La presidente della Commissione regionale sanità replica alla minoranza consiliare di Alatri. Che ha lanciato una sottoscrizione per denunciare i disservizi e chiedere il rilancio del nosocomio: "Il potenziamento va avanti da due anni"
L’ospedale San Benedetto di Alatri resta un presidio strategico per il territorio e la Regione Lazio intende continuare a investirci. A ribadirlo è stata la presidente della Commissione Sanità della Regione Lazio Alessia Savo: lo ha fatto intervenendo alla conferenza stampa di fine anno di Fratelli d’Italia ad Alatri, dove il tema della sanità è tornato da alcune settimane al centro del dibattito politico locale.
La presa di posizione della Consigliera regionale arriva, di fatto, come risposta alla petizione promossa dalla minoranza consiliare di centrosinistra, che denuncia carenze di reparti e di personale all’interno della struttura ospedaliera. Una risposta non polemica, ma costruita su dati, interventi già avviati e investimenti programmati.
Nel suo intervento, la consigliera ha chiarito quale sia oggi la collocazione del San Benedetto nella rete regionale, anticipando anche un segnale politico non secondario: la visita imminente del presidente della Regione Francesco Rocca, a conferma – secondo la maggioranza – dell’attenzione verso l’ospedale alatrense. Un messaggio rafforzato anche dall’intervento di Antonello Iannarilli, già deputato ed assessore regionale ed oggi Commissario dell’Ater di Frosinone.
“E’ finito il tempo dell’ospedale del campanile”

Entrando nel merito, Alessia Savo ha voluto innanzitutto inquadrare il ruolo del San Benedetto all’interno del sistema sanitario provinciale. «Ad Alatri c’è un ospedale importantissimo nel circuito regionale della nostra sanità – ha spiegato –. Come gli ospedali di Frosinone, Sora e Cassino fa parte di una rete assistenziale ed emergenziale per gli acuti, ciascuno con le proprie specificità».
Un passaggio che introduce il concetto chiave del suo intervento. «È passato il tempo dell’ospedale del “campanile”», ha aggiunto, sottolineando come oggi la sanità non possa più essere letta in chiave isolata ma come sistema integrato. Il segnale è che la provincia di Frosinone non può più permettersi i 9 ospedali che aveva trent’anni fa: vicinissimi alla gente ma quasi sempre senza pazienti. Meglio concentrare le forze e dare un servizio di qualità.
Da qui l’elenco degli interventi in corso. «Il potenziamento va avanti da due anni e mezzo – ha ricordato – con i lavori al nuovo Pronto Soccorso, la nuova dotazione organica, ulteriori posti letto e il rafforzamento della diagnostica per immagini, con nuovi mammografi e una nuova risonanza magnetica». Strumenti, ha rimarcato, «essenziali per garantire risposte concrete ai cittadini».
Impegno e sfida costante

La presidente della Commissione Sanità non ha nascosto le difficoltà. Anzi, ha riconosciuto che il percorso non è concluso. «La sfida è ancora tutta da vincere – ha detto – ma stiamo facendo passi da gigante grazie anche all’egregio lavoro di tutti i professionisti che operano nella struttura, sia quelli storici sia i nuovi assunti».
In questo contesto, Savo ha richiamato il piano straordinario regionale per il personale sanitario. «Sono state messe a terra numerosissime assunzioni – ha spiegato – in coerenza con un piano da circa 14 mila unità tra amministrativi e sanitari, mai visto prima nella Regione Lazio e fortemente voluto dal presidente Rocca».
Lo sguardo, però, va oltre l’ospedale in senso stretto. «Uno dei nodi cruciali sarà la rivoluzione dei percorsi ospedale-territorio – ha aggiunto – attraverso l’attivazione imminente delle strutture e delle Case di Comunità. È sulla medicina territoriale che si gioca una partita decisiva». Da qui l’annuncio politico: «Alatri sarà protagonista. A breve il presidente Rocca sarà presente per inaugurare le nuove strutture e verificare direttamente ciò che stiamo realizzando».
La chiosa di Iannarilli

A rafforzare la linea della maggioranza è intervenuto Antonello Iannarilli, commissario Ater ed esponente storico del centrodestra in Ciociaria. È stato l’ultimo Presidente della Provincia eletto direttamente dai cittadini, prima della riforma Delrio. Ha voluto rimarcare il proprio impegno sul tema. «Ho sempre dimostrato vicinanza alle battaglie del San Benedetto – ha ricordato –. È inutile richiamare episodi del passato, come quando mi incatenai per difendere reparti e servizi».
Poi il passaggio più politico. «Ho rapporti consolidati da oltre venticinque anni con i funzionari regionali e ho sempre ricevuto rassicurazioni. È vero che esistono difficoltà, e nessuno le nega, ma una cosa è certa: l’ospedale non chiude».
La conclusione è netta. «Il potenziamento è in corso, così come l’ampliamento dei servizi. Alimentare polemiche di natura elettorale non serve a nessuno».
Il messaggio che emerge è chiaro: per la Regione e per Fratelli d’Italia il San Benedetto non è un presidio da difendere con slogan, ma una struttura da inserire – e rafforzare – dentro una strategia sanitaria più ampia. Poi, come sempre, sarà la realtà dei servizi a dire se le promesse saranno state mantenute.



