Con un'interrogazione sull'ascensore inclinato, l'ex sindaco Domenico Marzi passa all'attacco di Mastrangeli: chiede conto dei 500mila euro versati alla Maspero e ipotizza un legame con i contratti dell'impresa Cialone. Un segnale di rottura, o un ultimatum.
Arthur Wellesley, Duca di Wellington era un maestro della difesa elastica e dello studio maniacale della topografia prima dello scontro. Il suo capolavoro fu la Battaglia di Waterloo nel 1815 contro Napoleone.
Wellington passò giorni a studiare il terreno di Waterloo, individuando una cresta dietro la quale nascondere le sue truppe, adottando la tattica del pendio inverso, per proteggerle dall’artiglieria francese. Durante la battaglia, resistette per ore sulla difensiva, calcolando ogni movimento. Solo quando le truppe prussiane di Blücher arrivarono sul fianco e l’esercito di Napoleone si mostrò stremato e vulnerabile, Wellington ordinò l’avanzata generale di tutta la linea britannica, frantumando definitivamente l’esercito imperiale.
Il terreno scelto da Marzi

Frosinone non è Waterloo, non ci sono Duchi (forse) ma altrettanta perizia, non militare ma politica: quella dell’Avvocato Domenico Marzi, già sindaco di Frosinone, oggi Consigliere Comunale e leader della lista che porta il suo nome.
Al pari di Wellington, ha atteso settimane passate in silenzio ad osservare le mosse di Mastrangeli, ha studiato in maniera maniacale tutto il carteggio esistente relativo all’ascensore inclinato, analizzando dati, cifre, norme, contratti di manutenzione e alla fine ha rivolto l’interrogazione al Sindaco sulla riqualificazione della struttura, di straordinaria valenza: sia dal punto di vista amministrativo, che politico.
Marzi, dunque, ha scelto sapientemente il momento. E soprattutto il terreno dello scontro con Mastrangeli.
Un atto politico, non solo amministrativo

L’interrogazione a risposta scritta depositata, non è soltanto una richiesta di chiarimenti al primo cittadino sul destino dell’ascensore inclinato, simbolo ormai da anni delle incompiute a Frosinone.
È un atto politico costruito con cura, è il tentativo di ottenere dal sindaco risposte precise su una vicenda che si trascina da anni, richiamando anche gli impegni assunti dall’amministrazione sul futuro dell’impianto.
Fin dalle prime righe, l’ex sindaco Marzi non lascia spazio alle sfumature: «L’ascensore inclinato, da taluni ironicamente definito “cronicamente incrinato” è, a mio avviso, la rappresentazione più evidente dell’inefficienza della amministrazione Mastrangeli e di quelle che l’hanno preceduta. Sono quindici anni che l’ascensore inclinato non funziona».
Parole che hanno il sapore dell’atto d’accusa e che segnano una distanza politica molto più marcata rispetto ai mesi scorsi, quando la Lista Marzi aveva contribuito, in più occasioni, a garantire la tenuta dell’amministrazione in alcuni passaggi più delicati d’Aula. Un sostegno che lo stesso Marzi aveva subordinato alla capacità di produrre risultati concreti per la città. Evidentemente così non è stato.
Il nodo Maspero

Ma il cuore dell’interrogazione è soprattutto nella richiesta di spiegazioni sull’intera gestione della pratica Maspero. Marzi chiede al sindaco Mastrangeli di chiarire: «Dica alla città cosa si è fatto di concreto negli ultimi tempi, in particolare se nel momento in cui sono stati versati alla Maspero 500.000,00 euro, l’amministrazione ha avuto la diligenza di verificare la capacità del contraente di rispettare gli impegni, cogliendo anche eventuali profili di responsabilità precontrattuale alla stipula dell’atto.
Riferisca al Consiglio come mai non si è dato impulso all’azione per risolvere il rapporto con la Maspero e ad oggi ancora non si è contattato il secondo partecipante alla gara, cui per legge può essere affidata la realizzazione dell’intervento. Spieghi anche come mai a distanza di anni tutto questo non è avvenuto».
Parole che pesano come macigni e rappresentano il passaggio più pesante, sotto il profilo amministrativo. Perché non si limita a contestare il ritardo dell’opera, ma mette in discussione le scelte compiute dall’amministrazione Mastrangeli lungo l’intero percorso procedurale.
Il salto di qualità: il caso Cialone

Tuttavia, il vero salto di qualità politico arriva dopo. Marzi introduce, infatti, un tema che finora era rimasto sullo sfondo del dibattito pubblico: il rapporto tra la vicenda dell’ascensore inclinato e la società che gestisce il trasporto pubblico urbano.
Ed è qui che l’interrogazione diventa particolarmente insidiosa e urticante: «Mi domando se questa fase di stallo non sia per caso attribuibile ai rapporti che l’amministrazione ha con l’impresa Cialone per il trasporto pubblico urbano e con contratti che non conosco e che attengono alla manutenzione dell’impianto di risalita. Mastrangeli riferisca se il contratto con la Ditta Cialone sia stato mai un ostacolo per la pratica di ripristino dell’ascensore inclinato». La domanda è formulata in modo netto e severo e non può essere liquidata come una semplice provocazione politica.
Negli anni il nodo dei rapporti tra Comune, gestione del trasporto pubblico e ascensore inclinato è più volte emerso nel dibattito amministrativo e in quello politico. Nel 2023 la vicenda era tornata di attualità in relazione alla gestione dell’impianto e alle perizie sui presunti vizi strutturali che ne avrebbero impedito la riattivazione.
Per questo, il riferimento alla società Cialone rappresenta probabilmente il passaggio più delicato dell’intero documento, è lì che Marzi alza davvero il livello dello scontro e costringe l’amministrazione Mastrangeli a risposte puntuali.
Da alleato «laterale» a oppositore?

Al di là degli aspetti tecnici e amministrativi, è impossibile ignorare il valore politico dell’interrogazione che racconta qualcosa di nuovo anche dei rapporti tra Marzi e Mastrangeli.
Negli ultimi mesi la posizione di Marzi è stata quella di una diversamente opposizione, non coincidente con quella del centrosinistra e, allo stesso tempo, capace in più occasioni di contribuire alla tenuta dell’amministrazione. Una sorta di sostegno laterale a Mastrangeli, legato soprattutto alla volontà di evitare l’interruzione anticipata della consiliatura e subordinato a precise risposte amministrative.
L’interrogazione sull’ascensore inclinato sembra però segnare un cambio di strategia.
Lo spiegone

Una prima lettura porta a ritenere che la fase del sostegno indiretto garantito dalla Lista Marzi a Mastrangeli possa considerarsi conclusa. O, quantomeno, fortemente compromessa.
Quando un consigliere arriva ad attribuire all’ascensore inclinato il ruolo di «rappresentazione più evidente dell’inefficienza dell’amministrazione» e chiede conto di eventuali ostacoli derivanti dai rapporti contrattuali con il gestore del trasporto pubblico, il messaggio politico è difficilmente equivocabile.
Di conseguenza, anche l’ipotesi di ritrovare Marzi e Mastrangeli dalla stessa parte, in vista delle amministrative del 2027, appare oggi meno concreta, di quanto potesse sembrare fino a qualche mese fa.
La seconda lettura
Esiste tuttavia una seconda interpretazione. Marzi potrebbe aver scelto di inviare a Mastrangeli un segnale forte di discontinuità rispetto a una fase amministrativa, ormai prossima alla conclusione, giudicata insufficiente.
Non una rottura definitiva, ma una sorta di ultimatum politico: o si cambia registro, oppure ognuno per la propria strada.

In questa chiave, l’interrogazione non sarebbe il preludio della separazione tra Marzi e Mastrangeli, ma la condizione preliminare per eventuali convergenze future. Quale delle due letture sia quella corretta lo diranno le prossime settimane e le dinamiche d’aula sulla elezione del Presidente del Consiglio.
Una cosa però appare evidente già oggi: sull’ascensore inclinato Marzi non ha presentato una semplice interrogazione. Ha aperto un fronte politico.
E lo ha fatto scegliendo uno dei dossier più critici dell’amministrazione Mastrangeli, quello che da anni concentra ritardi, controversie tecniche, promesse mancate e malumori diffusi. Lì dove Wellington avrebbe individuato il terreno migliore per vincere la battaglia.



