Anagni, la nuova sanità divide la politica

L'apertura della Casa di Comunità, dell'Ospedale di Comunità e del presidio oncologico accende il confronto politico. Per il sindaco Natalia è la prova di un impegno mantenuto; per l'opposizione resta una vetrina che non sostituisce il vero ospedale.

Paolo Carnevale

La stampa serve chi è governato, non chi governa

Ricapitolando per chi si fosse perso le puntate precedenti. Ad Anagni da oggi è attiva 24 ore su 24 la Casa di Comunità per 87mila utenti, che unirà in una solo sede assistenza primaria, specialistica, infermieristica e servizi socio-sanitari. Poi ha aperto l’Ospedale di Comunità da 20 posti letto dedicato alla continuità delle cure e alla riabilitazione post-dimissione, evitando lunghi ricoveri lontano da casa. Inoltre è stato inaugurato un presidio oncologico con la partenza del servizio di terapia: attive 6 postazioni per infusioni, azzerando i viaggi estenuanti verso altri ospedali. (Leggi qui: Il Medico di Famiglia guida la rivoluzione della nuova Sanità nel Lazio).

Francesco Rocca

Nonostante ciò, l’inaugurazione della Casa della Comunità, dell’Ospedale di Comunità e del Presidio Ambulatoriale di Cure Oncologiche (PACO) celebrata ieri ad Anagni ha superato, come era ovvio che fosse, i confini del formale evento istituzionale. Il taglio del nastro si è trasformato nel palcoscenico in cui si sono scontrate due visioni politiche antitetiche e apparentemente inconciliabili sulla Sanità nella città dei papi. Due visioni che continueranno a contrapporsi, come hanno del resto fatto fino ad ora, fino alle prossime elezioni comunali. 

“Mantenuto un impegno, noi vicini ai cittadini”

Da un lato, c’è la narrazione della maggioranza di centrodestra guidata dal sindaco Daniele Natalia che ha celebrato il traguardo come il compimento di un impegno preso con i cittadini; dall’altro, l’affondo di Luca Santovincenzo (LiberAnagni), che ha contestato la sostanza dei servizi, intravedendo dietro la cerimonia una manovra di pura propaganda.

Daniele Natalia

Per il sindaco Daniele Natalia l’attivazione dei nuovi servizi rappresenta infatti il culmine di un percorso amministrativo ma anche etico e sociale. Commentando la giornata di ieri, il primo cittadino ha voluto dare una forte connotazione morale alla giornata, legandola al ricordo di chi ha lottato contro il tumore e spiegando come in questo caso il gesto inaugurale non sia stato “soltanto il taglio di un nastro” o la consegna di nuove mura, ma“il compimento di un percorso, la conferma di un impegno e la risposta concreta a un bisogno profondo della nostra comunità”.

La scommessa della maggioranza ruota attorno alla vicinanza e alla prossimità delle cure, specialmente per le patologie ad alto impatto sociale. Poter disporre (come accadrà da ora in poi) di un presidio dedicato alle cure oncologiche, attrezzato per visite, controlli, terapie e postazioni per le infusioni significa per Natalia “restituire vicinanza a chi ne ha più bisogno”, inviando un segnale chiaro ai pazienti e alle loro famiglie: le istituzioni “ci sono, ascoltano, non lasciano soli e trasformano le parole in fatti”. 

Scenografia elettorale

Luca Santovincenzo

Opposta la visione della minoranza. Che, con Santovincenzo, ha voluto sottolineare un dato importante; l’assenza del popolo anagnino all’inaugurazione di venerdì. Per il consigliere di LiberAnagni la scarsa partecipazione spontanea degli anagnini all’evento è una scelta che “merita rispetto”. Perché – sostiene – evidenzia una discrepanza evidente “tra la narrazione costruita attorno agli eventi istituzionali e la realtà che i cittadini vivono ogni giorno”.

Santovincenzo ha ricordato che il servizio di oncologia era stato già inaugurato due anni fa. Ed era stato presentato come un vero e proprio “reparto oncologico”; quando era invece solo “un ambulatorio che non poteva ancora svolgere alcuna funzione utile. Un modo per dire che la salute non può e non deve trasformarsi nella “scenografia di una campagna di stucchevole propaganda permanente fatta di targhe, fotografie, applausi di circostanza e passerelle”. Per lui il rischio, neanche troppo velato, è che le strutture inaugurate siano solo palliativi. che non serviranno a risolvere i disagi legati alla mancanza di un presidio ospedaliero tradizionale.

La partita della sanità rimane dunque il principale terreno di scontro ideologico in un comprensorio, come quello della Valle del Sacco, piagato da storiche emergenze ambientali. Un contesto fragile che, secondo l’opposizione, richiederebbe la fermezza di “un vero ospedale pubblico nell’area dell’Ex Polveriera” e una politica che “invece di mettere in scena la sanità, cominci davvero a ricostruirla”.