Attrice e scrittrice con la Ciociaria nel cuore: Arianna Ninchi si racconta

Figlia e nipote d'arte, ha girato un cortometraggio in provincia di Frosinone per la regia di Alex Siciliani. L'interprete è stata protagonista del Festival delle Storie di Alvito. "In questa terra mi sento in famiglia". L'amore per il teatro come condivisione, la passione per la letteratura e l'arte

Chiara Boezi

Ma non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo

Arianna Ninchi è la coprotagonista del nuovo cortometraggio di Alex Siciliani, regista emergente della scuola di cinema Gianmaria Volonte, che ha scelto la Ciociaria come set cinematografico per il suo cortometraggio.

Arianna è figlia e nipote d’arte: il capostipite della famiglia, Annibale, è stato uno dei più grandi attori del Novecento. Suo padre Arnaldo era un appassionato interprete del teatro pirandelliano. Sua zia, Ave Ninchi, era un personaggio amatissimo dal pubblico televisivo negli anni Settanta.

Grazie ad una notevole profondità emotiva e una capacità di interpretare ruoli complessi con naturalezza, Arianna ha saputo portare avanti con successo la tradizione familiare, che si protrae da più di cento anni e che ha coinvolto già tre generazioni. Impegnata in vari progetti legati al mondo dell’arte e della letteratura, è anche scrittrice, promotrice culturale ed autrice radiofonica. 

La Ciociaria un “set” stupendo

Com’è lavorare in Ciociaria? Come si trova? 

“È una vallata stupenda. Sono stata ospite nelle prime due edizioni del Festival delle Storie, organizzato da Vittorio Macioce, nella Valle di Comino. Prima di allora, non conoscevo affatto questa zona. Abito vicino Rimini e non ho spesso occasione di trovarmi nei dintorni di Roma. Ci sono posti magici”.

Proprio l’altro giorno, a fine riprese, ci siamo goduti un momento di tranquillità nella meravigliosa piazza di Arpino. È una terra molto accogliente. Durante le riprese di un film o di un cortometraggio, è fondamentale un aiuto da parte di chiunque: la Ciociaria ci ha accolto come se fossimo una grande famiglia. Sono stati tutti molto disponibili”.

Figlia e nipote d’arte

Arianna, lei hai studiato recitazione a Bologna e tra i suoi maestri c’è stato anche suo padre Arnaldo. Il cinema è una passione di famiglia?
Clelia Matania, Ave Ninchi e Totò nel film ‘Totò e le donne’ (Steno e Monicelli – 1952).

“Sono figlia e nipote d’arte. La prima generazione era composta da Annibale, suo fratello Carlo e sua cugina Ave Ninchi, un personaggio amatissimo della mia famiglia. Lei è stata una delle prime attrici e conduttrici italiane. Si è cimentata in ogni campo: varietà, operetta, prosa e cinema. È suo anche il primo programma televisivo di cucina. Mio padre Arnaldo, attore e regista teatrale, è stato un grande maestro. Abbiamo lavorato insieme a tre progetti e studiavamo insieme i testi da recitare”.

“Anche mia madre, Rosa Maria Manenti, ha lavorato nel mondo del cinema per dieci anni, poi ha iniziato a scrivere testi teatrali per me e per mio padre. La scelta di fare l’attrice è dovuta chiaramente all’esempio della mia famiglia, però, sono cresciuta con i miei nonni materni in un paesino vicino Rimini, lontana dal mondo dello spettacolo. Da quando mi sono trasferita a Bologna, ho deciso definitivamente di dedicarmi al teatro”.

Un’attrice prestata alla scrittura

Oltre ad essere attrice, lei è anche scrittrice. Qual è la professione che l’appassiona di più?

“La scrittura è una seconda passione. Sono curatrice e ideatrice di un’antologia al femminile, che si chiama ‘’Musa e getta’’. Sono stata ospite ad Alvito con una delle autrici e abbiamo scelto di parlare di Callas Pasolini sul set di ‘’Medea’’, che è uno dei racconti che parla della loro relazione durante, appunto, la lavorazione del film ‘’Medea’’. Qui torno sempre volentieri, anche se le occasioni sono poche. Mi sposto spesso per lavoro”.

“Il 29 settembre ho debuttato a teatro, a Viterbo, insieme ad altre due attrici con uno spettacolo intitolato ‘’Variazioni Ernaux’’, tratto dal premio Nobel per la letteratura del 2012, Annie Ernaux. Ho tante amiche e amici scrittori, ma la prima passione resta il cinema. Inoltre, ho fatto un corso da autrice radiofonica. È un’altra passione che coltivo, ma prediligo il lavoro di attrice. Però, in futuro non si sa mai. Quello della radio è un mondo bellissimo”.

L’amore per il teatro come condivisione

Qual è stato il ruolo più impegnativo che ha interpretato?

Non c’è un ruolo specifico. Negli ultimi anni, soprattutto dopo il Covid, mi capita spesso di interpretare dei monologhi. Rischiare su grandi numeri e grandi produzioni risulta complesso, di conseguenza, nei teatri, c’è stata una grande tendenza alla rappresentazione dei monologhi”.

È bellissimo interpretarli, ma lo studio è davvero molto impegnativo. Amo molto questo lavoro. Mi ci butto a capofitto. Mi impegno al massimo anche se devo recitare poche battute. Alcuni colleghi amano fare monologhi, io no. Per me il teatro è tutt’altro: è condivisione”.

Il testo è la base per interpretare un personaggio

Ha un metodo particolare per entrare nei personaggi che interpreta?

Torno e ritorno al testo. Per me il testo è un ancora. Poiché la scrittura è la mia seconda passione, il testo rappresenta la base per immedesimarmi nel personaggio. Quando ho letto la sceneggiatura di Alex, l’ho trovata di grandissima qualità”.

Mi pongo tante domande, provo a ricostruire un ipotetico passato del personaggio per provare ad immedesimarmi. Inoltre, mi aiutano tantissimo i costumi. Per me, la prova costume è un momento eccezionale. È importante anche capire il linguaggio del corpo: le espressioni, i movimenti e l’espressività sono fondamentali”.