Alvito e la “Città Villaggio”, approvato il progetto del Museo dell’Emigrante

La vicenda della “Città Villaggio degli Emigrati Italiani” ad Alvito entra oggi in una fase del tutto nuova grazie all'accelerazione impressa dall'amministrazione comunale, E' stato approvato infatti il progetto esecutivo del lotto 1: "Realizzazione del Museo dell'Emigrante e Sala Convegni".

Irene Mizzoni

Phoenix ex cineribus suis resurget

Un punto di svolta per la storia di una comunità, alcuni atti amministrativi sono questo: raccolgono un’eredità complessa e provano a dare forma concreta a un’opera rimasta per decenni nel cassetto dei desideri e al centro del dibattito politico locale. La vicenda della “Città Villaggio degli Emigrati Italiani” ad Alvito entra oggi in una fase del tutto nuova grazie all’accelerazione impressa dall’amministrazione guidata dalla sindaca Luciana Martini, che tenta così di mettere a terra un progetto fondamentale per il rilancio del territorio.

Palazzo Mazzenga

L’ultimo passaggio formale porta la data del 30 settembre 2026: la Determinazione n. 126 dell’Area Tecnica – Lavori Pubblici (Registro Generale n. 517), firmata dal responsabile del servizio, l’architetto Alessandro Porlisi. Con questo provvedimento, il Comune di Alvito ha approvato in via definitiva il progetto esecutivo del Lotto n. 01, destinato alla realizzazione del Museo dell’Emigrante e di un’annessa sala convegni nell’area del complesso dell’Ex Granaio e di Palazzo Mazzenga.

Un intervento dal valore complessivo di 1.950.000,00 euro, legato al finanziamento statale da 4,35 milioni di euro erogato originariamente tramite i decreti del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 18 marzo e dell’8 luglio 2005.

La cronologia dell’opera: ventun anni di gestazione

L’approvazione del progetto esecutivo di questo primo lotto rappresenta il coronamento di una lunghissima e complessa trafila burocratico-amministrativa che ha attraversato diverse stagioni politiche ad Alvito. I primi decreti ministeriali con cui l’Ente è risultato beneficiario del contributo statale risalgono infatti al marzo e luglio del 2005. Nel 2014 era stato approvato il progetto definitivo dell’opera globale per 4,35 milioni di euro, ma è nel 2018 che si sceglie di dividere l’opera in lotti funzionali per renderne sostenibile l’esecuzione, individuando nel Lotto 1 la priorità d’intervento.

Una delle 64 stanze di Palazzo Mazzenga

Negli anni successivi, il percorso si è intrecciato con la tutela del patrimonio storico. Con il Decreto di Esproprio del 31 ottobre 2020, il Comune ha acquisito al patrimonio pubblico gli immobili di Palazzo Mazzenga, dell’Ex Granaio e del relativo Parco. Successivamente, nell’agosto del 2021, il Ministero della Cultura ha dichiarato il complesso di notevole interesse storico-artistico ai sensi dell’art. 10 del D.Lgs. 42/2004, sottoponendolo a vincolo di tutela diretta a seguito del parere favorevole della Soprintendenza.

Tra il 2025 e il 2026 l’amministrazione Martini ha spinto sull’acceleratore per completare la fase di verifica della progettazione esecutiva redatta dall’architetto Orlando D’Ermo, affidata all’ingegner Luigi Colaiacovo, giungendo così al verbale di validazione firmato a inizio settembre 2026 e alla determina esecutiva del 30 settembre.

L’analisi del Quadro Tecnico Economico

Luciana Martini

I dettagli del quadro economico approvato con la Determinazione n. 126 illustrano la ripartizione contabile dei 1.950.000,00 euro previsti per il Lotto 1.

Per la voce relativa al totale dei lavori, la cifra complessiva ammonta a 823.541,85 euro. Questa somma include 533.058,07 euro per i lavori a misura soggetti a ribasso d’asta, 33.142,78 euro per gli oneri della sicurezza e 257.341,03 euro per il costo stimato della manodopera.

L’altra quota del finanziamento riguarda le somme a disposizione dell’amministrazione, pari a 1.126.458,15 euro. All’interno di questo capitolo figurano 512.287,30 euro destinati all’acquisizione delle aree, degli immobili e agli indennizzi degli espropri, 151.789,17 euro per spese tecniche (progettazione, direzione lavori, sicurezza, RUP e collaudi), 17.070,00 euro per rilievi, indagini geologiche e restauro, oltre a 445.311,68 euro destinati a imprevisti, spese pubblicitarie, contributi e IVA di legge.

Il valore politico

(Foto © DepositPhotos.com)

Va ricordato che l’intervento appena sbloccato costituisce soltanto il primo tassello — il Lotto 1 — all’interno di un disegno progettuale ben più ampio e articolato. Tuttavia, l’avvio di questa prima tranche da circa due milioni di euro rappresenta un impegno finanziario, amministrativo e politico di primissima grandezza per il Comune di Alvito.

Con il via libera al progetto esecutivo, l’amministrazione guidata dalla sindaca Martini incassa un risultato strategico significativo, dimostrando la volontà di aggredire concretamente un dossier rimasto per decenni al centro di accesi confronti consiliari, dubbi sulla realizzabilità e continue attese da parte della cittadinanza. Riuscire a condurre a termine una fase procedurale così complessa e avviare le procedure per l’affidamento dei lavori significa dare una scossa decisiva ad un’opera storica.

La vera scommessa per la giunta Martini si sposta ora sulla fase di cantierizzazione e sulla futura sostenibilità gestionale del complesso. Trasformare l’Ex Granaio e Palazzo Mazzenga in un polo culturale vivo e funzionale — capace di attrarre visitatori, valorizzare il turismo delle radici e far da apripista per i futuri lotti della “Città Villaggio” — rappresenta un banco di prova fondamentale. Un primo passo determinante per dimostrare come anche i progetti più ambiziosi e complessi possano finalmente diventare realtà al servizio del futuro del paese.

Il progetto: cos’è la “Città Villaggio degli Emigrati”

Palazzo Mazzenga

Ma di cosa parliamo esattamente quando si cita la “Città Villaggio degli Emigrati Italiani”? Al di là delle fredde definizioni burocratiche e delle cifre del quadro economico, l’opera nasce con un’ambizione strategica che supera i confini comunali di Alvito per abbracciare l’intera Valle di Comino, un territorio il cui tessuto sociale è stato storicamente plasmato da imponenti flussi migratori verso il Nord Europa e le Americhe.

L’idea originaria, concepita nei primi anni Duemila, non si limita alla creazione di un tradizionale contenitore di cimeli polverosi, ma punta a realizzare un vero e proprio polo culturale, ricettivo e di studio. L’obiettivo politico ed economico di fondo è strutturare e intercettare il cosiddetto “turismo delle radici”, un bacino demografico ed economico enorme composto dai discendenti degli italiani all’estero che cercano un contatto fisico e culturale con la terra dei propri padri.

In questo quadro, il Lotto 1 appena sbloccato rappresenta il cuore pulsante e l’infrastruttura centrale dell’intera visione. Il recupero del complesso storico di Palazzo Mazzenga e del suo Ex Granaio servirà a ospitare il Museo dell’Emigrante e una moderna sala convegni. Uno spazio pensato per ricucire uno strappo storico, offrendo agli italo-discendenti un luogo di appartenenza istituzionale e alla comunità locale un nuovo motore di attrattività turistica. Nelle intenzioni progettuali, dunque, la “Città Villaggio” non vuole essere un monumento alla nostalgia, ma una leva infrastrutturale per generare economia e frenare il nuovo spopolamento.