Ambiente Alatri e Alatri nel Cuore aprono un tavolo comune in vista delle Comunali 2027. Mentre i Partiti restano fermi. Nel centrodestra si muove il presidente del consiglio Sandro Vinci, in attesa della scelta di Cianfrocca.
Quelli che non ti aspetti, quelli che gli scommettitori classificano outsider: ad un anno dal voto con cui scegliere il nuovo sindaco, ad Alatri si muove per primo il campo civico, cioè quello che i Partiti considerano marginale. Sbagliando. Il neonato Ambiente Alatri e Alatri nel Cuore (quest’ultimo dentro la coalizione nata da una parte della minoranza che dichiara di avere già cinque liste) si sono seduti allo stesso tavolo. Non un’alleanza, non ancora. Un primo passo, dichiaratamente trasversale, «fuori dalle logiche dei Partiti». Mentre il resto della politica cittadina resta fermo ad aspettare mosse altrui.
I due portavoce, Francesco Coccia (Ambiente Alatri) e Daniele Grassi Bertazzi (Alatri nel Cuore) definiscono il confronto come «proficuo e in un clima di dialogo e trasparenza». La sintesi che ne danno è netta: «Abbiamo registrato un’ampia intesa sulla necessità di mettere al centro un programma scritto, chiaro e verificabile». Non un’intesa elettorale, per ora. Ma un metodo: prima il programma, poi semmai l’alleanza.
I punti in comune

Il confronto si è misurato su terreni pratici: Ambiente, Pianificazione urbanistica e Sostenibilità, con l’adozione di un Piano del Verde; la capacità di intercettare bandi europei, nazionali e regionali, «senza perdere preziose risorse economiche»; e poi Sviluppo locale, Cultura, Coesione sociale, Efficienza amministrativa.
Un programma che, nelle parole dei due portavoce, dovrà essere «solido, verificabile e realmente orientato al governo di Alatri». Una formula che suona come una critica implicita verso le stagioni amministrative appena concluse.
Una rete che si allarga

Il percorso avviato da Ambiente Alatri e Alatri nel Cuore, spiegano i promotori, «si fonda sul pieno rispetto dell’identità, dell’autonomia e delle specificità civiche di ciascuna forza politica»: un modo per dire che nessuno, in questa fase, chiede a nessun altro di sciogliersi. Ed è un metodo che sembra attrarre consensi ben oltre i due protagonisti dell’incontro.
Nel campo delle opposizioni si muove anche Fabio Di Fabio, che alle ultime comunali aveva sfidato da candidato sindaco proprio il centrodestra di Cianfrocca, uscendone sconfitto, dopo essere stato per un decennio vicesindaco nella giunta di Giuseppe Morini. Al suo fianco, su una sponda diversa, si muove il gruppo dell’avvocato Enrico Pavia, più volte candidato a sindaco, allievo dello storico avvocato e senatore Romano Misserville e oggi alla guida di un’area civica di centrodestra: un dettaglio che racconta quanto la geografia di queste alleanze si stia ridisegnando lontano dagli steccati tradizionali.
Resta da capire, in questo quadro, cosa farà Alatri in Comune. Più defilato, ma non indifferente, il Patto Civico, descritto come una forza «alla finestra ma pronta al dialogo». La ragnatela, insomma, si allarga prima ancora che qualcuno ne disegni il centro.
Il fronte opposto

Sul versante del centrodestra, l’inerzia dei Partiti spinge le liste civiche vicine al sindaco uscente Maurizio Cianfrocca a muovere i primi passi, ancora cauti. Le ambizioni sono tante: non solo degli uomini ma più ancora dei Partiti: Cianfrocca era un civico, Fratelli d’Italia vorrebbe piazzare in municipio la sua bandierina e l’ex deputato (ed ex presidente della Provincia nonché ex assessore e consigliere regionale) Antonello Iannarilli darebbe volentieri tutto indietro pur di indossare quella fascia tricolore.
Stessa ambizione ha la Lega con l’attuale vicesindaco ed assessore ai Lavori Pubblici Roberto Addesse, l’uomo che più di ogni altro in questi cinque anni è stato con gli anfibi sul terreno dell’amministrazione. Tanto quanto Forza Italia con il coordinatore Bruno Addesse vorrebbe incidere. Sono proprio tutte queste ambizioni a consigliare ai vertici provinciali del centrodestra di evitare un tavolo su Alatri: perché porterebbe inevitabilmente ad una spaccatura ed alla conseguente frammentazione dello scenario. Meglio allora che la sintesi arrivi in maniera naturale “dal territorio“. Della serie: cacciatevi gli occhi tra di voi senza inquinare i rapporti provinciali.
In questo quadro emerge il nome del Presidente del Consiglio Comunale Sandro Vinci, al quale viene attribuito un possibile interesse per la candidatura a sindaco. Sostenuto da chi? L’obiettivo è quello di fornire un punto di caduta neutrale e baricentrico tra i contendenti: una soluzione istituzionale. Vinci non chiude e non apre: «Non confermo e non smentisco». Cosa lo frena?
In attesa di Cianfrocca

La sua prudenza che ha una spiegazione precisa: tutto dipende dalla conferma che Cianfrocca non si ricandiderà. Vero che lo ha già annunciato a chiare lettere in pieno consiglio comunale. Ma da allora le distanze tra i Partiti del centrodestra sono aumentate anziché ridursi. E l’ipotesi di una candidatura di prestigio messa in campo dal centrosinistra, come quella dell’ex sostituto procuratore reggente di Frosinone Adolfo Coletta, imporrebbe al centrodestra una soluzione unitaria e la fine di un braccio di ferro al quale nessuno vuole perdere. Per questo il nome di Maurizio Cianfrocca potrebbbe tornare in campo. Ma se il suo No fosse confermato in maniera irrevocabile, solo a quel punto per Vinci il pensiero potrebbe farsi proposta.
Resta un dato che va oltre la cronaca della singola riunione: a circa dodici mesi dalle urne, sono le liste civiche e non i Partiti strutturati a muoversi per prime, a cercare un metodo prima di un nome, un programma prima di un candidato. Se questa sequenza si confermerà fino al 2027, ad Alatri il campo largo delle opposizioni potrebbe nascere non da un accordo di vertice, ma da un tavolo tra portavoce che, per ora, si guardano bene dal parlare di poltrone.



