Anche la Regione all’Assemblea Anbi, che se la sfanga contro la crisi climatica

Via al vertice nazionale dei consorzi di bonifica. A chi troppo e a chi niente: alluvioni al nord e siccità al sud. Al centro le scelte dopo il Pnrr. Interviene anche l’assessore regionale Righini. «Presenza della Regione affatto scontata in passato». Il punto sul Lazio. L'impegno di Salvini

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

Si chiama “Madonna delle mosse”, si trova nel Viterbese e non è mai stata liberata dal fango. Ora, grazie a un finanziamento di dieci milioni di euro, avverrà lo storico sfangamento della diga di Canino. Salverà le pregiate produzioni di oltre seicento aziende agricole, limitando al contempo il rischio di alluvioni e siccità.

È il primo intervento finanziato dalla Regione tra i 30 previsti dal Pniissi. Per esteso, Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza del settore idrico. Di grandi opere se ne progettano anche nel Lazio, presente in maniera affatto scontata all’Assemblea nazionale dell’Anbi: l’Associazione dei consorzi di bonifica. Che è partita oggi e si concluderà domani. Interverrà Giancarlo Righini, assessore regionale al Bilancio.

A chi troppo e a chi niente, si dice ormai in tutta Italia. Un Paese spaccato a metà: inondazioni al nord e autobotti al sud. Nel mezzo, nel Lazio a rischio idrogeologico, si finanzia un’opera mai vista. Ne seguiranno, stando agli intenti di Regione e Anbi Lazio, altri anche nelle province di Frosinone e Latina: il Basso Lazio in attesa di Area Vasta.  

A luglio 946 milioni per 76 progetti

La sfida è di quelle decisive. Il clima è cambiato: non è più solo un’illusione degli ultrambientalisti. L’allarme è concreto e la sovranità alimentare, cioè la necessità di garantire da mangiare a tutti, diventa un dicastero. “Entro l’inizio di luglio conto che sia operativo un primo stralcio di 946 milioni per 73 progetti ricompresi nel Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza del Settore Idrico (P.n.i.i.s.s.i.), che prevede quasi 13 miliardi di investimento per 418 progetti sulle 560 domande presentate” annuncia da remoto il ministro Matteo Salvini, titolare delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Ai vertici di Anbi poco importa il colore politico: l’unica cosa che gli interessa è l’azzurro dell’acqua ed il verde delle coltivazioni. Per questo il presidente nazionale dell’Anbi Francesco Vincenzi commenta “E’ un importante ritorno alla capacità di pianificazione dello Stato in una materia fondamentale come la gestione dell’acqua” .

Regione Lazio all’Assemblea Anbi

Giancarlo Righini, assessore regionale, con i vertici Anbi

«L’assessore Giancarlo Righini e la presidente Sonia Ricci hanno trovato la giusta sintonia – così Andrea Renna, direttore generale dell’Anbi Lazio -. La Regione sarà presente all’assemblea nazionale. Non era affatto scontata in passato la sua presenza. Porterà l’esperienza fatta in questo primo anno di consiliatura regionale, tra altri omologhi delle altre regioni ed esperti del settore. Questo dimostra sicuramente un’attenzione diversa». (Leggi qui Lotta al clima impazzito, dieci milioni per Anbi).

Il Censis ha stimato che in quarant’anni, tra 1980 e 2022, i cambiamenti climatici hanno provocato danni per 111 miliardi. Di cui venti nel settore agricolo. Un terzo delle perdite delle imprese europee, provocate da “eventi estremi”, è proprio a discapito del Belpaese.

Un’azienda su quattro gravita su aree a rischio di frana o alluvione. Ne sa qualcosa anche la provincia di Frosinone, guardando soprattutto nella Valle dei Santi. Soltanto nel 2022, ultimo anno di rilevazione, l’agricoltura laziale ha perso 250 milioni di euro sotto il fango.     

Alluvioni al nord e autobotti al sud

Sonia Ricci, presidente di Anbi Lazio e commissaria dei consorzi ciociari

«La crisi idrica è una minaccia per la coesione dell’intero Paese – avverte l’Anbi Lazio – in quanto amplifica i contrasti fra gli accresciuti portatori d’interesse sulla risorsa acqua: ambiente naturale, comunità civili ed economico-produttive, campo energetico, settore agricolo. Pregiudicando lo sviluppo socio-economico dell’Italia, dove la spesa pubblica per risarcire i danni provocati da alluvioni, frane e siccità è da sempre 10 volte superiore a quella impegnata per la prevenzione».

Giusto per la cronaca, il Mar Mediterraneo continua a innalzarsi, mettendo a serio rischio non solo l’incolumità ma anche la portualità del Lazio. È la premessa che porta fino all’Assemblea nazionale, intitolata “Quali scelte dopo il Pnrr”. C’è finalmente una visione oltre il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che dà tante gioie e dolori all’Italia.

La rete dei consorzi di bonifica viene ormai ritenuta un valore strategico per lo Stato. Anche e soprattutto dalla Regione Lazio. Ci saranno anche il meteorologo “soave”, Paolo Sottocorona, e il professor Fabrizio De Filippis, emerito docente universitario e consulente dell’Ismea: l’Istituto di servizi per il mercato agroalimentare.

Sfangamento della diga di Canino

Niccolò Sacchetti, presidente del Consorzio Litorale Nord di Roma

Lo sfangamento della diga di Canino è opera curata dal consorzio di bonifica Litorale Nord di Roma. È presieduto da Niccolò Sacchetti: «Lo sfangamento della importante diga, che non era mai stato fatto sino ad oggi, unitamente all’ulteriore attività di messa in sicurezza della diga, è la migliore risposta all’impegno assunto lo scorso anno da parte nostra davanti agli imprenditori agricoli della località di Canino, preoccupati dal cambiamento climatico e della poca capacità irrigua conseguente».

È un lavoro, per l’appunto, in sintonia con la Regione e l’Anbi Lazio. Il gruppo di lavoro è composto da Autorità di distretto, Camera e Comune. Nell’ordine, dal segretario generale Marco Casini, dal deputato Mauro Rotelli – presidente della Commissione Ambiente della Camera – e da Giuseppe Cesetti, sindaco di Canino, borgo di cinquemila anime nella Tuscia.

Sonia Ricci, presidente di Anbi Lazio e commissaria dei consorzi ciociari, ricorda il lavoro a braccetto con gli Uffici Agricoltura della Regione. «Abbiamo raccolto l’invito del segretario Casini, che sentitamente ringrazio – dichiara – affinché i consorzi di bonifica potessero presentare nel Lazio proposte progettuali da valutare. L’avvenuto finanziamento del Consorzio di Roma è un segnale davvero importante oltre che positivo che premia le attività di concertazione messe in campo e continua a dimostrare la capacità progettuale delle nostre strutture». 

Anbi Lazio, cultura della prevenzione

Andrea Renna, direttore generale dell’Anbi Lazio, con l’assessore Righini

Il sindaco Cesetti, in particolare, ringrazia l’onorevole Rotelli e il consigliere regionale Daniele Sabatini. «Entrambi – fa sapere – si sono dimostrati da subito interessati alle problematiche dei nostri agricoltori e si sono battuti per la difesa e la tutela del territorio, mantenendo sempre un dialogo serrato tra gli interlocutori che ha consentito il conseguimento di questo importantissimo risultato». Dietro le quinte, come sempre, l’operato di Andrea Renna, direttore generale dell’Anbi Lazio nonché del consorzio Litorale Nord.  

Direttore, si riesce a fare cultura della prevenzione?

«Il problema è che è ormai la soluzione fondamentale. Si passa da momenti in cui non piove ad altri in cui per sei ore cade poi l’acqua che si dovrebbe avere normalmente per un mese. Qualsiasi territorio avrebbe difficoltà senza contromisure. L’uomo ha fatto di tutto e di più per crearsi problemi».

Cosa si progetta per il Basso Lazio?

«Anche nel Basso Lazio stiamo cercando di fare sistema attorno all’Anbi per realizzare progetti pronti e fattibili, superando anche pastoie burocratiche. Intendiamo realizzare opere come la diga di Canino, in forte sinergia con la Regione e l’Autorità di distretto. Lo facciamo con il personale dei consorzi, anziché con ditte esterne tramite gare d’appalto, per lavorare con immediatezza sui territori. Abbiamo voltato pagina, con mezzi e operai nostri, in pancia alla struttura».  

Rapporto (cambiato) con la Regione

È cambiato il rapporto con la Regione?
Una riunione tra Regione e Anbi Lazio

«Abbiamo preso parte a un tavolo ed è stato finanziato lo sfangamento della diga. Ora, grazie a un intervento mai fatto, sarà in grado di garantire molta più acqua rispetto al passato. Nel Lazio vogliamo essere alla pari di altre regioni in cui i consorzi di bonifica funzionano meglio e catalizzano finanziamenti da anni proprio per questo tipo di prevenzione».

Come procede il Piano Invasi? (Leggi qui La Regione dice si alla Bonifica ed ai suoi invasi)

«È un percorso pluriennale che stiamo valutando e compiremo assieme alla Regione, se ci sarà la massima disponibilità garantita dalla stessa. La prevenzione passa anche per l’adeguamento dei tanti impianti presenti sul territorio. Assistiamo ad alluvioni in Val d’Aosta e Piemonte alla necessità di autobotti in Sicilia e nel Sud Italia. Credo che la Regione abbia ormai una sensibilità diversa, così come l’opinione pubblica».   

Cos’altro state progettando per il Lazio?

«Oltre alla programmazione generale, che prevede invasi per aumentare il pompaggio dell’acqua, bisogna saper mantenere quel che abbiamo: una settantina di importanti impianti idrovori, che necessitano di manutenzioni, aggiornamenti e potenziamenti. Con la Regione stiamo facendo anche questo tipo di attività».