Venerdì alla "Casa della Cultura" incontro organizzato da PD, Possibile, Sinistra Italiana e M5S per fare il punto sulla bonifica ambientale della Valle del Sacco. Gli organizzatori accusano Governo e Regione di centrodestra di non accelerare gli interventi programmati. Ma c'è un rischio politico. Che incombe da destra.
Rischioso. Molto rischioso. Sul piano politico e su quello dell’immagine. È una scelta in bilico quella dell’appuntamento fissato per venerdì prossimo alle ore 17.30 presso la Casa della Cultura di Anagni. Il titolo è emblematico “Valle del Sacco fine Sin Mai”. E che, come spesso è accaduto ultimamente, può essere letto da due diverse angolazioni. Oltre all’argomento di grande rilievo e sempre di strettissima attualità sotto tutti i punti di vista, c’è la chiave politica. Ma perché è rischioso e per chi?

Il rischio è quello di parlare d’un tema che tra qualche settimana potrebbe essere clamorosamente smentito dai numeri. Le cifre aggiornate dicono che nella Valle del Sacco l’inquinamento non c’è. E se c’è sta almeno a venti metri di profondità, cioè ben lontano dalle radici di qualsiasi coltivazione. Quello registrato più sopra? È la natura dei terreni ad essere così non gli elementi portati dall’uomo: lo dice Arpa Lazio cioè l’organo che deve analizzare e controllare. E per l’acqua? È quella la risposta che manca: deve fornirla Ispra l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. (Leggi qui: Oltre i numeri annunciati ieri: è tempo di ridefinire il perimetro Sin. E leggi qui: “Addio Sin, bentornata Ciociaria”: Savoriti smonta la Valle dei Veleni).
Nelle prossime settimane, forse nei primi giorni di settembre, il deputato Aldo Mattia (FdI) attende le risposte finali: il Ministero dell’Agricoltura sta seguendo attraverso di lui la questione. Se n’è occupata anche la magistratura amministrativa: il Consiglio di Stato ha detto che quella perimetrazione non andava fatta. (Leggi qui: Valle del Sacco, il Consiglio di Stato chiude una stagione: il Sin era illegittimo).
I promotori critici con Regione e Governo

Il dato oggettivo è il peso dell’iniziativa che comunque ad Anagni si terrà. Vede la partecipazione di figure di rilievo del campo Progressista: Gianmarco Capogna (Segreteria nazionale di Possibile), Maria Teresa Russo (Coordinamento segreteria regionale di Sinistra Italiana), Sara Battisti (Consigliera regionale del Partito Democratico) e Ilaria Fontana (Deputata del Movimento 5 Stelle). Per il resto, da una parte c’è il consolidamento di una storica battaglia ecologista; dall’altro, una precisa strategia di riposizionamento politico del centrosinistra istituzionale nel contesto cittadino.
Il fulcro dell’evento si basa sull’analisi dello stato dell’arte della bonifica della Valle del Sacco, a circa sette anni dalla sigla dell’Accordo di Programma del 2019 tra l’allora Ministro dell’Ambiente Sergio Costa (M5S) e il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti (PD). Un’intesa che aveva permesso di stanziare risorse significative (oltre 50 milioni di euro) per avviare interventi strutturali su un territorio gravato da decenni di inquinamento industriale da beta-esaclorocicloesano e altre sostanze tossiche.
Oggi, anni dopo, l’area progressista traccia un bilancio critico, denunciando come le attuali amministrazioni di destra, sia a livello nazionale che regionale, abbiano disatteso gli obiettivi prefissati. Secondo i promotori, l’azione di governo si sarebbe ridotta a una serie di spot propagandistici, privi della costanza e della volontà politica necessarie per accelerare i cantieri.
La chiave politica

La tesi sostenuta è che il vincolo del SIN debba essere temporaneo: uno strumento d’urgenza per catalizzare le bonifiche e restituire i terreni alla transizione ecologica e allo sviluppo sostenibile, non una condizione di paralisi permanente per l’economia locale. Non è la prima volta che il centrosinistra alza la voce sull’ambiente. A riprova del fatto che la tutela della Valle del Sacco non è un tema congiunturale, ma l’asse portante di una visione identitaria che unisce giustizia sociale e giustizia ambientale.
Accanto alla questione ecologica, l’evento di venerdì riveste però anche un profondo significato politico. Negli ultimi mesi la presenza e l’incisività del centrosinistra istituzionale (PD in primis) ad Anagni sono apparse spesso timide. Un atteggiamento evidenziato dal protagonismo radicale e civico, incarnato dal cartello di LiberAnagni: una formazione che ha saputo catalizzare l’attenzione mediatica e il malcontento popolare attraverso iniziative ad alto impatto sociale e comunicativo.

Si pensi alle mobilitazioni sulla riconversione dell’ex Polveriera, pensata come spazio di rigenerazione urbana e culturale sottratto alla speculazione, e alle accese proteste sulla gestione della sanità locale, con il presidio costante sul futuro dell’ex ospedale cittadino. Azioni che puntano a rendere il movimento il principale punto di riferimento dell’opposizione sociale in città.
I progressisti scendono sul… “campo largo”

In questo scenario, la tavola rotonda della Casa della Cultura si configura anche come la risposta del centrosinistra istituzionale per riappropriarsi dello spazio politico perduto. Riunendo sotto la stessa sigla PD, M5S, Sinistra Italiana e Possibile: una riproposizione del modello del “campo largo” , i partiti tradizionali cercano di dimostrare la propria capacità di incidere sui tavoli che contano, offrendo una sponda istituzionale concreta alle istanze del territorio.
L’obiettivo è dimostrare che, se il civismo radicale eccelle nella protesta e nella mobilitazione di piazza, il centrosinistra istituzionale possiede le competenze programmatiche necessarie per trasformare quelle istanze in atti concreti.
Prossime settimane permettendo.



