, che continua a suggerire di partire dal programma per arrivare alla coalizione e solo dopo giungere al nome unitario. Come San Giovanni, predica nel deserto: basta che non finisca decollato.
Il problema, qui, è lo stesso di tutti gli altri fronti: sul nome del possibile candidato è buio pesto.
Il convitato di pietra

In mezzo a questo puzzle, l’ex Segretario rischia di finire come quello che cercava di dividere i due litiganti, riuscendo nell’impresa di prenderle da tutt’e due. Confida ancora nella possibilità di un’unità che, per ora, esiste solo nelle intenzioni.
Il tempo intanto corre, e la sensazione (a giudicare da come sono andate le cose finora) è che un caffè non basterà a far la pace tra le fazioni. Servirà, con tutta probabilità, un digestivo.



