Stessa scuola, stessa lingua: così Battisti e De Angelis hanno ricucito il Pd

Dopo mesi di contrapposizioni e trattative riservate, Area Dem e Rete Democratica trovano la sintesi per il congresso provinciale del Pd. Migliorelli segretario, Battisti presidente: equilibrio politico ristabilito.

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Come i generali Serbi e Bosniaci sul fronte di Sarajevo, come i cardinali polacchi e tedeschi seduti vicini in conclave. Vengono dalla stessa accademia militare, si sono formati nella stessa scuola teologica. Affrontarsi, per loro è guardarsi allo specchio: alla lunga è impossibile che non trovino l’accordo. Con lo stesso principio ed alla stessa maniera, questa sera sono riusciti a raggiungere una sintesi anche Sara Battisti e Francesco De Angelis sul fronte del Partito Democratico in provincia di Frosinone.

Una sintesi non improvvisa, non casuale. Piuttosto il risultato di una lunga liturgia politica fatta di incontri riservati, telefoni accesi a fari spenti, pazienti mediazioni, piccole concessioni ed importanti rinunce su entrambi i fronti. Una sintesi sulla quale un ruolo lo ha avuto il presidente della provincia Luca Di Stefano.

Migliorelli Segretario

Achille Migliorelli

Il Pd ciociaro chiude così una delle sue stagioni più tormentate e sigla l’accordo unitario per il Congresso provinciale. L’intesa è stata raggiunta e sottoscritta nella sede della Federazione. Attorno al tavolo, senza effetti speciali ma con un peso politico evidente: Francesco De AngelisSara BattistiAchille Migliorelli e Luca Fantini. È l’immagine plastica di una ricomposizione che arriva dopo mesi di contrapposizione e dopo la clamorosa frattura consumata il pomeriggio del 23 dicembre 2024.

L’accordo stabilisce che il prossimo Segretario provinciale sarà Achille Migliorelli, espressione di AreaDem (l’area che in provincia fa capo al presidente Pd del Lazio Francesco De Angelis) e del comitato Parte da Noi (l’area guidata dal dirigente nazionale Danilo Grossi). Prenderà il posto dell’uscente Luca Fantini, sostenuto da Rete Democratica (la componente che ha come riferimento territoriale l’onorevole Sara Battisti) e dall’area dei Riformisti di Lorenzo Guerini, guidati in Ciociaria dall’ex presidente della Provincia Antonio Pompeo. Fantini avrà un ruolo attivo nell’elezione di Migliorelli: gli costruirà la lista da portare al Congresso. Per lui c’è un percorso politico che si apre su uno scenario regionale.

Battisti presidente

Sara Battisti

La notizia politica di maggiore spessore però riguarda il contrappeso alla rinuncia fatta da Rete Democratica, che ha ceduto la Segreteria Provinciale. Sarà la consigliera regionale Sara Battisti, una delle principali punte di lancia del leader nazionale l’onorevole Claudio Mancini, ad assumere il ruolo di Presidente Provinciale del Pd. In questo modo non sarà un semplice incarico dal profilo istituzionale: sarà la torre di guardia di Rete Democratica sul leale mantenimento degli accordi per gli equilibri interni. Sara Battisti è stata Presidente già una volta negli anni scorsi e con la stessa funzione: non si scompose più di tanto quando fece cadere in diretta televisiva su Teleuniverso l’allora Segretario provinciale Simone Costanzo.

Antonio Pompeo

L’accordo è in piena sintonia con i nuovi equilibri regionali del Pd: c’è da mesi un’architettura politica che tiene insieme le componenti di Area Dem (del Segretario Daniele Leodori e del Presidente Francesco De Angelis), di Rete Democratica (dell’onorevole Claudio Mancini e della consigliera Sara Battisti), dei Riformisti di Guerini (Antonio Pompeo). Un’architettura che da alcuni mesi ha reso il Pd del Lazio molto solido sullo scenario nazionale: capace di evitare interferenze nelle scelte decisive come il Comune di Roma o la Regione Lazio. (Leggi qui: Rivoluzione nel Pd Lazio: tregua fatta, ora si marcia uniti (quasi). E qui: Pd Lazio, Leodori vara la nuova Segreteria: «Uniti per tornare a vincere»).

Il ruolo di Di Stefano

Foto © Stefano Strani

Determinante è stata la mediazione regionale di Leodori e Mancini. Importante il contributo di Antonio Pompeo. Fondamentale la volontà di Marta Bonafoni con Danilo Grossi e Nazzareno Pilozzi di giungere ad una sintesi unitaria anche a Frosinone. Propedeutico per la creazione del giusto clima politico il ruolo avuto dall’onorevole Federico Gianassi, commissario per il tesseramento, chiamato a governare una fase delicatissima di ritorno al dialogo.

Un ruolo lo ha svolto il presidente della Provincia di Frosinone Luca Di Stefano. C’è stata una fase in cui la trattativa era ad un punto muto, un dialogo tra sordi. Nonostante le voci romane, nonostante le sollecitazioni regionali. Il Pd andava verso una conta: che avrebbe restituito un Gruppo dirigente ma un Partito lacerato.È stato a quel punto che nella partita è entrato il presidente Luca Di Stefano: ha favorito il ritorno al dialogo. Mettendo Sara Battisti e Francesco De Angelis nelle condizioni di tornare a parlare la loro stessa lingua.

Una mediazione che ha ripercussioni in vista delle elezioni provinciali del 2027 quando si dovrà eleggere il prossimo Presidente. E dove Luca Di Stefano oggi ha ricostruito una parte del campo.

La fase congressuale

Con l’intesa si apre ora la fase congressuale vera e propria. Verrà definita una lista unitaria e nei prossimi giorni si svolgeranno i congressi dei 63 circoli della provincia, chiamati a eleggere 176 delegati. I numeri del tesseramento spiegano perché la partita fosse tutt’altro che marginale: oltre 4.700 iscritti del 2024 hanno rinnovato la tessera, ai quali si aggiungono più di 3.800 nuovi iscritti. La Federazione provinciale supera oggi quota 8.500 aderenti.

L’accordo va letto in una prospettiva più ampia. I rapporti di forza tra le due aree erano e restano in sostanziale equilibrio. La scelta dell’unità non è la vittoria di uno sull’altro, ma la consapevolezza che proseguire nello scontro avrebbe logorato il Partito senza produrre vantaggi politici.

I due candidati alla Segreteria di Frosinone, Luca Fantini ed Achille Migliorelli

A sancirlo è una nota congiunta di Migliorelli e Fantini, dal tono che guarda oltre i confini provinciali: una fase globale instabile, un’Europa fragile, un’Italia economicamente debole, una Regione Lazio giudicata priva di una visione di sviluppo. Dentro questo quadro, scrivono, il Pd avverte la responsabilità di costruire un’alternativa di governo credibile. Non una semplice intesa organizzativa ma una scelta politica: mettere da parte le divisioni interne per rafforzare il Partito e contrapporsi a una destra che governa “senza programmazione e senza risposte ai bisogni reali”.

Pluralismo come valore

Luca Fantini

Il pluralismo viene rivendicato come valore fondante, non come problema. L’obiettivo dichiarato è un Pd provinciale unito, competitivo, radicato nei territori e capace di svolgere un’opposizione rigorosa. Al centro dell’agenda: la crisi industriale e occupazionale, a partire dalla vertenza Stellantis, le emergenze ambientali, il diritto alla salute e una sanità segnata da liste d’attesa inaccettabili, la mancanza di politiche efficaci per lavoro e sviluppo.

C’è anche un elemento di continuità politica. L’unità viene presentata come riconoscimento del lavoro svolto dalla Segreteria uscente. Fantini comporrà la lista unitaria e resterà a disposizione del Partito per i ruoli che verranno definiti lungo il percorso. Non solo ruoli politici: gli anni in Segreteria, la capacità di mediazione messa in campo, i risultati centrati, gli spianano la strada verso un incarico che richieda uno skill come il suo. Di dialogo con i sindaci, di raccordo tra amministrazione e politica, con risultati da raggiungere sul piano dell’equilibrio economico.

La lunga stagione delle divisioni si chiude qui. Almeno sulla carta. Il tempo dirà se nel Pd della provincia di Frosinone questa unità saprà trasformarsi da accordo politico in progetto duraturo. Ma intanto il segnale è arrivato, ed è nitido. Ed è un segnale che non parla solo al popolo democratico. Parla anche al centrodestra che governa molti livelli istituzionali del territorio e che, negli ultimi anni, ha spesso dato per scontata la frammentazione dell’avversario. Dice una cosa semplice: il Pd ha smesso di guardarsi allo specchio per contarsi e ha ricominciato a guardare fuori, verso il campo largo del centrosinistra. Un campo che, pezzo dopo pezzo, sta tornando ad organizzarsi.

Non è ancora un’alternativa di governo. Ma è il segnale che l’opposizione smette di essere somma di solitudini e prova a tornare sistema. E quando il Pd ricuce, storicamente, il centrosinistra non è mai troppo lontano.