“Benvenuti alla Cesidio Casinelli”: la scuola di fronte a casa sua ora porta il suo nome

Nel quartiere di Carnello, la scuola dell’infanzia ora porta il nome dell’ex sindaco Cesidio Casinelli: proprio lì dove abitava da giovane. Un gesto che non è solo commemorazione, ma scelta politica e culturale. Così Sora lega passato e futuro nella memoria di chi seppe unire competenza e umiltà.

I simboli sanno sempre dove posarsi. Per lasciare un segno, ispirare un insegnamento, consolare un ricordo. Non è un caso che la targa con il nome dell’ingegner Cesidio Casinelli oggi sia andata a posarsi su una parete proprio di fronte alla casa in cui un giovane Cesidio Casinelli sognava la politica. Con l’entusiasmo dei primi passi, senza immaginare che un giorno sarebbe diventato sindaco della sua città e deputato del territorio.

È lì, nel quartiere di Carnello, che la scuola dell’infanzia dell’Istituto Comprensivo Sora Secondo è stata intitolata all’ex sindaco, nel corso di una cerimonia che non è stata omaggio di rito ma un atto di memoria attiva, viva, quotidiana.

Casinelli, non solo amministratore

Cesidio Casinelli all’inaugurazione della superstrada Sora – Ferentino il 18 febbraio 2010 (Foto © Gianpiero Pizzuti)

Cesidio Casinelli non è stato solo un amministratore: è stato un esempio. Di quelli che non si consumano nel corso di un mandato ma che lasciano impronte sul selciato di una città e di una provincia.

Politico raffinato, parlamentare rispettato, riformista convinto, amministratore completamente dedicato alla sua missione. Per lui la fascia da sindaco non era potere, non era rappresentanza: era una forma di apostolato laico nel nome dei cittadini. Fu Cesidio a rimettere in ordine i conti del Comune di Sora, ad ottenere il riconoscimento di bilancio virtuoso dal Ministero, a riportare il rispetto per la città nei palazzi della Regione e nei corridoi dei palazzi romani.

Non è un caso che nel pubblico, sommessamente, senza cercare i riflettori, in ultima fila ci fossero due ex presidenti della Provincia: il suo compagno di Partito Francesco Scalia e quello che all’epoca stava tra gli avversari politici Giuseppe Patrizi. E con loro anche ex sindaci di Sora, suoi fedeli assessori ed oppositori leali: Cesidio univa nella vita ed ha continuato ad unire anche dopo.

La strada di Di Stefano

L’attuale sindaco Luca Di Stefano ha scelto la strada più difficile: quella del confronto col passato. Non per sfidarlo ma per riconoscerlo. È stato lui a volere che il nome di Casinelli fosse abbinato ad una scuola: per l’esempio e l’ispirazione che potrà trasmettere. Perché sapessero tutti che Cesidio fu l’uomo che disse “no” a un secondo mandato per senso del dovere: non per mancanza di consenso ma per carenza delle forze che quell’impegno gli richiedeva. Fu un deputato che scriveva le leggi invece di limitarsi ad alzare la mano. Ed un politico che credeva nella sintesi tra culture diverse e nel valore della parola data. Un monumento morale, prima ancora che istituzionale.

«È importantissimo che il suo nome si associato ad una scuola: perché era una persona di grandissima cultura. Che faceva dello studio, della formazione e dell’approfondimento un vero valore di vita» ha detto il figlio Fabrizio Casinelli. Evidenziando un aspetto: «Sono contento che questa iniziativa sia venuta proprio da da questa amministrazione, perché non era scontato». Perché l’amministrazione Di Stefano non è una costola di quella che guidò Casinelli, non c’era un legame diretto, o ideale, o politico. Sensibilità pura del sindaco Luca.

Il ponte tra generazioni

Oggi la città non ha soltanto intitolato un edificio. Ha costruito un ponte tra generazioni. Perché le persone come Cesidio Casinelli non appartengono solo al passato. Appartengono alla quotidianità che migliora. Silenziosamente ma con fermezza. Proprio come faceva lui. «Per noi non era soltanto giusto ma necessario intitolare questa scuola ad un uomo straordinario, ad un grande sindaco, ad una persona che ha dato tanto alla sua comunità: tutto questo è stato Cesidio Casinelli».

È stato anche di più. La targa con il suo nome messa di fronte a quella che era stata la sua casa da giovane: è l’alfa e l’omega, l’inizio e la fine ideale di un percorso, che insegna ai bambini quanta strada si possa fare tra partenza ed arrivo nonostante siano fisicamente così vicini, mettendo nel mezzo tante persone come quelle accorse oggi a Carnello per dire che Cesidio non era il sindaco al quale rivolgersi, non era l’onorevole al quale affidarsi, non era l’ingegnere del quale fidarsi: Cesidio era soprattutto una persona per bene.