Antonio, Sara, Frank, Danilo e il Pd che vuole andare oltre le… “Botteghe oscure”

Le posizioni dei protagonisti della nuova fase e il ritorno degli obiettivi concreti di un partito che ce li ha nel Dna

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

L’accordo realizzato sul congresso provinciale di Frosinone è molto più che una pace armata nell’universo ciociaro e cassinate. Ed è anche molto di più di una tregua o di un cessate il fuoco. Ha tutti i crismi di un ritorno cosciente a quella omogeneità che ha riportato il Pd a perseguire, inseguire e tampinare i grandi temi politici e sociali d’area. Cioè i grandi assenti dell’ultimo anno in casa di un Partito che, se non mette certi temi in spunta attiva, scava praterie ad avversari e ricette dei medesimi. (Leggi qui: Stessa scuola, stessa lingua: così Battisti e De Angelis hanno ricucito il Pd).

Da quando cioè, le due componenti maggioritarie del Nazareno in chiave ciociara si era scisso, fratturato e polarizzato ognuno per sua fiata su posizioni manichee. Quelle di Area Dem con Francesco De Angelis e Parte di Noi con Danilo Grossi “illo tempore versus” Rete Democratica con Sara Battisti e Riformisti di Antonio Pompeo. Due colossi compositi che invece di pestare i pedi agli altri rischiavano di pestare ognuno quelli dell’altro.

E tutto questo a discapito di temi chiave come le imminenti Provinciali, le Regionali, la Sanità Pubblica, la battaglia per la Zes d’area eccetera. Che significa questo, oltre che dare la cifra di un’enunciazione scontata? Che il prossimo Congresso non rappresenterà solo un momento di armi rimesse a mollo nell’olio di lino in Santa Barbara, ma la sintesi di una rinnovata percezione del servizio pubblico sul fronte di una forza politica cardinale.

Pompeo “Cincinnato”

Antonio Pompeo

Analizziamo in sintesi posizioni, scelte e concessioni dei singoli attori di questa crasi. Partendo da Antonio Pompeo, un sorta di “Cincinnato 2.0”. Lui ha contribuito allo scenario attuale ed è (anzi, a voler essere pignoli “soprattutto essendo”) rappresentante su scala regionale i Riformisti di Lorenzo Guerini. Dalla scorsa estate c’è un nuovo equilibrio regionale: il Segretario regionale Daniele Leodori ha modificato l’architettura della sua Segreteria nel Lazio ed ha voluto che ci fossero anche le voci di Claudio Mancini (la guida di Rete Democratica) e proprio di Antonio Pompeo (in nome e per conto dei Riformisti). E questo ha creato un Pd più ampio, corale, coeso. Agevolando anche il dialogo anche su Frosinone. (Leggi qui: Pax Democratica: il patto Leodori -Mancini cambia volto al Pd del Lazio).

Su Frosinone, cioè il Collegio nel quale ha preso oltre 15mila voti nelle scorse Regionali, Antonio Pompeo non ha chiesto ristori per sé pur essendo figura chiave del Pd regionale. Non ha voluto una posizione di ‘controllo‘ dalla quale osservare le mosse del Segretario designato Achille Migliorelli (Area Dem). Pompeo si è fidato ed affidato totalmente alla sua alleata Sara Battisti che sarà il vero contrappeso dalla posizione di Presidente Provinciale del Pd.

Una scelta non casuale. In queste settimane l’avvocato, ex presidente della Provincia ed ex bi sindaco di Ferentino Antonio Pompeo sta valutando se accettare un ruolo professionale / amministrativo / politico / che lo porterebbe fuori da Frosinone a lungo.

Battisti che non ha messo di lottare

Sara Battisti

Sara Battisti? Lei, la donna forte di Rete Democratica, si è data disponibile a ricoprire il ruolo di Presidente della nuova Federazione provinciale del Pd ed ha lasciato campo libero ad Achille Migliorelli a discapito del “suo” Luca Fantini. Ma soprattutto, nell’essere stata una delle figure chiave dell’accordo collegiale, ha saputo rimettere al centro il merito di esistenza e mission di un Partito che ha rimesso al centro i suoi obiettivi concreti.

E sottolineando come lei non abbia mai smesso di perseguirli in itinere. L’idea era e resta quella di “rafforzare il Partito provinciale nel rapporto con il gruppo dirigente regionale e con il gruppo provinciale in Regione”.

Tradotto: io sono Consigliera regionale ed ho orizzonti ampi, che passano per battaglie che non ho mai perso di vista nelle more di un impasse che ho contribuito a debellare. Temi come “difesa della sanità pubblica, battaglia sulla Zes, legge di iniziativa popolare per istituire uno psicologo sulle cure primarie”. Il senso è: combattere su Roma quelle battaglie, sul loro terreno naturale, mantenendo uno sguardo sulla provincia di Frosinone per essere certi che i risultati centrati alla Pisana siano funzionali anche alla crescita del collegio di origine.

De Angelis, le Provinciali e Frosinone

Parole dalle quali emerge un concetto politico chiaro: l’accordo per il Congresso ed il nuovo assetto della Federazione Provinciale di Frosinone non è fine a se stesso. Ma guarda su un orizzonte ed un campo ben più ampi. È solo il punto di partenza per affrontare ora le imminenti elezioni Provinciali, l’assedio al Comune di Frosinone lasciato per 15 anni al centrodestra dopo la spaccatura interna con l’allora sindaco Michele Marini, le Regionali e le Politiche con le Europee. Un fronte ampio che Sara Battisti non può assolutamente pensare di governare in solitudine.

Con chi allora? Con Francesco De Angelis col quale – grazie al ruolo svolto dal presidente della Provincia Luca Di Stefano e dal suo predecessore Antonio Pompeo – ha ritrovato la sintonia dei giorni in cui militavano sullo stesso fronte prima che lui si spostasse su AreaDem. De Angelis che è uomo di concretezza rara e che ha puntato subito gli spilli sulla mappa. Quali? Le elezioni Provinciali, ad esempio, che lui ha definito il “biglietto da visita” di questo nuovo e coeso Pd frusinate. Per “Frank” bisogna arrivare primi “con una lista forte e rappresentativa e soprattutto schierando la forza dei territori”.

Insomma, il claim è quello di una fase, che, proprio perché unitaria, sia produttiva. E per farlo bisognerà cesellare il voto per Palazzo Iacobucci ma senza perdere di vista il Comune di Frosinone. De Angelis guarda lontano, chiama il centrosinistra per nome e non banna il funzionalismo d’area, perciò vuole “aggregare le forze del cambiamento, costruire un’alternativa. per essere pronti nel 2027″.

Soprattutto, “dobbiamo unire e non dividere”. Senza neanche escludere l’ipotesi di scuola ma non troppo di un Vicenzo Iacovissi pronto a diventare l’anti Riccardo Mastrageli a Palazzo Munari. E il primo step di questo grandangolo non è frusinate, ma cassinate.

Salera “Grisù” e Grossi pontiere

Danilo Grossi ed Enzo Salera

Con un Enzo Salera cioè che dopo averci gettato benzina, ha seppellito il fuoco dei suoi progetti silurati dall’accordo sotto l’acqua saggia di una presa d’atto dello stesso. E di una rara capacità di passare da baricentro a uomo chiave che non ricuserà né lo Statuto né il nuovo Direttivo Provinciale, e Canossa “suca”. Dal canto suo il comitato“Parte di Noi” capeggiato da Danilo Grossi ha avuto la funzione che hanno i genieri nelle battaglie di fanteria fuciliera.

Ha costruito ponti invece di aspettare che le armi sparassero o aspettare che l’esito della battaglia indicasse da che parte del fiume assemblare i Bailey. Grossi ha saputo attendere, sapendo benissimo che oggi ogni iscritto del Pd è o deve essere schleiniano. Ed ha fomentato-aspettato una quadra che fa comodo e cifra etica anche a lui.

Per un Pd che non ricusa le “Botteghe Oscure”, ma che le stesse adesso le vuole illuminare. Con una sola lampadina ed un solo interruttore.