Anbi e l’acqua che coltiva la pace (e la politica)

L'assemblea nazionale dei Consorzi di Bonifica Anbi. Cronaca di un'assemblea che ha fatto chiarezza su ciò che è liquido, e su ciò che non può più esserlo. Il nuovo ruolo del Lazio

Se l’acqua è un bene prezioso, oggi è anche un bene politico. Anzi, geopolitico. Ed è stato proprio questo l’assunto – semplice, potente, universale – sul quale l’assemblea nazionale di ANBI, l’Associazione Nazionale dei Consorzi di Bonifica, ha costruito due giorni di confronto a Roma. Che non sono stati solo un convegno, ma una dichiarazione d’intenti.

Serve acqua per coltivare la pace recitava il titolo ufficiale. Ma poteva anche intitolarsi “Serve coraggio per smettere di scherzare con il clima”, oppure “La manutenzione salverà l’Italia”. Perché dietro i pannelli blu, i badge plastificati e il rituale delle strette di mano tra tecnici e politici, al Carpegna Palace Hotel di Roma si è parlato con insolita franchezza del futuro.

Altro che pioggia di parole

Massimo Gargano

Massimo Gargano, direttore generale di ANBI nazionale, ha aperto i lavori con una frase che resterà: Questa è l’estate più fredda del futuro”. Un paradosso solo apparente. Perché se i mutamenti climatici sembrano ancora materia per convegni e commissioni, saranno presto – anzi, già sono – carne viva nella quotidianità dei cittadini. Soprattutto di quelli che abitano le aree interne, i borghi dimenticati, le campagne. E che, se va avanti così, rischiano di non avere acqua per bere, irrigare, produrre.

Gargano non si è fermato alle previsioni da meteorologo. Ha allargato lo sguardo: l’acqua è alla base dei flussi migratori, delle carestie, delle guerre future. E chi non lo capisce, non ha capito nulla del XXI secolo. Da qui la necessità di trattare la questione idrica non come un tema ambientale ma come una priorità nazionale e continentale.

Con buona pace di Bruxelles, troppo timida nella sua water resistant strategy e con un occhio (critico) alle piroette burocratiche che oggi complicano la vita a chi deve spendere i fondi PNRR.

Il Lazio che fa squadra

I direttori Anbi del Lazio con l’assessore Giancarlo Righini

Tra i più attivi all’assemblea, il gruppo di ANBI Lazio, guidato da Sonia Ricci. Ex assessore regionale all’Agricoltura, oggi presidente che non le manda a dire. Ha portato a Roma una squadra coesa: dai dirigenti dei consorzi di Fondi e Latina (Lino Conti e Tullio Corbo), a quelli di Rieti e Viterbo (Gianluca Pezzotti e Vincenzo Gregori), fino ai ciociari Remo Marandola ed Aurelio Tagliaboschi. Con loro anche il direttore regionale Andrea Renna e Niccolò Sacchetti per Roma.

L’idea? Una sola, chiarissima: “La crisi climatica è una questione di giustizia sociale, ambientale, economica e perfino antropologica”. Se non si parte da qui, ha spiegato Ricci, ogni intervento sarà tampone, non sarà cura. Il Lazio si candida ad essere laboratorio nazionale per soluzioni concrete: dai bacini idrici multifunzionali alle acque reflue depurate (ma sicure) che possono essere riutilizzate in agricoltura, passando per il presidio delle aree interne.

Ricci ha poi ringraziato i vertici nazionali dell’associazione – Francesco Vincenzi e lo stesso Gargano – per aver dato voce ai rappresentanti delle istituzioni, come l’assessora romana Ornella Segnalini e l’assessore regionale Gianluca Righini. Entrambi hanno sottolineato il valore strategico dei consorzi di bonifica, definendoli senza giri di parole “il vero volto del fare”.

I fatti (quelli veri)

Giancarlo Righini

E i fatti sono arrivati, sotto forma di esempi concreti. Come quello raccontato da Giancarlo Righini, assessore all’Agricoltura del Lazio: Il giorno prima del suo intervento, una grandinata tanto violenta quanto improvvisa ha scaricato proiettili di ghiaccio larghi anche 5 centimetri sui vigneti di Piglio, Fiuggi, Torre Cajetani, Guarcino. Mettendo in forse l’intera annata di Cesanese. “Ci dobbiamo confrontare costantemente con manifestazioni di maltempo sempre più violente. Non possiamo fare altro che lavorare per allestire un sistema, che possa mitigarne le conseguenze. In questo i Consorzi di bonifica, custodi del territorio, possono avere un ruolo fondamentale“.

L’assessore spiega all’assemblea che i dati che arrivano da ANBI sono preoccupanti ed occorre prestare grande attenzione. “Il tema degli invasi artificiali rappresenta una sfida cruciale anche per la Regione Lazio e per questo abbiamo pensato a misure specifiche per favorire la realizzazione di invasi aziendali. Iniziare a programmare lo stoccaggio della riserva idrica non può che essere una priorità, da mettere in cima alla nostra agenda. Lo abbiamo fatto con azioni concrete, rinnovando la legislazione regionale e destinando risorse importanti alla manutenzione.

Basta pulire i canali per raddoppiare l’acqua

Niccolò Sacchetti

Sulla stessa lunghezza d’onda Marco Casini, segretario generale dell’Autorità di Bacino dell’Appennino Centrale, che ha spiegato come, in alcuni casi, basti pulire le paratoie per raddoppiare la portata dell’acqua irrigua. Elementare? Forse. Ma a quanto pare rivoluzionario in un’Italia dove certe manutenzioni mancano da vent’anni.

Oppure il caso del fosso abbandonato in zona Boccea, riportato alla dignità grazie al Consorzio Litorale Nord. guidato da Niccolò Sacchetti E ancora: i fondi regionali in arrivo, le proposte al Cnel per estendere la competenza dei consorzi alle manutenzioni di montagna, la battaglia per avere regole più semplici e spendibili per gli interventi PNRR. Tutto questo, snocciolato senza enfasi ma con solidità, ha dato all’assemblea un tono diverso: non una vetrina, ma un’officina.

Ma l’acqua divide, anche in Europa

Sul piano europeo, il giudizio dell’ANBI è stato netto. La strategia comunitaria è troppo timida, non visionaria. E se è vero che l’Italia è in buona compagnia (Francia, Spagna, Portogallo soffrono gli stessi problemi), allora – ha detto Gargano – è ora di costruire alleanze per ribaltare la logica del “tanto peggio tanto Bruxelles.

Al ministro Lollobrigida è stato chiesto un impegno preciso: più fondi e più attenzioni per quella che ormai è diventata un’economia a sé, l’economia della manutenzione. Quella che, se ben finanziata, può prevenire disastri, creare lavoro, garantire competitività e pace sociale.

Francesco Lollobrigida

Il ministro garantisce che il Governo farà la sua parte. Per lui l’acqua è componente fondamentale di un mondo agricolo che altrimenti si seccherebbe. Mette l’acceto sulla Politica Agricola Comunitaria: “Continuiamo a lavorare per evitare che l’Europa faccia una scelta folle, che è quella di far involvere le sue politiche strategiche sul settore agricolo che prevedono invece una pianificazione complessiva e quindi un fondo riservato agli agricoltori“.

Sul mondo agricolo incombono i dazi che Donald Trump annuncia e sposta a giorni alterni: “È giusto che dal mondo dell’agricoltura e da parte nostra ci sia l’auspicio ad evitare dazi. Io credo che evitare dazi portandoli a zero sia un’operazione molto difficile“. Con realismo aggiunge: “bisogna verificare se invece il risultato di dazi assorbibili sia raggiungibile“.

Un progetto per il ministro

Luca Ciriani (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

All’assemblea ha partecipato anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. Con lui, il mondo delle Bonifiche ha parlato di aree interne. Massimo Gargano gli ha servito su un piatto d’argento una proposta di legge che l’associazione delle bonifiche ha presentato tramite il Cnel. E che va nella direzione di mettere le regioni nella condizione di avvalersi dei Consorzi di Bonifica per fare manutenzione nell’alta collina e in montagna.

I lavori di Anbi Lazio ad Anitrella

L’esperienza è stata tentata nel Lazio: nella zona dell’Anitrella di Monte San Giovanni Campano erano circa 15 anni che non si ripuliva l’area a ridosso del ponte e lì si erano accumulate tonnellate di legnami trasportati dalla corrente. Facevano da tappo, rischiavano di determinare l’allagamento dei terreni circostanti: cosa non difficile In tempi di cambiamenti climatici, di bombe d’acqua e di montagne di legname che arriva a valle.  Regione Lazio e Anbi regionale si sono messe d’accordo e la pulizia è stata fatta. Anche se non è un canale di competenza delle Bonifiche.

Il primo problema è riuscire a spendere in tempi celeri le risorse stanziate, grazie ad una rinnovata sintonia fra soggetti decisori ed operativi” ha risposto Luca Ciriani.In questo i Consorzi di bonifica sono un esempio di efficienza ed a loro dovrebbero essere affidati i lavori per la sicurezza idrogeologica, che non riescono ad essere adeguatamente svolti dai Comuni.

Tajani e l’acqua strumento

Antonio Tajani all’Assemblea Anbi (Foto: Angelo Carconi © Ansa)

Se l’acqua sarà uno dei motivi per scatenare le prossime guerre, la presenza del Ministro degli Esteri Antonio Tajani è centrale nel dibattito aperto da Anbi. “Il tema acqua – ha detto Tajani – è fondamentale per uno dei due settori portanti della nostra economia, che è l’agricoltura; per questo, la questione invasi è centrale. È necessaria una strategia europea sui bacini e già lo scorso anno, proprio per questo, siamo riusciti a far sì che Roma possa essere un punto di riferimento per l’intera area del Mediterraneo, perché la questione non può essere affrontata solo a livello nazionale”.

L’Italia ospiterà nel 2026 il Forum Euromediterraneo dell’acqua. Tajani evidenzia che “il tema debba diventare anche del Mediterraneo. Dobbiamo fare in modo che anche attraverso l’utilizzo dell’acqua possa esserci crescita”.

Acque agitate

Antonio Tajani all’Assemblea Anbi (Foto: Angelo Carconi © Ansa)

L’attenzione però va tutta su un altro tema. In mattinata si è innescata quella che può essere letta come una contrapposizione con Pier Silvio Berlusconi a proposito dello Jus Scholae. “Anche per me lo ius scholae non è una priorità. È quello che ho sempre detto. Da questo punto di vista io e Pier Silvio siamo in perfetta sintonia” spiega a margine dei lavori dell’assemblea Anbi Antonio Tajani.

Poche ore prima, il figlio del Cavaliere è stato chiarissimo sulla riforma della cittadinanza lanciata da Forza Italia: “Condivido in linea di massima il principio, onestamente ho dubbi sulla priorità. Non mi sembra una necessità tra le prime per gli italiani. Tempi e modi mi vedono un po’ scettico. Mi spiace per Tajani ma sono più contro che a favore, perché non è il momento” Ed aggiunge che su questo tema Tajani porta avanti una sua convinzione e non un’indicazione dei berlusconi. 

Antonio Tajani con il sottosegretario Francesco Battistoni ed i vertici Anbi (Foto: Angelo Carconi © Ansa)

Tajani, rispondendo alle domande dei giornalisti appena sceso dal palco del Carpegna prova a chiarire la sua posizione. “Cercherò di spiegare a tutti i contenuti della nostra proposta, che non è una proposta lassista. Ho sempre detto che la nostra priorità si chiama riforma della giustizia, riduzione della pressione fiscale e tutela della salute del cittadino. Non ho mai detto che era una priorità, ho detto qual è soltanto la nostra posizione. Da questo punto di vista siamo in perfetta sintonia“.

Il piano dei piccoli invasi

Giorgio Maria Bergesio

Se è vero che “l’acqua coltiva la pace”, è altrettanto vero che coltiva anche il Pil. A ricordarlo è stato Giorgio Maria Bergesio, vicepresidente della Commissione Agricoltura del Senato, che all’assemblea ha avuto il merito di dire a voce alta ciò che molti trascurano: I Consorzi di Bonifica hanno nelle loro mani la parte strategica dell’intero Paese, se pensiamo che ben 167 miliardi di euro di valore aggiunto, il 19% del PIL, è generato dalla gestione dell’acqua.”

Un patrimonio strategico, che la politica ha cominciato – finalmente – a considerare per quello che è. Non più terreno marginale da tagli lineari, ma asset infrastrutturale da mettere al centro di piani e bilanci. È anche per questo, ha spiegato Bergesio, che è stata posticipata al 2026 l’entrata in vigore della normativa sul Deflusso Ecologico, nata in un’epoca climatica che ormai non esiste più. Il tempo guadagnato servirà per adeguare la norma alle nuove esigenze, ma soprattutto per non strozzare oggi l’agricoltura che vogliamo ci sia domani.

E il senatore snocciola le cifre: oltre 500 progetti già avviatipiù di un miliardo di euro finanziatialtri 750 milioni in arrivo, piani per la captazione, contenimento e distribuzione della risorsa idrica, e un nuovo capitolo nella legge di bilancio dedicato ai piccoli invasi, l’anello mancante nella catena dell’efficienza. Perché, conclude Bergesio, chi oggi vuole fare agricoltura non può irrigare come si faceva 50 anni fa. Ma grazie ai Consorzi, può almeno provarci con strumenti da XXI secolo.

Il punto (non solo esclamativo)

Un momento dell’assemblea

Dopo 48 ore di confronti, è emersa una verità che da troppo tempo stentava ad imporsi nel dibattito pubblico: l’acqua non è affare da tecnici. È politica. È potere. Ed è sopravvivenza. E ANBI – nel suo piccolo-grande mondo di paratoie, fossi, pompe, vasche e consorzi – è diventata una delle poche istituzioni italiane ad avere una visione chiara su come affrontare la crisi climatica senza farsi schiacciare dall’emergenza.

Andrea Renna e Sonia Ricci

Il Lazio si è ritagliato uno spazio nello scacchiere nazionale. Fino a qualche anno fa, nelle Assemblee nazionali, era una regione che cedeva la scena a territori più blasonati ed efficienti: il Veneto, l’Emilia – Romagna, il Piemonte… Oggi è una delle regioni protagoniste, grazie ad un cambio di passo sul piano organizzativo e strategico: dialoga con tutte le istituzioni, dal centrodestra regionale di Giancarlo Righini al centrosinistra del Comune di Roma capitale dell’assessora Ornella Segnalini venuta all’Assemblea appositamente per ringraziare degli interventi portati avanti dal Consorzio di Bonifica Litorale Nord e la manutenzione del fosso strategico che risultava abbandonato nel XIII Municipio, in zona Boccea.

Il fatto è che oggi ci si ritrova a commentare un’assemblea di bonifiche come fosse un G7 del buonsenso perché, forse, è proprio da qui che passerà la nuova geopolitica italiana.

Del resto, lo diceva anche un altro noto toscano: “Chi ha sete, ha futuro”. E chi governa l’acqua, ancora di più.