Calo demografico, concorsi deserti e imprese in difficoltà nel trattenere competenze: il Sud del Lazio paga scarsa attrattività e burocrazia lenta. Eppure esistono eccellenze industriali e tecnologiche poco raccontate: il nodo è trasformarle in sistema. Chi se la sente di farlo?
C’è una sconfitta che può essere addebitata al sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli. Ed è la stessa che può essere contestata al sindaco di Cassino Enzo Salera ed al presidente della provincia Luca Di Stefano. Una colpa nella quale sono complici Consiglieri ed Assessori regionali, Deputati e Senatori votati su questo territorio. Il Sud del Lazio non è attrattivo e per questo si sta condannando all’estinzione.
Per essere concreti: da qui é più facile andare via che avere un motivo per venirci. La provincia di Frosinone si sta svuotando: Frosinone e Cassino hanno peso circa 200 abitanti ciascuna in un anno che fanno duemila a testa nei prossimi dieci anni; l’intera provincia perderà quasi 100mila abitanti entro il 2050 scendendo a 389mila residenti.
Se non si interviene, in poco più d’una decina di anni diventeremo una provincia di anziani. E non avremo nipoti che possano assisterci perché saranno andati tutti lontano da qui. Perché tutti scappano, perché molti vengono ma non restano?
Perché scappano

La sconfitta provocatoriamente attribuita ai sindaci dei due centri più grandi ed all’intera classe dirigente è quella di non avere reso attraente questo territorio, non avere dato ad un giovane brillante un motivo per starci, una prospettiva sulla quale investire per il proprio futuro.
È il dramma con il quale si stanno confrontando le aziende più brillanti di questo territorio: imprese che competono su scenari internazionali, che impiegano giovani capaci e creativi. Stanno perdendo le loro menti migliori, non stanno attraendo quelle capaci di rimpiazzarle. Non basta offrire soldi in più: preferiscono qualsiasi altra tra le sedi disponibili. Perché?
E perché il concorso bandito dalla Asl di Frosinone per cercare medici specializzati in Ortopedia da destinare ai poli di Cassino e Sora è andato deserto: cioè, qui nessun medico ci è voluto venire.
Perché programmatori informatici, manutentori elicotteristici, medici, specialisti di ogni genere, qui non ci vogliono stare?
L’immagine distorta

Le risposte possono essere almeno due. Ma prima partiamo da un’evidenza. Sarebbe sciocco rispondere che in provincia di Frosinone non si sa cosa fare la sera e non c’è un’offerta culturale da grande città. Falso. È una balla colossale. Frosinone è distante da Roma lo stesso tempo che si impiega per andare da un punto all’altro della Capitale. Cioè, se abito a Roma Nord e devo andare in centro ci metto lo stesso tempo che impiego da Frosinone. Pertanto: se non mi basta il teatro di Frosinone, se non mi soddisfa quello di Cassino, se fa troppo fresco in quello di Fiuggi e mi sembra troppo stretto quello di Castro dei Volsci, in una quarantina di minuti sono a Roma. Se non mi basta la movida nel Capoluogo c’è quella di Isola del Liri che è il salotto della provincia.
Con un vantaggio: al rientro dormirò in una zona dalla tranquillità e dall’aria infinitamente migliori di quelle che ci sono in buona parte dei quartieri romani. Questo per dire che ci presentiamo male, parliamo male di noi stessi, convinciamo anche gli altri di questa cosa. Un esempio su tutti: qualche anno fa un quotidiano (ora non più in edicola) titolò a piena pagina “La Valle dei Veleni” per descrivere la situazione nella Valle del Sacco. Tutti i carotaggi e le analisi condotte in questi anni hanno detto che l’inquinamento si trova ad una profondità di 20 metri e quindi non incide con le attività umane. Ma nel frattempo, chi doveva venire ad investire qui non è venuto, chi poteva venire ad abitare quei ha scelto altri posti.
E l’immagine nascosta

La provincia di Frosinone possiede eccellenze di primissimo ordine. Come ha accertato Fincantieri, colosso orgoglio e vanto della cantieristica nazionale: non a caso ha scelto di realizzare nell’area industriale di Cassino la sua joint venture Power4Future. Perché può lavorare a stretto contatto con il polo di ricerca universitario di Cassino: dal quale ha assunto diverse decine di ingegneri.
Dall’acqua all’aria. Lo spazio che separa il nostro sedile d’aereo sul Boeing 777 con l’aria all’esterno è stato costruito in uno stabilimento di Veroli: la Tecnologie Avanzate produce parti delle fusoliere dentro alle quali voliamo. E lavora i materiali compositi con una precisione che gli è valsa contratti di fornitura pluriennali.
I ragazzi della Heliworld di Anagni hanno messo a punto una tecnologia che ha allungato di anni la vita degli elicotteri, abbattendo i costi. Al tempo stesso producono componenti fondamentali per il volo ragionando su centesimi di millimetro.
Alla Gemar di Casalvieri hanno risposto alla normativa europea che metteva al bando alcuni piccoli pezzi in plastica per fissare i palloncini al bastoncino sul quale i bambini li portano, sviluppando un’alternativa attraverso materiali vegetali e biodegradabili. E visto che c’erano hanno messo a punto palloncini green che esportano nel mondo.

L’intelligenza artificiale gestita da Seeweb nella webfarm di Frosinone ha contribuito ad abbattere i tempi nella messa a punto di alcuni farmaci. Itelyum sta mettendo a punto nello stabilimento di Ceccano un sistema per ricavare le terre rare dagli hard disk e dalle batterie esauste, senza dove andare in miniera e senza dover sfruttare la terra o dover finanziare una guerra in Ucraina. Ma solo riciclando e rigenerando. Esattamente come fa con gli olii industriali esausti che oggi recupera per il 90%.
Fino a quando ci abbiamo creduto, a Cassino Plant si stava ragionando sulle auto a guida autonoma ed in attesa che Stellantis decida cosa fare di quello stabilimento, l’università di Cassino ha messo a punto un laboratorio con il quale sventare i cyberattacchi degli hacker sulle nostre auto, P4F ha sviluppato il controller per le batterie dei nuovi sommergibili assicurandosi che non possano essere immobilizzato da un attacco informatico sottomarino. Fino a quando continueremo a non parlare di questo ed a titolare su una fantomatica Valle dei Veleni faremo il gioco dei nostri competitor.
Tra masochismo e tafazzismo

Ma c’è anche un altro punto. Una pratica, per essere evasa su questo territorio, impiega il doppio del tempo che ci mette da qualsiasi altra parte d’Italia. Al punto che gli industriali, quelli di Unindustria e quelli di Federlazio, si sono trovati a chiedere alla politica la stessa cosa: non vogliamo soldi ma dateci una burocrazia più rapida. Non una burocrazia più leggera e che chiuda un occhio o si otturi il naso: ma una burocrazia che abbia i tempi indicati dalla Legge.
E non solo. Ci sono scelte che non agevolano la produzione, inducono a scegliere di farlo in altri posti. Come le buche sulle strade che portano a stabilimenti meccanici di precisione, come la Agusta di Anagni. O i dossi messi recentemente su un tratto di strada che per sua natura può essere percorso a 30 chilometri orari. Ma capaci di creare severi problemi alle cisterne che vanno verso la Turriziani Petroli. Per contro, senza nemmeno manutenere la strada alternativa: piena di buche che costituiscono un potenziale pericolo per quel genere di trasporti. Senza nemmeno pensare a strade alternative: è il mondo della produzione a garantire stipendi, economia, imposte. È dai tempi della Roma antica che sulle strade viaggia lo sviluppo di qualsiasi grande impero
Se questo territorio non vuole più la manifattura, se non vuole accettare la sfida della produzione, se non vuole scommettere sulle nuove tecnologie green o sull’energia a basso costo, quale deve essere l’assetto della nostra economia? Perché un giovane dovrebbe scegliere di venire qui? A fare cosa?
L’agenda vuota

Cosa ha messo la politica nell’agenda dei prossimi anni? E’ su quei capitoli che mancano che un ragazzo brillante decide se venire qui o andare dove c’è qualcosa di più stimolante. È su quei dossi che non hanno alcuna funzione che le industrie decidono se questo sia un buon posto dove investire.
Stellantis sta decidendo il suo futuro: quali alternative gli stiamo proponendo? Grossi gruppi industriali stanno cercando spazi sui quali investire: cosa hanno di meglio i nostri rispetto a quelli che stanno in giro per l’Europa e sono alternativi? Il professor Raffaele Trequattrini ha inserito alcune aree ex Stellantis tra quelle che sono state prese in esame: nessuno ha risposto. Significa che non siamo attraenti mentre altri lo sono.
E se non colmiamo quelle carenze, quelle pagine vuote d’agenda, continueremo a non attrarre giovani di talento, continueremo a perdere i nostri ragazzi più preparati, a non attirare qui i grossi investitori. Che ci sono (vedasi il miliardo messo a terra da Novo Nordisk) ma chiedono garanzie che non facciamo vedere e nelle quali non ci impegniamo. Gli Stati Generali convocati dal presidente della Provincia Luca Di Stefano sono stati una scossa: da allora sono rimaste ancora troppe pagine vuote. In particolare quelle alle parole
- Velocità
- Industria
- Turismo
- Giovani
- Connessione
- Identità
Politica, istituzioni, parti sociali e datoriali sono tutte sulla stessa zattera. O ci si salva tutti insieme o si finisce a fondo insieme. I contenuti di quelle pagine o si scrivono adesso o quelli che devono decidere continueranno a scegliere altri territori. Chi è disposto a prendere la penna?



