Anagni, il biodigestore accende lo scontro, il Bilancio passa in silenzio

Doveva essere una seduta tecnica, è diventata un’arena politica. Il ritiro del ricorso sul biodigestore e il degrado della stazione infiammano il Consiglio comunale, mentre le variazioni di Bilancio scorrono sullo sfondo.

Paolo Carnevale

La stampa serve chi è governato, non chi governa

Da una parte l’Ordine del Giorno ufficiale: alcune variazioni di Bilancio che sono passate quasi in secondo piano. Dall’altra, l’urgenza dei temi sollevati dall’opposizione: che hanno di fatto monopolizzato il dibattito, scatenando l’ennesimo scontro tra le parti. E restituendo alla città l’immagine di un Consiglio comunale dove ogni ipotesi di dialogo, almeno sui grandi temi, appare ormai preclusa.

La seduta andata in scena ad Anagni è stata il ritratto plastico di una dicotomia ormai strutturale: un Ordine del Giorno asciutto, quasi tecnico, trasformato in un’arena politica. Due i temi che hanno finito per oscurare quasi del tutto cifre, capitoli e numeri: il progetto del biodigestore e il destino di una città sospesa tra l’ambizione di Capitale italiana della Cultura e una realtà infrastrutturale tutta da rivedere.

Doveva essere la seduta delle variazioni di Bilancio. Ma il clima si è surriscaldato non appena il tema ambientale è entrato prepotentemente in Aula, spostando il baricentro della discussione e caricando di tensione l’intero Consiglio.

Il biodigestore e la parola data

Foto Sara Minelli © Imagoeconomica

Al centro della tempesta, la decisione dell’amministrazione di rinunciare al ricorso al TAR. Un ricorso con il quale tentare di impugnare le autorizzazioni rilasciate per la costruzione ad Anagni di un biodigestore nel quale portare gli avanzi delle cucine di tutta la provincia e le erbe falciate sulle strade dei 91 Comuni. Per farne cosa? Nulla: semplicemente mettere tutto dentro una specie di pentola a pressione e lasciarlo macerare in maniera naturale. Poi, prendere i gas che si generano spontaneamente e lavorarli: da una parte l’anidride carbonica con cui fare le bollicine per le bibite gasate e dall’altra il biometano per farci camminare camion, auto, riscaldamenti.

Oggi i nostri rifiuti fanno la stessa fine ma in Veneto: paghiamo per portarceli, paghiamo per farli lavorare, non ci prendiamo né bollicine né gas ma se lo tengono a Padova.

La scelta di non impugnare al Tar le autorizzazioni ha scatenato la reazione durissima del gruppo LiberAnagni. A rivelarla in Aula è stato il consigliere Luca Santovincenzo, che non ha usato giri di parole, parlando apertamente di “un tradimento” consumato lontano dagli occhi dei cittadini.

Dietrofront

Daniele Natalia (Foto © Stefano Strani)

Secondo la ricostruzione dell’opposizione, la maggioranza guidata dal sindaco Natalia ha avuto un iniziale apprezzamento del progetto. Poi ha fatto marcia indietro aderendo al ricorso degli ambientalisti, in seguito alla levata di scudi della cittadinanza, soprattutto in vista delle elezioni del 2023. Una posizione che, sempre secondo Santovincenzo, sarebbe servita solo come specchietto per le allodole elettorale.

Dopo il voto, però, le cose sarebbero cambiate. Fino alla decisione — resa nota proprio dall’opposizione — di ritirare il ricorso, senza alcun passaggio in Consiglio comunale. “Il problema non è solo il biodigestore ma il valore della parola data ai cittadini”, ha tuonato Santovincenzo, parlando di una scelta presa in segreto.

(Foto © DepositPhotos.com)

L’accusa è stata rilanciata anche fuori dall’Aula da Angela Manunza, esponente dell’area Rinnovamento del PD, secondo cui “senza ricorso la strada del biodigestore è spianata”. Il sindaco ha replicato ricordando che il Comune è vincolato alle decisioni della SAF: cioè la società composta da 91 Comuni della provincia di Frosinone (tutti in parti uguali, a prescindere da dimensioni e popolazione) per lo smaltimento dei rifiuti urbani. In sede di approvazione del Bilancio, i sindaci hanno detto si al biodigestore, smettendo di spendere soldi per portare in Veneto gli avanzi di cucina e le erbe sfalciate. In quel modo, la Ciociaria si ritroverebbe il gas gratis che oggi resta in Veneto. Il fatto che il progetto sia nelle mani dei 91 sindaci – dice Natalia – evita speculazioni ed assicura un monitoraggio attento. Una rassicurazione che non ha convinto l’opposizione.

Stazione, cultura e lo scontro sul racconto della città

Non meno acceso il confronto su trasporti e cultura. A fare da detonatore è stata l’ennesima interrogazione — la quarta sul tema — presentata da Santovincenzo sullo stato di degrado della stazione ferroviaria. Da lì, una bagarre verbale che ha messo a nudo una frattura profonda.

Il piazzale della stazione di Anagni

La minoranza ha rivendicato il proprio ruolo di pungolo politico, mentre la maggioranza ha accusato l’opposizione di costruire una narrazione distruttiva, dannosa per l’immagine della città. Un’accusa arrivata proprio nel momento in cui, con l’avvicinarsi della decisione sulla candidatura a Capitale italiana della Cultura 2028, servirebbe — almeno in teoria — una maggiore comunione di intenti.

A inasprire ulteriormente il clima è stato l’assessore Carlo Marino, che ha definito gli oppositori “professionisti del pessimismo”, colpevoli di denigrare Anagni invece di sollecitare in modo costruttivo gli enti competenti.

Il bilancio sullo sfondo, ma la guerra continua

Paradossalmente, il punto che avrebbe dovuto dominare la seduta — le variazioni di Bilancio — è passato quasi in secondo piano, nonostante la rilevanza delle cifre in gioco. Le variazioni erano legate all’arrivo di fondi PNRR, ossigeno puro per le casse comunali, indispensabili soprattutto per avviare la gara per il rinnovo della gestione dei rifiuti.

Anche qui, però, la critica tecnica si è intrecciata con quella politica. Santovincenzo ha definito “inconcepibile” procedere con variazioni così significative a poche settimane dall’approvazione del Bilancio di previsione, sollevando dubbi sul metodo più che sulla sostanza.

La maggioranza, dal canto suo, ha blindato la manovra facendo valere i numeri, approvando le variazioni senza cedimenti.

La seduta si è chiusa così com’era iniziata: con la sensazione che ad Anagni la battaglia non sia più sui provvedimenti ma sul racconto stesso della città. E che la guerra, quella vera, sia tutt’altro che finita.

 Salva in Pdf