Anagni, lo Jago Museum scolpisce i nuovi equilibri della maggioranza

L'ultimo Consiglio comunale della Città dei Papi non ha solo tenuto a battesimo il progetto del noto artista ma è stato un test per l'amministrazione tra la voce fuori dal coro di Guglielmo Vecchi e le ambizioni da sindaco di Carlo Marino

Paolo Carnevale

La stampa serve chi è governato, non chi governa

Il Consiglio comunale di Anagni di martedì non ha tenuto solo a battesimo il progetto dello Jago Museum. Certo il punto centrale dell’assise è stata l’approvazione unanime (salutata da un applauso) della delibera per dare in comodato d’uso per 30 anni a Jacopo Cardillo, in arte appunto Jago, l’Auditorium comunale. Con un investimento calcolato in circa 250.000 euro che promette di rinnovare, ad Anagni, l’esperienza del Jago Museum di Napoli: con un ritorno incontestabile in termini di immagini e di conseguente volano economico culturale.

Dietro i toni trionfalistici per l’approvazione di una delibera che promette di proiettare la città dei papi nei circuiti internazionali dell’arte contemporanea, si sono però consumati, magari poco visibili, passaggi politici sottili, capaci di svelare le ambizioni e le inquietudini dei protagonisti della coalizione guidata da Daniele Natalia. 

Vecchi fuori dal coro: monito all’assessore D’Ercole

Guglielmo Vecchi (Foto © Stefano Vecchi)

Il dato politico più interessante è arrivato da Guglielmo Vecchi. L’esponente di Idea Anagni ha riproposto un atteggiamento che da un po’ lo contraddistingue: non quello del soldato semplice che plaude all’ordine del giorno ma la coscienza critica della sua stessa maggioranza. Il suo intervento sulla necessità di velocizzare il progetto di rigenerazione urbana, rivolto con precisione chirurgica all’assessore Vittorio D’Ercole, è stato molto più di un suggerimento bonario.

Mentre il resto della maggioranza si crogiolava del successo dei 2 milioni di euro destinati alle opere pubbliche e dell’effetto Jago, Vecchi ha chiesto più incisività. Un pungolo che a molti è apparso come un distinguo tattico, utile ad evitare l’anonimato in una coalizione a trazione meloniana.

Con lo sguardo rivolto al 2028, il posizionamento di Vecchi appare quindi fluido. Restare nel civismo o entrare ufficialmente in quella Lega a cui è legato da amicizia storica con l’assessore regionale Pasquale Ciacciarelli? La sua metamorfosi in stimolatore interno suggerisce che il consigliere voglia pesare di più.

Marino studia da erede di Natalia e non solo

L’assessore Carlo Marino

Se Vecchi rappresenta l’inquietudine (sempre organica alla maggioranza e senza rischio di fughe), Carlo Marino incarna oggi il successo amministrativo. Il progetto Jago è, per ammissione dello stesso sindaco Daniele Natalia, una sua creatura. Questo bollino di qualità trasforma l’assessore alla Cultura nel vincitore politico della sessione, facendone salire vertiginosamente le quotazioni come possibile erede naturale del primo cittadino.

Tuttavia, la politica vive di paradossi. Proprio questa forza acquisita alimenta i rumors su un possibile salto di specie. Spieghiamo: Marino ha ribadito pubblicamente il suo legame con il progetto Natalia, scelto nel 2018 e confermato 5 anni dopo.

Una dichiarazione di lealtà che però non spegne le voci in base alle quali, in una politica fluida, un profilo come il suo che somma competenza tecnica e consenso trasversale potrebbe essere tentato, in caso di mancata indicazione come successore di Natalia, dal guidare uno schieramento autonomo, smarcandosi dai partiti tradizionali per intercettare il voto d’opinione.

Test per gli equilibri della maggioranza

Il Consiglio comunale di Anagni

Insomma, sotto la superficie di una delibera storica con investimenti milionari, la maggioranza di Anagni ha iniziato a testare i propri equilibri. Se da una parte c’è chi, come Vecchi, cerca di non farsi schiacciare dal “monolitismo” della coalizione; dall’altra c’è chi, come Marino, sta cercando di capitalizzare un risultato amministrativo trasformandolo in peso politico specifico.

Un’operazione riuscita parzialmente con la bella avventura, terminata sul finale, della gara per il titolo di Capitale Italiana della Cultura del 2028; e che invece potrebbe andare davvero a buon fine con il progetto dello Jago Museum. Tra rigenerazione urbana e sculture di marmo, ad Anagni si sta scolpendo soprattutto il futuro della prossima amministrazione.