Le polemiche post-congresso provinciale rimbalzano anche nel circolo cittadino con Angela Manunza della minoranza che rincara la dose contro il gruppo dirigente. Ma le nomine con il coinvolgimento della corrente Rinnovamento legittimano la linea dei vertici locali e tendono a compattare il partito
Le tensioni che in queste ore stanno scuotendo il faticoso rinnovamento del Partito Democratico della provincia di Frosinone arrivano fino ad Anagni, rendendo di nuovo calda una situazione politica locale già da tempo caratterizzata da fratture profonde e mai sanate. Anche se, ad onor del vero, la fotografia che la minoranza del Partito cerca di accreditare, quella di un Pd anagnino spaccato in due, risulta quantomeno esagerata, per almeno un paio di motivi.
Dopo il Congresso la… tempesta
Il punto di partenza è noto: le frizioni post-Congresso provinciale hanno avuto l’effetto, forse non previsto ma certamente dirompente, di rinfocolare le polemiche che da diversi mesi attanagliano il circolo anagnino. A dare fuoco alle polveri è stato l’intervento di Angela Manunza, esponente di spicco della corrente Rinnovamento, che ha riaperto una ferita: la mancata accettazione emotiva e politica della segreteria di Francesco Sordo. Che a livello provinciale fa riferimento alle posizioni di Rete Democratica (la componente della consigliera regionale Sara Battisti e dell’ex Segretario provinciale Luca Fantini, che ha come riferimento nazionale l’onorevole Claudio Mancini) .

Nonostante quest’ultimo sia stato eletto al termine di un Congresso che ha visto una maggioranza rilevante, le due fazioni non sono mai riuscite a trovare una sintesi, trasformando la convivenza interna in una guerra di trincea fatta di critiche costanti sull’attuale gestione. Che sono arrivate, in alcuni momenti, a mettere in discussione la legittimità stessa della segreteria Sordo.
Durante la campagna congressuale ed in special modo nella tappa anagnina del tour di Migliorelli i toni sembravano essersi abbassati. Ed invece il confronto, come detto, è di nuovo esploso quando, nelle ultime ore a livello provinciale, l’elezione di Achille Migliorelli ha scatenato una polemica feroce tra Luca Fantini e Danilo Grossi, con l’ingresso in campo dei big del partito come Sara Battisti e Francesco De Angelis. (Leggi qui: Pd, congresso finito ma guerra aperta: scintille tra Fantini e Grossi).
L’affondo di Angela: “Non bastano i numeri”
Ad Anagni, dunque, la discussione si è spostata sul piano della coerenza etica e della gestione del circolo. Angela Manunza non ha usato giri di parole nel descrivere un clima di repressione del dissenso che, a suo dire, caratterizzerebbe la vita del Partito a livello locale, non solo anagnino: “Negli ultimi tempi, chiunque abbia provato a sollevare riflessioni critiche o a denunciare criticità nella gestione dei nostri circoli territoriali si è spesso sentito richiamare alla disciplina interna e a un rigoroso ‘codice etico’”.

Per la Manunza e la minoranza questo vale per il circolo di Anagni che non risponde più da tempo alle esigenze del territorio. Il rischio, per l’opposizione è quello di “smarrire il senso profondo della militanza”. Perché – questo il senso della critica – se la gestione di un circolo viene blindata nonostante le carenze denunciate e mentre i leader provinciali e regionali si abbandonano a personalismi digitali (come è capitato nella querelle Migliorelli- Grossi e non solo), la base finisce per sentirsi tradita e alienata.
Il punto, per l’esponente anagnina di Rinnovamento, è che la legittimità numerica di un Congresso non basta a garantire l’autorevolezza, se questa non è accompagnata dall’esempio e dall’ascolto quotidiano. O, per usare le parole della Manunza “l’autorevolezza, come giustamente ricordato da alcuni esponenti, ‘si costruisce giorno dopo giorno. Ma si costruisce soprattutto con l’esempio: meno personalismi digitali e più ascolto verso chi vive il territorio quotidianamente”.
La legittimazione della segreteria-Sordo

Parole dure, quelle di Angela Manunza. Tuttavia, se si fa una analisi ad ampio respiro, non legata solo ad Anagni, dipingono una situazione non troppo verosimile per almeno due motivi. Il primo ha il nome di Luigi Vecchi, storico esponente del Pd di Anagni, da poco eletto alla carica di Tesoriere del Partito a livello provinciale. Non un ruolo non onorifico ma reale. E poiché Luigi Vecchi ad Anagni fa parte della maggioranza del Partito, va da sé che la sua nomina suoni come una legittimazione del livello provinciale su quello locale. E non solo: una nomina che rende merito alla storia del Circolo di Anagni, al suo glorioso passato operaio e studentesco, allo stesso predecessore di Vecchi, Vittorio Save Sardaro una pietra miliare nella storia progressista provinciale. La scelta di Vecchi per avvicendare un simile totem di autorevolezza, indica il peso specifico che il Partito gli attribuisce.
Il secondo motivo ha un altro nome. Più defilato magari, ma non per questo meno importante. Quello di uno dei componenti della Commissione Provinciale di Garanzia: è un nome dell’area che fa riferimento a Marta Bonafoni, la figura a cui la Manunza è legata. Ruolo affidato ad Enza Anelli, moglie del dottor Sansoni, storico esponente del Pd anagnino, candidato a sindaco contro Carlo Noto e da tempo nume tutelare proprio della corrente anagnina di Rinnovamento.
Anche qui, se la forma ha un senso, una nomina nel segno dell’inclusione è la chiara volontà di tenere tutte le anime del Partito insieme. Rendendo quindi meno credibile l’immagine di una minoranza completamente tagliata fuori dalle stanze del potere.

Insomma, ad Anagni le frizioni tra le anime del Pd esistono e permangono. Ma il messaggio arrivato dall’alto, alla luce delle nomine fatte, è chiaro: avanti con la linea Sordo, facendo nel contempo di tutto per tenere unito il partito. Se non altro perché tra due anni in città si vota. E poiché le diatribe per la scelta del candidato a sindaco potrebbero creare fastidi al centrodestra, non ha senso minare l’unità di quello che resta il Partito di riferimento di tutto il centrosinistra.



