Amata alza il livello dello scontro: “Non è fuga in avanti, è chiarezza politica”

Il capogruppo della Lega rivendica trasparenza sugli assetti provinciali e chiede coerenza con il quadro politico nazionale. Tra deleghe, partecipate e sfide industriali, la Lega punta a ridefinire equilibri e leadership nel centrodestra.

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

C’è qualcosa di non detto ed ancora mai raccontato nello scontro in atto all’interno del centrodestra in Provincia. Qualcosa capace di spiegare ancora meglio i contorni della strategia messa in atto dalla Lega il giorno della seduta di insediamento del nuovo consiglio Provinciale eletto ad inizio mese. (Leggi qui: Provincia, la tregua è finita: la Lega alza subito il prezzo ed apre la resa dei conti)

Ci sono deleghe, partecipate, unità del centrodestra, Stellantis, Alta Velocità e ZES, nella strategia messa a terra dal capogruppo Andrea Amata. Ma ci sono anche alcuni sabotatori. Chi sono e con quale scopo hanno agito?

L’antefatto

La prima seduta del nuovo Consiglio Provinciale di Frosinone si è chiusa con i toni del garbo istituzionale e il rumore sordo di una granata. A lanciarla è stato Andrea Amata, capogruppo della Lega: il centrodestra ha conquistato 8 seggi su 12, il trasversalismo consociativo che ha governato la Provincia dalla riforma Delrio in poi (mettendo assieme centrosinistra e centrodestra) appartiene al passato, è tempo che le deleghe e le partecipate ne prendano atto.  (Leggi qui: Provincia, la tregua è finita: la Lega alza subito il prezzo ed apre la resa dei conti)

Il presidente Luca Di Stefano (civico) ha ascoltato, si è riservato e ha cominciato a trattare uno per uno con tutti i consiglieri — perché in politica le trincee si aprono meglio in tête-à-tête che attorno a un tavolo. (Leggi qui: Provincia, tregua trasversale: Di Stefano disinnesca lo scontro e ricompatta).

Nel frattempo, nei giorni successivi, la strategia della Lega si è rivelata più ampia di quanto apparisse: dietro la mossa di Amata in Aula si profila un disegno orchestrato insieme ai vertici provinciali del Partito che punta a mettere il cappello sul bis di Di Stefano alla presidenza della Provincia, contendendo il campo a Fratelli d’Italia dall’interno della coalizione. Sora è il laboratorio; Palazzo Iacobucci, l’obiettivo.

L’intervista

Consigliere Amata, quella messa in atto il giorno dell’insediamento è stata una “fuga in avanti”?
I consiglieri provinciali della Lega Luca Zaccari e Andrea Amata

Si continua a parlare di “fuga in avanti”, ma viene da chiedersi: quale fuga in avanti c’è nel chiedere trasparenza politica nell’interesse del territorio? In politica la chiarezza non è un optional, soprattutto per chi ricopre ruoli istituzionali. Invocare chiarezza non è una fuga in avanti, perché nessuno può permettersi di restare sospeso in un limbo per opportunismo, evitando di prendere posizione. Semmai, a volte, la vera “fuga” è proprio quella dalle responsabilità.

Quindi il tema è la chiarezza politica

Esattamente. Le forze politiche e i cittadini hanno il diritto di sapere quale visione guida le scelte. L’ambiguità, alla lunga, non è una strategia: rischia solo di trasformarsi in una sorta di “neutralità camaleontica”, che cambia colore a seconda delle convenienze del momento. E alla fine, più che equilibrio, sembra indecisione.

Entriamo nel merito: cosa chiedete concretamente?
Foto © AG IchnusaPapers

Qui non si tratta di forzare equilibri, ma di prenderne atto. Esiste una concatenazione istituzionale evidente: il centrodestra governa a livello nazionale e alla Regione Lazio. Ignorare questo dato non è neutralità, è finzione. Il tema che poniamo è il seguente: quando si assegnano deleghe su materie connesse a Regione e Governo – quindi legate a trasferimenti, risorse e programmazione – è logico costruire un’omogeneità politica? Noi riteniamo di sì, non per ideologia, ma per efficacia amministrativa.

Quindi una scelta di efficienza più che politica?

È una scelta di responsabilità. La sintonia con i livelli decisionali superiori significa aumentare la capacità del territorio di ottenere risultati concreti. Il resto è dibattito strumentale.

La traduzione di Alessioporcu.it

Amata non sta minacciando una crisi: sta costruendo un argomento giuridico-politico per reclamare le deleghe che toccano i flussi di denaro pubblico — trasferimenti regionali, fondi governativi, programmazione. Quelle, appunto, dove conta avere il telefono giusto da chiamare a Roma e a Latina.

La formula “omogeneità politica per efficacia amministrativa” è la versione presentabile di un concetto molto più semplice: chi ha i contatti con chi governa deve sedersi dove si gestiscono le risorse. È una rivendicazione di potere reale, non di simboli. Non vuole la fascia da presidente né un titolo onorifico: la Lega vuole le leve che muovono i soldi. E siccome Fratelli d’Italia ha i numeri per rivendicarle, la Lega alza la voce e minaccia la rottura.

C’è anche un secondo livello. Usando il linguaggio della “concatenazione istituzionale” — nazionale, regionale, provinciale — Amata mette Di Stefano in una posizione scomoda: se il presidente nega, appare come chi rifiuta l’efficienza in nome del trasversalismo. Se accetta, la Lega ottiene quello che voleva senza bisogno di uno strappo. È una richiesta costruita in modo da rendere il “no” politicamente costoso. Non un ultimatum, ma qualcosa di più sottile: un argomento difficile da smontare senza sembrare in malafede.

L’intervista 2

Vi si accusa però di voler occupare spazi di potere, soprattutto nelle partecipate.
Andrea Amata (Foto: Erica Del Vecchio © Teleuniverso)

È una lettura sbagliata. La nostra non è una rivendicazione di poltrone, ma di presenza e responsabilità. Senza presenza non c’è controllo, e senza controllo non c’è buona amministrazione. Quando si gestiscono risorse pubbliche serve sempre un supplemento di attenzione. Le partecipate devono essere strumenti al servizio dei cittadini, non leve per rafforzare posizioni di potere. Per questo chiediamo trasparenza e condivisione. Su questo ci confronteremo senza ambiguità con il presidente Di Stefano. 

Come dovrebbe procedere, a questo punto, il Presidente della Provincia nell’assegnazione delle deleghe?

Naturalmente il Presidente ha piena autonomia nelle sue scelte ed è giusto che sia così. Proprio per questo, però, riteniamo che debba dare un segnale chiaro anche sul piano politico.

Quando il Consiglio provinciale esprimeva un sostanziale equilibrio fra le forze politiche, si giustificava una logica di consociazione. Le urne, invece, hanno bocciato il trasversalismo e indicato una netta demarcazione tra le forze in campo. Questo dato va raccolto e tradotto con coerenza nell’assetto istituzionale dell’ente, per rispetto dei tanti amministratori che, con la loro partecipazione, hanno delineato il nuovo quadro politico.

Ora serve procedere con equilibrio, ma anche con decisione. Come recita una locuzione latina molto efficace, festina lente, cioè “affrettati lentamente”: evitare forzature, ma allo stesso tempo non restare fermi. Andare avanti con prudenza, ma con una direzione chiara e riconoscibile.

La traduzione 2

È un esempio quasi manualistico di quella figura retorica che i latini chiamavano occupatio: anticipare l’accusa per smontarla, ma nel farlo riaffermarla con più forza.

Amata nega la “rivendicazione di poltrone” e subito dopo costruisce un ragionamento che porta esattamente lì: presenza → controllo → buona amministrazione. È una catena logica ineccepibile sulla carta, ma il suo esito pratico è uno solo — qualcuno della Lega deve sedersi nei consigli di amministrazione delle partecipate. La forma è nobile, la sostanza è quella che voleva smentire. Tra i posti più ambiziosi che a breve si libereranno c’è un seggio nel consiglio di amministrazione della partecipata Saf che si occupa della gestione dei rifiuti urbani. Ma il sogno proibito è la società in house Apef.

C’è poi una parola che tradisce tutto: “trasparenza”. Nelle partecipate pubbliche la trasparenza è già garantita per legge — bilanci, delibere, atti sono pubblici. Invocarla come motivazione per chiedere “presenza” significa usare un argomento inattaccabile per giustificare una pretesa molto concreta. Nessuno può essere contro la trasparenza.

E la chiusura — “ci confronteremo senza ambiguità con il presidente Di Stefano” — non è una disponibilità al dialogo: è una notifica. Tradotta: il tema è aperto, Di Stefano lo sa, e la Lega non lo lascerà cadere. Il “senza ambiguità” suona come una promessa di chiarezza, ma funziona come una pressione. Amata smentisce la voce sul potere nelle partecipate e, nel farlo, la mette ufficialmente sul tavolo.

L’intervista 3

In conclusione, qual è il messaggio politico?
Matteo Salvini con Andrea Amata

Chiedere di esserci per vigilare, capire e contribuire non è una pretesa. È un dovere politico. Questa non è una fuga in avanti, è un passo necessario verso una politica più chiara, più trasparente e più utile ai cittadini.

Quanto è importante, in questa fase, l’unità del centrodestra?

È fondamentale. Siamo in una fase che precede appuntamenti elettorali decisivi: il rinnovo del Presidente della Provincia e, a seguire, le elezioni politiche del 2027 e le regionali del 2028. In questo contesto, il centrodestra deve dare un segnale chiaro di unità. Ma l’unità non è uno slogan né un punto di arrivo: è un percorso. Inizia prima dell’alleanza, si rafforza durante l’azione di governo e si consolida nel tempo, guardando al futuro. Solo così si costruisce una proposta politica credibile e solida.

La Lega ha sempre creduto in questa unità?

Assolutamente sì. Noi della Lega ci abbiamo sempre creduto, tant’è vero che proponemmo una lista unitaria di centrodestra per il rinnovo del Consiglio provinciale. Per noi l’unità è un valore politico da preservare e rafforzare ogni giorno. Se per qualcuno, invece, questo valore diventa secondario o addirittura da sabotare, è giusto che se ne assuma la responsabilità di fronte agli elettori e ai tanti militanti che lavorano sul territorio.

A chi si riferisce quando parla di possibili “sabotatori”?

Non faccio nomi, ma è evidente che esistono dinamiche politiche in cui qualcuno pensa più a consolidare posizioni di potere personali. In questi casi, il trasversalismo diventa uno strumento per mantenere equilibri utili a pochi, ma dannosi per il progetto politico complessivo.

Questo atteggiamento rischia di indebolire l’unità del centrodestra e mortificare l’impegno di tanti dirigenti e militanti che ogni giorno lavorano per rendere forte e credibile la nostra proposta sul territorio.

La traduzione 3

Il meccanismo è ancora più raffinato di quanto sembri. Amata costruisce una trappola logica a tenaglia: da un lato definisce il trasversalismo come strumento di chi “pensa a posizioni di potere personali”, dall’altro si è già presentato nell’intervista come il paladino dell’unità e dell’interesse collettivo. Chiunque dissenta dalla sua linea cade automaticamente nella categoria degli opportunisti, senza che lui debba accusare nessuno direttamente.

Il “non faccio nomi” non è discrezione: è una tecnica. Un’accusa nominale si può confutare, si può querelare, si può smentire. Un’accusa senza nome aleggia su tutti e non può essere respinta da nessuno. Chi si sentisse chiamato in causa dovrebbe alzare la mano per protestare — e così facendo si autodenuncerebbe.

C’è però un punto debole nella costruzione. Amata nell’intervista ha chiesto presenza nelle partecipate, ha rivendicato deleghe strategiche, ha sollecitato un riequilibrio degli assetti interni alla Provincia. Se il trasversalismo è “uno strumento per mantenere equilibri utili a pochi”, viene da chiedersi: la richiesta della Lega di sedersi in determinati posti non è anch’essa una forma di consolidamento di posizioni? Il j’accuse funziona solo se si dà per scontato che le ragioni della Lega siano per definizione collettive e quelle degli altri per definizione personali. Un’asimmetria comoda, ma tutta da dimostrare.

L’intervista 4

Consigliere Amata, lei interpreta un primato politico: ogni volta che si è candidato è stato eletto in Consiglio provinciale. Che valore ha questo dato?
La manifestazione per Stellantis a Cassino

È un dato che mi responsabilizza ancora di più. Significa che c’è un rapporto di fiducia consolidato con gli amministratori e con il territorio. Non è un punto di arrivo, ma un impegno a rappresentare con serietà e coerenza le istanze che mi vengono affidate, mantenendo sempre una linea chiara e riconoscibile.

Passiamo ai temi industriali: la settimana scorsa c’è stata la grande marcia in difesa di Stellantis a Cassino. Il Pd ha mobilitato tutti gli eletti nel Lazio. Voi che posizione avete?

Abbiamo partecipato convintamente alla mobilitazione promossa dalle sigle sindacali sulla vertenza Stellantis. È una crisi che si trascina da anni, aggravata dalla latitanza del vertice aziendale, che non ha mai presentato un piano industriale credibile capace di garantire continuità lavorativa e aumento dei volumi produttivi.

Ma è anche il risultato di imposizioni ideologiche e di scelte politiche miopi, che hanno imposto una transizione energetica forzata senza considerare le ricadute economiche e sociali. La tutela ambientale è un valore fondamentale, ma deve essere bilanciata con altri interessi pubblici altrettanto rilevanti: la difesa dell’occupazione, la competitività del sistema produttivo e la sicurezza energetica.

Infrastrutture: che punto siamo sulla stazione dell’Alta Velocità? A dicembre la Commissione annunciata al Ministero dei Trasporti avrebbe doutoi farci sapere se la stazione a Frosinone / Ferentino si può fare
(Foto: Vince Paolo Gerace © Imagoeconomica)

Su questo registriamo un dato positivo: tutti gli stakeholder territoriali hanno manifestato la volontà di realizzare un’opera strategica come la stazione dell’Alta Velocità tra Frosinone, Supino e Ferentino. Si tratta di un’infrastruttura che può diventare un vero motore di sviluppo sociale, economico e culturale.

C’è stato anche un incontro al Ministero delle Infrastrutture, promosso dall’onorevole Nicola Ottaviani, nel quale si è raggiunta una convergenza tra tutte le istituzioni coinvolte. A breve ci saranno novità importanti, che verranno comunicate direttamente dall’onorevole Ottaviani.

Ultimo tema: la ZES. Quali sono le vostre preoccupazioni?

L’esclusione delle province di Frosinone e Latina dalla ZES crea uno squilibrio territoriale che va assolutamente sanato. Un’asimmetria competitiva che genera un rischio duplice: da un lato perdiamo attrattività, dall’altro rischiamo di perdere anche gli investimenti già presenti.

Molte aziende potrebbero essere spinte a delocalizzare per beneficiare degli incentivi fiscali e amministrativi disponibili a pochi chilometri di distanza, in territori come Molise, Abruzzo o Campania. È una situazione che non possiamo accettare.

Su questo continueremo a portare avanti una battaglia politica forte, perché il rischio concreto è quello di una progressiva desertificazione industriale del nostro territorio, con perdita di risorse, competenze e prospettive di sviluppo.

E va detto con chiarezza: l’unica voce che si è alzata con forza per denunciare questa situazione è stata quella della Lega, grazie all’impegno dell’onorevole Nicola Ottaviani. Qualcuno ha definito anche questa una “fuga in avanti”. Ma se difendere il territorio, denunciare uno squilibrio e provare ad anticipare i problemi significa essere in fuga in avanti, allora sì: noi siamo orgogliosamente in fuga in avanti. Nel senso che cerchiamo di stare sempre un passo avanti, nell’interesse dei cittadini e delle imprese.

Perché il vero rischio non è correre troppo, ma restare fermi mentre altri territori, a pochi chilometri da noi, beneficiano di condizioni più vantaggiose. E questo non possiamo permettercelo.