Ennesima polemica nel fronte progressista dopo quella andata in scena nell'incontro sulla Valle del Sacco. Botta e risposta in casa PD tra lo storico esponente e la leader della minoranza Rinnovamento. Accuse reciproche, sullo sfondo i rapporti con la civica LiberAnagni. Un altro scontro che conferma quanto sia improbabile ad oggi la costruzione di un'ampia coalizione come alternativa al centrodestra
Il cantiere del centrosinistra anagnino, storicamente sospeso tra la vocazione alla sintesi e la tentazione dell’autodistruzione, scrive nelle ultime ore una nuova pagina, dopo quella di qualche giorno fa al convegno sul Sin che si è tenuto nella Casa della cultura (leggi qui: Anagni, il convegno sul SIN diventa l’autopsia del centrosinistra).
Ad innescare l’ennesima polemica è stata poche ore fa una durissima lettera aperta, pubblicata sul blog del professor Meazza, di Vittorio Save Sardaro, storico esponente dei dem locali. È una requisitoria contro la minoranza del Partito. Ha immediatamente provocato la replica di Angela Manunza, esponente dell’area “Rinnovamento”. Il risultato è un quadro di profonda spaccatura, in cui l’ambizione di costruire un’alternativa unitaria alle destre frana ancora una volta sotto il peso di accuse reciproche di tradimento e supposta disonestà intellettuale.
L’affondo di Vittorio

L’intervento di Vittorio Save Sardaro è partito da un principio: “Per me l’appartenenza viene ancora prima dell’impegno”. Di lì, un attacco alla minoranza, accusata di aver disatteso i doveri minimi della solidarietà di Partito in nome di un isolamento sterile. Save Sardaro ha fotografato un circolo in cui vige (sostanzialmente per colpa della minoranza) un “perenne conflitto e una costante incomunicabilità”, giungendo a definire intollerabile l’atteggiamento di chi, uscito sconfitto dal congresso del 2023, ha scelto la via del disimpegno o del sabotaggio interno.
Per l’esponente della maggioranza, l’iscrizione al Pd dovrebbe essere “una scelta morale ed etica”. Mentre alcuni tendono ad indebolire “la credibilità del Partito”, rendendo “inefficace la sua azione”. Non poteva mancare un attacco diretto al (mai nominato direttamente) consigliere di LiberAnagni Luca Santovincenzo. Save Sardaro si è chiesto se i componenti della minoranza siano “parte integrante del Partito o un corpo estraneo, autonomo, tanto da essere non riconoscibili come espressioni del Pd”.

Proprio perché danno “un pubblico sostegno all’ultimo arrivato”, un leader civico accusato di personalismo, i cui proclami sarebbero“fondati sull’Io come dimostrazione di valore assoluto e di superiorità verso tutti”. Difficile onestamente, non riconoscere il consigliere di minoranza. Da qui, il perentorio invito ai dissidenti a “prendere le distanze da costui” per ritrovare una proposta convincente in grado di scalzare la destra dal governo della città.
La replica di Angela Manunza
La risposta di Angela Manunza non si è fatta attendere. La componente della corrente Rinnovamento ha risposto punto su punto, contestando la pretesa superiorità morale di chi evoca l’unità solo per blindare le proprie posizioni: “L’appartenenza non può essere invocata selettivamente come scudoper chi governa il circolo e come arma contro chi dissente”. Secondo l’esponente di “Rinnovamento”, la narrazione di una minoranza arroccata sull’Aventino è una mistificazione della realtà:“La minoranza non si è sottratta alla vita del Partito: ne è stata sistematicamente tenuta fuori”.

Quanto ai rapporti con Santovincenzo, la Manunza ha rivendicato la linearità del proprio operato politico, ricordando che la vicinanza del Pd con il leader di LiberAnagni non è un’invenzione correntizia, bensì il frutto di un accordo formale: “Il Pd di Anagni ha siglato un patto di coalizione con LiberAnagni. Io sto rispettando quel patto”. Sbaglia invece chi liquida“il consigliere Santovincenzo come “l’ultimo arrivato”, come se essere nuovi fosse una colpa”. Un atteggiamento sintomatico di una cultura politica per cui “chi blocca l’ingresso ai nuovi non difende il partito: lo conserva in formalina”.
La Manunza ha poi ricordato il peccato originale di buona parte di quella maggioranza del Pd anagnino che oggi attacca la minoranza. “Mentre il Pd stringeva l’accordo con LiberAnagni, una parte dello stesso partito costituiva una lista civica per sostenere un candidato di centrodestra. E Save Sardaro quella coalizione l’ha appoggiata”. Di qui la domanda: “Se sostenere il patto che il PD stesso ha siglato è tradimento, come si chiama sostenere il centrodestra?”.
Totale assenza di dialogo
Uno scontro non nuovo, quello tra Save Sardaro e la Manunza. Che, ancora una volta, mette a nudo la fragilità strutturale del Partito Democratico di Anagni. La tendenza patologica alla discussione interna e al processo identitario si conferma, ancora una volta, come un limite insuperabile verso la costruzione di una sintesi unitaria. Quello che dovrebbe essere un normale pluralismo congressuale si traduce in una balcanizzazione dei posizionamenti.

Ogni tentativo di dialogo viene anticipato da veti e accuse di disonestà politica. Fino a quando la dialettica interna rimarrà schiacciata tra il richiamo disciplinare a un’appartenenza di facciata e la rivendicazione di un’autonomia di movimento sul territorio, la prospettiva di un progetto di governo alternativo per Anagni rimarrà un miraggio. Lasciando il campo libero alle destre e condannando il perimetro progressista a una paralizzante guerra di logoramento.



