La manager Manuela Mizzoni rinuncia ed a stretto giro arrivano le dimissioni di Vittorio Rossetti. Scelte che aprono una nuova crisi nell’Azienda speciale di Terracina. Le opposizioni chiedono commissariamento e chiarezza sui conti.
Una nave in un mare tempestoso e senza un comandante a bordo. Il rischio è fondato: rischia la paralisi l’Azienda speciale «Città di Terracina», l’ente strumentale del Comune omonimo che si occupa soprattutto della gestione del welfare e dei servizi alla persona.
Dopo il licenziamento dell’ex direttrice generale Carla Amici — sindaca del PD di Roccadorga accusata dalla Procura regionale della Corte dei Conti di aver procurato un danno erariale di oltre 110.000 euro — la politica confidava molto sull’esito dellaselezione pubblica indetta dalle delibere 11 e 12/2026 del Consiglio di Amministrazione per l’individuazione del nuovo timoniere dell’Azienda speciale.
La prova, per titoli e colloquio, aveva visto brillare una manager di Boville Ernica, la dottoressa Manuela Mizzoni: che agli inizi del 2025 era stata in corsa per la Direzione Generale dell’ASL di Frosinone e prima ancora aveva guidato il gruppo Ini del compianto professore Delfo Faroni. La manager si era presentata alla selezione di Terracina con un curriculum di assoluto rispetto, arricchito dall’ultimo incarico alla guida dell’ASP di Frosinone, l’azienda pubblica di servizi alla persona costituita dalla Regione Lazio con la delibera di Giunta n. 650/2020.
La Mizzoni rinuncia e Rossetti si dimette

La dottoressa Mizzoni si era aggiudicata la selezione senza difficoltà: l’unica avversaria in gara — moglie di un assessore della Giunta Giannetti — non era stata dichiarata idonea dalla commissione selezionatrice, sulla scorta dell’esame dei titoli. Che Manuela Mizzoni avesse vinto lo sapevano, subito dopo la selezione lampo, praticamente tutti nel Comune di Terracina. A certificarlo erano stati anche i componenti della stessa commissione, che avevano invitato il CdA a rendere pubblico l’esito della prova. Ma, a sorpresa, la diretta interessata ha comunicato — seppur oralmente — di non essere più interessata a lavorare a Terracina, preferendo restare a Frosinone.
Come se non bastasse, martedì è stato ufficializzato un altro colpo di scena: le dimissioni dall’incarico di dirigente facente funzioni di Vittorio Rossetti. La lettera era stata inviata al CdA la settimana scorsa, ma il suo stringato contenuto è emerso solo nelle ultime ore. Ufficialmente si tratta di motivi personali. Ma tutti giurano che sullo sfondo ci siano le enormi difficoltà gestionali di una realtà economica diventata una delle principali criticità dell’amministrazione Giannetti.
Rossetti era stato chiamato a guidare l’Azienda speciale dopo il licenziamento della precedente direttrice generale Carla Amici, con il mandato di traghettare l’ente fino al completamento della selezione pubblica. La rinuncia della Mizzoni obbliga ora il CdA — e dunque il Comune di Terracina — a scegliere tra due opzioni: la pubblicazione di un nuovo bando concorsuale oppure, nell’attesa, il commissariamento della direzione generale dell’Azienda speciale.
Di Tommaso chiede il commissariamento

Del futuro dell’Azienda si è subito occupata la politica cittadina. Con sfumature più o meno accentuate ha chiesto l’intervento dell’amministrazione comunale per salvare l’ente. E soprattutto la tutela di alcuni servizi destinati ai bambini (due asili nido) ed ai disabili (un centro diurno).
Il capogruppo della lista d’opposizione Progetto Terracina Alessandro Di Tommaso, che ha già in tasca la candidatura a sindaco per conto di Forza Italia, definisce necessario il commissariamento dell’intera Azienda speciale. Lo motiva senza giri di parole: «Serve del coraggio politico perché va risanata non solo la parte tecnico-gestionale ma anche quella politica». Nel mirino finisce l’intero Consiglio di Amministrazione: il presidente Giuseppe Favali, i componenti Giuseppe Di Pinto e Piero Rossi. «Il CdA è diretta emanazione della Giunta Giannetti. Ha dimostrato di non avere la giusta capacità per incidere nell’attività dello stesso ente strumentale del Comune».
La «fuga» della Mizzoni prima e del vicedirettore Rossetti poi andrebbero inquadrate in una situazione economico-finanziaria che — secondo Di Tommaso — «merita doverosi chiarimenti». Il capogruppo di Progetto Terracina aspetta da tempo nel Consiglio Comunale di Terracina le risposte sulla mancata approvazione del conto consuntivo dell’esercizio finanziario 2023 e dei bilanci previsionali 2024 e 2025: «Per non parlare del consuntivo 2026 — osserva con una punta di autoironia — perché chiederemmo troppo».
Di Natale all’attacco

A bersagliare la Giunta Giannetti — e indirettamente il suo stesso ex Partito — è anche l’ex dirigente della Lega cittadina Gianluca Di Natale. Definisce la vicenda dell’Azienda speciale qualcosa che «sta assumendo contorni che superano il limite della vergogna istituzionale».
Di Natale prende anche le difese dell’ex assessore alle politiche sociali Sara Norcia, revocata dal sindaco per la conflittualità venutasi a creare con il gruppo consiliare: «L’ex assessore ai Servizi Sociali è stata rimossa mentre lavorava non solo nell’interesse della comunità e per garantire continuità ai servizi, ma anche con competenza amministrativa. La stessa Procura Regionale della Corte dei Conti ha riconosciuto la correttezza della sua corposa attività istituzionale a tutela del Comune di Terracina. Dopo di lei, però, il nulla assoluto: da cinque mesi manca un direttore, un vicedirettore nominato in modo apparentemente illegittimo si è dimesso, l’azione amministrativa è paralizzata e i dipendenti continuano a lanciare richieste d’aiuto rimaste senza risposta».
Di Natale attacca indirettamente anche le minoranze. «Possibile che dai banchi del Consiglio Comunale nessuno senta il dovere di fare chiarezza?» domanda. Ed il neo assessore alle politiche sociali Nicoletta Rossi, che ha sostituito Norcia: «Il sindaco e l’assessore competente, oltre a qualche comparsa di circostanza, intendono finalmente spiegare ai cittadini cosa sta accadendo? Perché oggi il silenzio della politica rischia di diventare complicità».
La Lega intanto punta a rafforzarsi

Le invettive di Di Natale contro la Giunta Giannetti e la sua ex forza politica arrivano nel momento in cui la Lega ha avviato un’azione di potenziamento a Terracina, a pochi mesi dal congresso cittadino di Forza Italia che ha visto il segretario regionale, il senatore Claudio Fazzone, investire Di Tommaso come candidato sindaco in proiezione del voto amministrativo del 2028.
Con le elezioni per il rinnovo del Consiglio Provinciale a meno di 20 giorni, ha fatto rumore la scelta della Lega di candidare Domenico Villani. Eletto insieme a Massimiliano Di Girolamo nella lista di Forza Italia alle amministrative del 2023, Villani ne era poi fuoriuscito dando vita al gruppo misto.
La sua possibile elezione a consigliere provinciale potrebbe culminare con l’adesione sua e di Di Girolamo al gruppo consiliare della Lega, attualmente composto da Massimo Tocci, Daniele Carlot e Angelo De Santis.
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