Ad Arce interessante incontro organizzato dal Consiglio delle autonomie locali. Si sono ritrovati politici, sindaci, rappresentanti istituzionali e magistrati per discutere su come migliorare il rapporto tra amministrazioni locali, Regione e Corte dei Conti. E' emersa la necessità di avere un raccordo tra le varie realtà e l'organismo della presidente Luisa Piacentini è pronto a svolgere questo delicato compito. "Saremo la seconda Camera del Lazio"
L’amministrazione pubblica non può funzionare senza ascolto, condivisione e una robusta iniezione di buon senso: è quanto emerso dall’incontro tra un centinaio di sindaci, assessori, tecnici, giuristi e rappresentanti istituzionali che si sono ritrovati nella sala Consiliare di Arce per discutere di come migliorare il coordinamento tra enti locali, Regione Lazio e Corte dei Conti.
Protagonista il Cal, il Consiglio delle Autonomie Locali. Cioè? Lo prevede l’articolo 123, IV comma, della Costituzione e gli articoli 66 e 67 dello Statuto della Regione Lazio. È l’organo di rappresentanza istituzionale del sistema delle autonomie locali del Lazio. Ma anche di consultazione, di concertazione e di raccordo tra la Regione e gli enti locali. Traduzione? Per capirlo bisogna prima comprendere il principio di sussidiarietà.
Nel Diritto è il principio in base al quale se un ente inferiore è capace di svolgere bene un compito, l’ente superiore non deve intervenire, ma può eventualmente sostenerne l’azione. Il Cal deve garantire il rispetto dei principi di sussidiarietà, di differenziazione e di adeguatezza e l’effettiva partecipazione degli enti locali ai processi decisionali della Regione.
Un Cal che cambia pelle

Ora il Cal vuole uscire dai rigidi confini nei quali fino ad oggi è stato compresso. E vuole diventare un organo di raccordo che faciliti il dialogo tra enti. Il volto nuovo di questa rivoluzione istituzionale ha un nome e un’identità precisa: Luisa Piacentini, presidente del Cal Lazio, che ha portato un approccio propositivo e territoriale. “Saremo la seconda Camera del Lazio”, ha detto con ambizione e realismo. Non più solo un organo che esprime pareri, ma un vero punto di riferimento per i 378 Comuni del Lazio, con il compito di dare voce ai territori, soprattutto a quelli dimenticati.
Al suo fianco il vicepresidente Giammarco Florenzani, regista discreto ma decisivo nel dare sostanza alla nuova rotta: eventi diffusi, contatto diretto con le amministrazioni, confronto continuo.
Un ponte tra enti e cittadini
Durante i lavori si è parlato di riforme, responsabilità, semplificazione, conti pubblici, ma anche – finalmente – di persone. Perché dietro ogni atto amministrativo c’è una comunità, e dietro ogni sindaco c’è un pezzo di Stato che ogni giorno deve fare i conti con burocrazia, tagli e solitudine istituzionale.

Lo ha ricordato con efficacia l’onorevole Massimo Ruspandini: “I piccoli Comuni sono la prima linea della democrazia. Senza di loro, il territorio si svuota, non solo fisicamente ma anche politicamente.”. E il magistrato Tommaso Miele, presidente aggiunto della Corte dei Conti, ha fatto il resto: basta visioni punitive, serve collaborazione. La Corte, ha spiegato, deve essere un alleato, non uno spauracchio. Una prospettiva che ha ricevuto applausi e condivisione.
ATO unico, tema che appassiona

Nella seconda sessione si è discusso dell’ipotesi di un ATO unico per il servizio idrico, tema che, come sempre quando si toccano le utilities, accende le passioni. L’assessora regionale Emanuela Rinaldi ha illustrato il progetto di una governance più efficiente, mentre i sindaci – tra cui quelli di Anagni, Ceccano, Cassino e Frosinone – hanno detto la loro senza peli sulla lingua: servono garanzie, equilibrio e trasparenza. Nessuno vuole perdere il controllo del rubinetto sotto casa.
E qui il CAL ha mostrato un’altra sua funzione: essere mediatore tra l’alto e il basso, tra chi legifera e chi applica, tra Roma e le valli del Liri o del Sacco.
L’istituzionalità senza cerimoniale

Non è mancata la presenza (simbolica ma concreta) della Regione: il vicepresidente del Consiglio regionale Giuseppe Cangemi, il consigliere Daniele Maura, e soprattutto l’apertura dell’assessore al Bilancio Giancarlo Righini, che – per la prima volta – ha previsto risorse strutturali per il CAL nel bilancio regionale. Un gesto politico, ma anche culturale: finalmente si investe sul raccordo, sulla manutenzione delle relazioni istituzionali.
Un ruolo non da poco, in un’epoca in cui la disarticolazione dei poteri rende tutto più fragile.
Arce come laboratorio civico
La giornata di Arce non è stata un convegno da cartolina ma un laboratorio di idee. Non solo slide e relazioni ma spunti, interlocuzioni, scintille di dialogo. Dove si è parlato di etica, legalità, formazione. Dove un avvocato come Enrico Michetti ha saputo tenere insieme rigore giuridico e passione civile, mostrando che la competenza, se ben usata, può scaldare i cuori. In definitiva, il CAL a Arce ha dimostrato che si può fare politica senza slogan, ascolto senza retorica, governance senza protagonismi.

Il segnale più forte, forse, è arrivato proprio dalla provincia di Frosinone. Per troppo tempo periferia, oggi laboratorio. Con sindaci come Riccardo Mastrangeli (Frosinone), Enzo Salera (Cassino) e Daniele Natalia (Anagni), capaci di andare oltre gli steccati per ragionare insieme. Non per immaginare un mondo ideale, ma per affrontare – finalmente – quello reale.
E adesso il CAL guarda avanti. Prossima tappa: Ariccia. Ma la strada è tracciata. Un’istituzione a lungo dormiente si è svegliata, e promette di diventare il motore silenzioso ma potente di una nuova stagione del regionalismo. Dove la voce dei Comuni non si limita a chiedere, ma inizia a contare. Davvero.



