Alatri, la resa dei conti: Patto Civico abbandona l’Aula, Cianfrocca ritira le deleghe

Santoro e Gatta escono dall'aula del consiglio comunale di Alatri. Tutta la maggioranza — Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia — chiede a una sola voce la revoca degli incarichi. Il sindaco firma. Si chiude così, senza rimpianti, la telenovela di fine consiliatura

Massimiliano Pistilli

Informare con umiltà e professionalità

La puntata finale è arrivata puntuale come un copione scritto dieci giorni fa. Umberto Santoro e Martina Gatta, i due Consiglieri di Patto Civico, abbandonano l’Aula del Consiglio comunale di Alatri. Il sindaco Maurizio Cianfrocca annuncia che ritirerà le deleghe consiliari (Servizi sociali e Decoro urbano) che i due gestivano. La rottura è definitiva.

Chi ha seguito la vicenda sapeva che il 29 giugno sarebbe stato il giorno della verità. Il leader della lista Dario Ceci aveva lanciato il suo memorandum in sette punti il 19 giugno, concedendo due settimane di tempo e minacciando la restituzione delle deleghe in caso di silenzio. La maggioranza aveva risposto con una nota durissima: «non ci facciamo ricattare» rispedendo al mittente ogni ipotesi di assessorato. Patto Civico aveva alzato ulteriormente il tiro, puntando il dito contro «un sindaco prevaricatore» e annunciando la discesa in piazza se le risposte non fossero arrivate. Le risposte non sono arrivate. (Leggi qui: Ultimatum di fine consiliatura. E qui: Alatri, la maggioranza alza il muro e dà il benservito a Patto Civico. E qui: Patto Civico alza lo scontro: “Tutta colpa di un Sindaco prevaricatore”).

L’aula si svuota e la maggioranza si compatta

Il sindaco Cianfrocca e (alla sua sinistra) il presidente d’Aula

Alla seduta del Consiglio comunale di oggi si consuma l’atto finale. Mentre si approvavano punti ritenuti importanti dall’esecutivo, Santoro e Gatta escono dall’Aula. La scena vale più di qualsiasi comunicato. È a quel punto che i Partiti della coalizione scelgono di parlare con una voce sola.

La Lega si muove per prima. Il capogruppo Giuseppe Pizzuti non lascia spazio a interpretazioni: «Inaccettabile che di fronte all’approvazione di punti importanti ci sia questo atteggiamento». E aggiunge, con un’amarezza che ha il sapore di una confessione: «Non è giusto essere ostaggio di questo gruppo civico. Ci sono state difficoltà e non le nego anche in prima persona, ma le abbiamo superate. Per questo chiediamo di mettere fine a questa situazione».

Forza Italia si associa senza tentennamenti. Eleonora Tavani chiede al sindaco di ritirare le deleghe. Stessa posizione da Fratelli d’Italia, che si allinea al coro della coalizione.

Vertice e firma

Dario Ceci tra Martina Gatta ed Umberto Santoro

Al termine del Consiglio, i Partiti della maggioranza si riuniscono in un vertice. La deliberazione è rapida quanto inevitabile: le deleghe vengono ritirate. Cianfrocca dà esecuzione a quanto aveva anticipato in apertura di seduta.

Patto Civico ha ottenuto quello che formalmente non voleva: l’uscita dalla maggioranza. Aveva giurato che non avrebbe tradito il mandato elettorale, che non avrebbe abbandonato la coalizione per cui aveva chiesto voti. Alla fine è andata diversamente: o forse esattamente come previsto da chi, in quella maggioranza, aspettava solo il momento giusto per voltare pagina.

La consiliatura che finisce due volte

C’è un’ironia in questa storia. Cianfrocca aveva già annunciato che non si sarebbe ricandidato. La consiliatura è agli sgoccioli. In questo scenario, la rottura con Patto Civico non indebolisce il sindaco: lo libera. Gli ultimi mesi di governo potranno scorrere senza il rumore di fondo di una guerra civile permanente all’interno della maggioranza.

Il centrodestra alatrese, nel frattempo, ha ancora da risolvere il problema primario: trovare un nome credibile per il 2027. Nessuno ce l’ha ancora. E mentre i Partiti litigano sulle deleghe e sui patti di fine legislatura, rimane senza risposta la domanda più importante: chi guiderà Alatri dopo Cianfrocca?