Il bilancio di previsione segna l’ultimo passaggio obbligato della consiliatura Mastrangeli. Dietro il silenzio sugli emendamenti si muovono strategie, rapporti di forza e il vero spartiacque politico: le Provinciali dell’8 marzo.
Il Consiglio comunale di Frosinone è convocato per lunedì 9 febbraio alle 18:30. All’ordine del giorno non ci sono delibere qualunque, ma “le” delibere: il Documento unico di programmazione 2026–2028 ed il Bilancio di previsione 2026–2028. I fondamentali dell’amministrazione Mastrangeli: sono la bussola politica e contabile del Comune capoluogo.
Soprattutto, sono l’ultimo vero scoglio che il sindaco deve superare per arrivare in porto – possibilmente senza ulteriori falle sulla sua nave – alle elezioni comunali del prossimo anno.
Vicino all’impossibile

Sembrava un’impresa impossibile arrivare al termine della consiliatura, con una maggioranza attraversata per anni da fibrillazioni mai viste prima a Frosinone e con minacce di dimissioni agitate ogni tre per due, come uno spaventapasseri in un campo di grano. Solo che, come spesso accade, i passeri non ci hanno mai creduto.
E, a dirla tutta, nemmeno i consiglieri comunali. Perché le dimissioni “flexate” fanno più rumore mediatico che effetti pratici. Figuriamoci oggi, all’ultimo miglio della consiliatura.
Il finale, dunque, è già scritto: il bilancio passerà. E, molto probabilmente, verrà approvato già in Prima Convocazione, con i 17 consiglieri necessari a garantire il numero legale. Non per slancio ideale ma per una ragione tanto semplice quanto pragmatica: nessuno vuole – e soprattutto nessuno può permettersi – di andare a casa prima del tempo.

Troppo presto. Il Partito Democratico ha appena superato tredici mesi di tensioni durante i quali la sua unica preoccupazione è stata il Congresso. Ora che le spalle sono coperte, il presidente Pd del Lazio Francesco De Angelis ha cominciato a lavorare sull’architettura di un polo progressista da contrapporre al centrodestra che a Frosinone ha vinto tre elezioni di fila. Lontano da occhi indiscreti: a Roma. Ha iniziato ad incontrare i pilastri politici della futura coalizione, i nomi verranno dopo. Ha fiutato il vento: sa che dopo 15 anni sta fiutando in direzione opposta e questa volta non è il fronte Prog ad essere attraversato dalle lacerazioni ma quello avversario. Non intende sciupare questa occasione.
Il silenzio degli emendamenti

Troppo presto per l’opposizione. Troppo presto per una maggioranza che, in un modo o nell’altro, dovrà ripresentarsi unita alle elezioni del 2027: chi rompe l’alleanza si assume la responsabilità politica di un’eventuale sconfitta. Il sindaco Riccardo Mastrangeli non ha grandi preoccupazioni: la sua ricandidatura non si deciderà a Frosinone e nemmeno al tavolo regionale. Perché il suo nome lo ha indicato a Lega: che non potrà rivendicare lo stesso numero di candidature del 2022, i numeri non sono più gli stessi. FdI lo sa ed ha messo gli occhi sul fortino frusinate. Ma sul Carroccio, nella fila immediatamente a ridosso della prima, siede un tale Nicola Ottaviani: che a Frosinone è stato sindaco due volte ed ha lasciato il municipio a Riccardo Mastrangeli. La candidatura di Frosinone rischia di andare su un tavolo nazionale.
Fatte queste premesse è chiaro perché la consiliatura va portata a termine, a tutti i costi. Perché andare a casa oggi non conviene a nessuno. Né alla maggioranza, né tantomeno all’opposizione. Nessuno è davvero pronto per affrontare una campagna elettorale: troppe le incognite ancora aperte, di coalizione e di candidature. C’è quindi fretta di chiudere la partita del bilancio, di archiviare la pratica e voltare pagina.
Il silenzio degli emendamenti

Si spiega così la scelta della maggioranza di non presentare emendamenti al documento contabile. Parafrasando il celebre film del 1991 con Anthony Hopkins nei panni di Hannibal Lecter: “Il silenzio degli emendamenti”. Non si tocca nulla, non si apre nulla, non si rischia nulla. Il documento deve passare liscio come l’olio, senza intoppi, senza sorprese, senza imboscate.
Una scelta comprensibile. Ogni emendamento è una porta aperta a trattative, richieste, malumori. E nessuno, in questo momento, vuole aprire porte. Semmai si vuole chiuderle. Soprattutto quelle da cui entrano ancora spifferi, come il riassetto di alcune posizioni in Giunta.
Il paradosso di Fratelli d’Italia

Meno lineare, almeno sul piano strategico, appare invece la decisione di Fratelli d’Italia di non presentare emendamenti. Perché FdI ha chiesto al sindaco Mastrangeli un arricchimento del programma, non poltrone assessorili.
Una richiesta politica, non di potere. Ma allora la domanda nasce spontanea:
se non si prova a migliorare il programma sull’ultimo bilancio utile della consiliatura, quando mai lo si dovrebbe fare?
A sedici mesi dalla fine non ci sono né altre finestre temporali né margini reali di manovra. La scelta di non presentare emendamenti “migliorativi”, dopo aver chiesto un “arricchimento”, apre due soli scenari, degni di un romanzo giallo di Umberto Eco, Il pendolo di Foucault.
O Fratelli d’Italia ha già deciso di correre da sola il prossimo anno, con un candidato sindaco identitario, archiviando l’esperienza Mastrangeli. Oppure i tavoli regionali e nazionali del centrodestra hanno già blindato il Capoluogo in quota Lega e quindi a Mastrangeli. Tertium non datur. Nel secondo caso, affannarsi a migliorare il programma sarebbe solo fatica sprecata per un matrimonio di convenienza già scritto. Da altri. E in altre sedi.
Provinciali: il vero gioco comincia dopo

Una volta approvato il bilancio, testa e corpo di tutti si sposteranno immediatamente sulle elezioni provinciali dell’8 marzo. Amministrativamente contano poco, complice lo svuotamento di competenze della legge Delrio. Politicamente, però, valgono come le proprietà al Monopoli. Per tutti i partiti, senza distinzione. Avere una rappresentanza riconoscibile in Provincia equivale ad avere peso specifico.
Non averla significa essere politicamente irrilevanti.
E le Provinciali servono anche a un’altra funzione, meno nobile ma strategica:
placare appetiti interni, offrire una stanza di compensazione a chi chiede visibilità oltre i confini del proprio Comune. Un ente dove far decantare ambizioni e rivendicazioni.
Le candidature vere – Regionali e Parlamento – non si decidono a Frosinone, ma a Roma.
Il nome che può cambiare tutto

Il vero game changer dell’8 marzo, però, avrà un nome e un cognome:
Antonio Scaccia. Diventa centrale capire che indicazioni darà il vicesindaco ai suoi consiglieri, dopo la rottura di Roberto Vannacci con la Lega a livello nazionale e la frattura personale di Scaccia con il Carroccio in provincia. Scaccia punterà su una candidatura espressione della sua lista? O su quella della “cugina” Identità Frusinate, con cui esiste una collaborazione politica e amministrativa?
Perché senza i voti che Scaccia gestisce in Consiglio comunale, la strada si fa in salita per il candidato della Lega alle Provinciali, il consigliere uscente Andrea Amata, riferimento dell’onorevole Nicola Ottaviani. I voti della ex galassia leghista del capoluogo – da cui Scaccia non fa più parte – sono determinanti. La rielezione di Amata a Palazzo Iacobucci rischia di diventare una scalata sull’Everest con le infradito.
Una cosa è certa: nessuno può permettersi di floppare le Provinciali. Sarebbe un passo falso enorme all’inizio della lunga corsa verso le Comunali del 2027. Il Bilancio chiuderà una fase. La politica vera – fatta di posizionamenti, strategie e accordi sottobanco – comincia subito dopo.



