Arpino alle Nazioni Unite, 14 ragazzi che hanno negoziato il mondo

Quattordici studenti del Liceo Tulliano di Arpino protagonisti a New York al Model United Nations 2026: nei panni della Romania, hanno negoziato su temi globali, confermando una formazione sempre più internazionale.

Da un momento in poi, nella vita di uno studente la scuola smette di essere un luogo dove si ricevono risposte. Diventa un posto dal quale si parte per andarsele a cercare. Per 14 studenti del Liceo Classico Tulliano di Arpino quel posto ha delle coordinate precise: New York City, sale del Change the World Model United Nations 2026. Non è un luogo ma una delle simulazioni delle Nazioni Unite più prestigiose al mondo, riconosciuta dagli organismi ONU e organizzata dall’Associazione Diplomatici.

Non una gita. e nemmeno una visita didattica. Un banco di prova reale, con tutto quello che questa parola implica: preparazione, responsabilità, possibilità di fare figuracce di fronte a migliaia di studenti provenienti da ogni parte del globo.

La Romania a Manhattan

I quattordici studenti del Tulliano sono stati incaricati di rappresentare la Romania nelle diverse Commissioni, assumendo il ruolo di delegati a tutti gli effetti. Hanno negoziato, costruito alleanze, gestito crisi internazionali in tempo reale, contribuito alla stesura di risoluzioni su temi che non potrebbero essere più attuali: cambiamento climatico, diritti umani, intelligenza artificiale, sicurezza globale. Tutto in inglese, tutto in pubblico, tutto con la pressione di chi sa che dall’altra parte del tavolo ci sono ragazzi preparati quanto loro. O anche di più.

Il risultato non è arrivato per caso. Prima della partenza, gli studenti hanno seguito un percorso strutturato con la Change the World Academy: public speaking, pensiero critico, tecniche di negoziazione, simulazioni di dibattito. La differenza tra chi arriva a una conferenza internazionale impreparato e chi ci arriva avendo già fallito e riprovato in un ambiente protetto è la differenza tra sopravvivere e partecipare davvero.

Le docenti che hanno imparato anche loro

C’è un dettaglio di questa storia che merita di essere sottolineato. Dice qualcosa di importante sul modo in cui il Tulliano concepisce la formazione. Le due docenti accompagnatrici — Daniela Lecce e Sandra Ranaldi — non sono andate a New York come vigilatrici. Hanno partecipato ai Faculty Meetings, gli incontri strutturati tra insegnanti di tutto il mondo, confrontandosi su metodologie didattiche, modelli educativi, strategie per formare studenti capaci di muoversi in contesti internazionali complessi.

«Accompagnare gli studenti in un’esperienza come questa significa vederli crescere, acquisire sicurezza e consapevolezza. E, allo stesso tempo, crescere anche noi come docenti e come cittadini», dicono. È una frase che suona semplice ma che ha un peso specifico notevole: un’istituzione scolastica che manda i propri insegnanti a imparare dagli insegnanti del mondo non è un’istituzione che si accontenta di quello che già sa.

Arpino e il mondo

C’è qualcosa di simbolicamente potente nel fatto che sia il Liceo Tulliano di Arpino — la città di Cicerone, l’uomo che forse meglio di chiunque altro nell’antichità ha capito il valore della parola pubblica, del dibattito, della retorica come strumento civile — a mandare i propri studenti a negoziare risoluzioni alle Nazioni Unite.

Cicerone avrebbe apprezzato. Non la simulazione in sé, naturalmente: lui le crisi le gestiva sul serio, con conseguenze reali sulla propria pelle. Ma l’idea di fondo: che formare un giovane cittadino significhi dargli gli strumenti per stare in piedi davanti a una platea ostile e difendere una posizione con argomenti. Che la scuola non finisca ai confini del paese in cui sorge. Che Arpino e Manhattan possano essere, per qualche giorno, la stessa cosa.