A Ceccano seduta dell'assise comunale molto accesa dal punto di vista amministrativo e politico. Tre punti all'ordine del giorno ma un solo vero terreno di battaglia: i conti del Comune. Il sindaco Andrea Querqui ha rivendicato i risultati ottenuti: "Non navighiamo nell'oro ma niente tagli lineari. L'Ente è solido". Ugo Di Pofi dell'opposizione ha attaccato sottolineando la contraddizione della maggioranza che in campagna elettorale aveva parlato di un municipio sull'orlo del baratro
Rendiconto 2025, debito fuori bilancio e variazione
Alle 9 del mattino il Consiglio comunale di Ceccano si è riunito in seduta ordinaria nella Sala consiliare di Piazza Municipio. All’ordine del giorno tre punti: l’approvazione del rendiconto della gestione finanziaria 2025, il riconoscimento di un debito fuori bilancio e la ratifica di una variazione urgente al bilancio di previsione 2026-2028. Presenti tutti i consiglieri comunali, ad eccezione, per assenza giustificata, della consigliera e capogruppo di Fratelli d’Italia Ginevra Bianchini e del consigliere Fabio Giovannone.
Il primo punto era quello politicamente più pesante: il rendiconto della gestione finanziaria 2025. In termini semplici, è il documento con cui il Comune chiude i conti dell’anno precedente, certificando entrate, spese, equilibri, avanzo o disavanzo, vincoli e stato complessivo della macchina finanziaria. Non è un atto qualunque: è la fotografia dei conti dell’Ente.
Il secondo punto riguardava il riconoscimento di un debito fuori bilancio ai sensi dell’articolo 194, lettera e), del Testo unico degli enti locali. Tradotto: il Consiglio è chiamato a riconoscere formalmente una spesa maturata fuori dalle normali procedure di bilancio, ma riferita a prestazioni o utilità comunque ricevute dall’Ente.
Il terzo punto, invece, riguardava la ratifica di una variazione urgente al bilancio di previsione 2026-2028, già approvata dalla Giunta comunale con deliberazione n. 98 del 20 aprile 2026. Anche qui il passaggio è tecnico ma importante: la Giunta interviene d’urgenza, poi il Consiglio deve confermare quella scelta.
Tre punti, dunque. Ma un solo vero terreno di battaglia: i conti del Comune. Perché quando in aula si parla di bilancio, non si parla mai solo di numeri. Si parla di passato, responsabilità, campagna elettorale, servizi, opere, PNRR e fiducia nelle istituzioni. E infatti, appena il sindaco Andrea Querqui ha iniziato a illustrare il primo punto, il clima ha cominciato a scaldarsi.
Il sindaco: non navighiamo nell’oro ma niente tagli
Querqui ha scelto una linea precisa: tecnica, ma anche politica. Ha spiegato i numeri, ha illustrato il quadro finanziario e ha provato a fissare un messaggio: il Comune non naviga nell’oro, come del resto molti enti pubblici, ma non è nemmeno davanti al baratro raccontato in campagna elettorale.

Il passaggio rimasto più impresso non è stato quello più ragionieristico, perché i bilanci spesso parlano una lingua che arriva più ai dirigenti che ai cittadini. Il messaggio politico, però, è passato: l’Amministrazione sa che bisogna tenere sotto controllo la spesa, ma vuole farlo senza togliere servizi. Da qui il tema della spending review. Querqui ha spiegato che l’Ente sta lavorando su una revisione della spesa, non con tagli lineari, ma attraverso verifiche, controlli e piccoli interventi capaci di produrre risparmi concreti.
Tra gli esempi citati, quello dei dispositivi per lo spegnimento programmato degli impianti di riscaldamento negli edifici pubblici. Un intervento da circa 2.000-2.500 euro, ha spiegato il sindaco, che avrebbe già consentito un risparmio di circa 16mila euro in pochi mesi. Una cifra che, in un bilancio comunale, non cambia il destino del mondo. Ma dice una cosa: anche un termostato, se messo al posto giusto, può diventare politica amministrativa.
Nel post pubblicato successivamente, il sindaco ha ribadito il quadro: il rendiconto 2025 è stato approvato con due voti contrari e due astensioni dalle minoranze. Ha parlato di un Ente solido sotto il profilo finanziario, con entrate in grado di coprire le spese, un risultato di amministrazione di 9,6 milioni di euro e un deficit diminuito a 4,8 milioni.
Poi ha aggiunto i punti della revisione della spesa: ricognizione territoriale delle centraline del gas, verifica di congruità dei corrispettivi versati dal gestore al Comune, possibile aumento di incassi intorno ai 30mila euro, controllo degli impianti fotovoltaici comunali e interventi sui sistemi di riscaldamento degli edifici pubblici. Il senso è chiaro: non una stagione di tagli, ma di verifiche.
Di Pofi prende il posto del “padre” dell’opposizione
In assenza di Ginevra Bianchini, il ruolo di guida politica dell’opposizione di destra lo ha assunto Ugo Di Pofi, consigliere comunale ed ex candidato sindaco sostenuto da Fratelli d’Italia. Di Pofi è entrato nel dibattito con decisione. E lo ha fatto scegliendo il terreno più delicato: la narrazione dei conti.

Il consigliere di minoranza ha contestato alla maggioranza una contraddizione di fondo. In campagna elettorale, ha ricordato Di Pofi, il centrosinistra aveva costruito una parte importante della propria battaglia su due parole: trasparenza e bilancio. Aveva parlato della necessità di fare chiarezza, di verificare la reale situazione economico-finanziaria del Comune, di capire fino in fondo quale fosse lo stato dei conti dopo la precedente amministrazione.
Poi, però, in Consiglio comunale, davanti al rendiconto, la maggioranza ha spiegato che l’Ente è solido, che rispetta i vincoli di finanza pubblica, che le entrate coprono le spese e che la situazione non è quella di un Comune sull’orlo del dissesto.
Da qui l’affondo di Di Pofi: come si tiene insieme la narrazione della campagna elettorale con quella portata oggi in aula? Prima il Comune veniva raccontato come un ente in difficoltà, oggi invece viene descritto come stabile. È stata questa la domanda politica posta dall’opposizione.
Una domanda ripresa poche ore dopo anche da Rino Liburdi, presidente del circolo di Fratelli d’Italia di Ceccano, che nel suo post ha scritto, in sostanza, che il Consiglio avrebbe confermato ciò che la destra sosteneva da tempo: Ceccano non era sull’orlo del precipizio finanziario e i conti erano in ordine.
Querqui e il caso Giombini: “Mai chiesto il dissesto”
Il sindaco Andrea Querqui ha risposto provando a distinguere i piani. Ha spiegato che una cosa è dire che l’Ente rispetta gli equilibri di bilancio e non è in dissesto; altra cosa è dire che non ci fossero preoccupazioni, criticità, scelte da verificare e spese da controllare.

Poi ha affrontato direttamente una voce circolata durante la campagna elettorale: quella secondo cui lui sarebbe andato dal commissario prefettizio Giombini per chiedergli di dichiarare il dissesto o comunque il disavanzo del Comune. Querqui ha negato con forza questa ricostruzione. Ha detto, in sostanza: chiamate pure qui il commissario Giombini, così avremo una testimonianza certa. Io non ho mai chiesto al commissario di dichiarare il dissesto o il disavanzo dell’Ente.
È stato uno dei passaggi più politici della mattinata. Perché non riguardava soltanto il rendiconto, ma il racconto degli ultimi mesi: la campagna elettorale, le accuse reciproche, la trasparenza, il tema dei conti usato come terreno di scontro tra maggioranza e opposizione. La maggioranza ha provato a dire: non abbiamo mai sostenuto che il Comune fosse fallito, abbiamo detto che bisognava verificare, controllare e mettere ordine.
L’opposizione ha risposto: oggi ammettete quello che noi dicevamo da mesi, cioè che il Comune non era affatto sull’orlo del baratro. Ed è lì che il bilancio ha smesso definitivamente di essere un atto contabile ed è diventato una resa dei conti politica.
Nodo PNRR: presto un nuovo direttore dei lavori
Nel dibattito sul rendiconto è entrato anche il tema del PNRR. A portarlo in aula è stato ancora Ugo Di Pofi, che ha sostenuto una tesi precisa: secondo il consigliere di minoranza, quanto accaduto nell’ottobre 2024 e la vicenda legata ai cantieri PNRR non avrebbero inciso sulle casse del bilancio comunale.
Un passaggio non secondario. Perché a Ceccano il PNRR non è solo una sigla amministrativa: è diventato, dopo l’inchiesta dell’ottobre 2024, uno dei terreni più sensibili del confronto politico. È il punto in cui si incrociano opere pubbliche, responsabilità amministrative, commissariamento, continuità degli atti e credibilità delle istituzioni.

Il sindaco Andrea Querqui ha risposto entrando nel merito. Ha spiegato che nei prossimi giorni sarà nominato un nuovo direttore dei lavori. E sarà quella figura tecnica, ha chiarito il sindaco, a valutare realmente lo stato dei cantieri e la qualità degli interventi. Il passaggio più netto è stato questo: non sarà la ditta a dire se su quei cantieri si è lavorato bene. Sarà il nuovo direttore dei lavori.
Una frase detta in maniera molto diretta, quasi come un messaggio politico e amministrativo insieme. Perché significa una cosa semplice: il Comune non intende limitarsi a prendere per buone le ricostruzioni di chi ha eseguito o sta eseguendo i lavori. Vuole una verifica tecnica, autonoma, certificata da chi avrà la responsabilità di controllare davvero.
Querqui ha anche lasciato intendere una certa preoccupazione. Ha dichiarato di augurarsi che non emergano problemi, ma non ha nascosto che qualche timore esiste. Il punto, quindi, resta aperto. Su questo terreno, i prossimi giorni saranno decisivi. La nomina del nuovo direttore dei lavori potrà chiarire se i cantieri PNRR procedono correttamente, se ci sono criticità da sanare o se, al contrario, la situazione potrà essere ricondotta dentro un quadro ordinario.
Per ora resta il dato politico: Di Pofi ha provato a separare la vicenda PNRR dai conti del Comune. Querqui ha risposto spostando il tema sul controllo tecnico dei cantieri. Non una polemica astratta, ma una verifica concreta: carte, lavori, responsabilità.
L’assistenza domiciliare: il tema che scalda l’aula
Ma Di Pofi non si è fermato ai conti. Perché un rendiconto, in Consiglio comunale, è come una porta aperta: si parte dai numeri e si finisce per parlare di tutto. Il consigliere ha ripreso il tema dell’assistenza domiciliare, su cui nei giorni scorsi era nata una forte polemica. L’opposizione aveva accusato la maggioranza di essere stata la prima amministrazione a far pagare il servizio. Un tema sensibile, perché tocca famiglie, fragilità, disabilità. E Di Pofi lo ha capito: lì ha colpito.

L’entrata è stata a gamba tesa soprattutto nei confronti della vicesindaca Mariangela De Santis, titolare di una delega politicamente esposta e umanamente delicata. La vicesindaca è intervenuta per chiarire che quella misura non nasceva da una scelta politica libera dell’attuale Amministrazione, ma da un’impostazione già definita durante la fase commissariale seguita ai fatti dell’ottobre 2024. In sostanza: l’Amministrazione Querqui, secondo la ricostruzione della maggioranza, si sarebbe trovata davanti a un atto da recepire e approvare.
Sulla stessa linea anche la presidente della commissione servizi sociali, Gina Carlini, che ha ribadito la natura tecnica e dovuta della misura. Una difesa costruita sui passaggi amministrativi, sulle competenze e sui vincoli. Ma politicamente il punto resta caldo. Perché l’assistenza domiciliare è uno di quei temi sui quali l’opposizione sa di poter insistere. Non è un argomento freddo, non è una riga di bilancio: è una questione che arriva direttamente nelle case delle persone. E quando la politica entra nelle case, il dibattito cambia temperatura.
Maliziola sceglie la via tecnica
Sul primo punto è intervenuta anche Manuela Maliziola, consigliera di opposizione e rappresentante dell’altra faccia della sinistra ceccanese. Il suo intervento si è concentrato soprattutto sui tecnicismi. Ha posto domande al sindaco e al dirigente, che dallo streaming non è risultato sempre chiaramente udibile perché non sembrava parlare direttamente al microfono. La discussione si è quindi spostata su aspetti più contabili: equilibri, numeri, impostazione del rendiconto, interpretazione degli atti.

Querqui ha risposto cercando di tenere insieme il piano tecnico e quello politico. Ma anche qui, alla fine, il punto rimasto più evidente è stato quello della spending review: il tentativo dell’Amministrazione di raccontare un Comune che non taglia servizi, ma prova a recuperare risorse dove può. Il primo punto è stato approvato con il voto favorevole della maggioranza. Astensione per Paolo Aversa e Manuela Maliziola. Voto contrario per Ugo Di Pofi e Alessia Macciomei.
Conti rivendica il peso dei lavori pubblici
Nel corso del dibattito è intervenuto anche l’assessore ai lavori pubblici Giulio Conti, con un discorso lungo e molto articolato. Una vera ricostruzione del lavoro che il suo assessorato sta portando avanti. Una ricostruzione da retorica da prima Repubblica.
Conti ha messo in fila i temi di sua competenza: le strade, gli interventi manutentivi, il cimitero, le opere pubbliche e tutte quelle questioni che, nel governo quotidiano di una città, spesso pesano più dei grandi annunci. Il senso politico del suo intervento è stato chiaro: rivendicare una presa di posizione già emersa anche in altri Consigli comunali. Come a dire: questa parte della macchina amministrativa la seguo io, la governo io, la rivendico io.

Conti ha voluto spiegare non solo cosa si sta facendo, ma anche quanto sia complesso farlo con risorse limitate. Ha lasciato intendere che molti interventi oggi in corso o programmati non dipendono soltanto dalle casse comunali, ma anche dalla capacità dell’Amministrazione di intercettare aiuti, contributi e collaborazioni con altri enti.
Un punto poi ripreso anche dal sindaco Andrea Querqui, che nel suo intervento successivo ha chiarito un aspetto: le risorse proprie dell’Ente non sono abbondanti, anzi sono poche. E proprio per questo, ha spiegato, diventa fondamentale la capacità politica e amministrativa di far camminare gli assessorati anche attraverso relazioni istituzionali, progettazione, finanziamenti esterni e lavoro di squadra.
Querqui ha ricordato che l’assessorato con la dotazione più consistente è quello dei lavori pubblici, come spesso accade in un Comune, perché è il settore che deve affrontare strade, manutenzioni, immobili, cimitero e interventi materiali sul territorio. Ma ha anche fatto capire che, rispetto alle necessità reali della città, quelle risorse restano comunque limitate. Dopo i lavori pubblici, tra gli assessorati con più fondi, c’è quello alla cultura, con circa 50mila euro (comunque pochi per un comune come Ceccano).
Un dato che il sindaco ha usato per far passare un messaggio politico più ampio: molti assessorati non camminano perché hanno grandi disponibilità economiche, ma perché c’è una giunta e una maggioranza che cercano di farli funzionare con iniziativa, presenza, capacità organizzativa e rapporti istituzionali. In altre parole, non sempre sono i soldi a muovere la macchina. A volte, la differenza la fanno le gambe di chi la spinge.
Il debito fuori bilancio
Il secondo punto riguardava il riconoscimento di un debito fuori bilancio ai sensi dell’articolo 194, lettera e), del Testo unico degli enti locali. Tecnicamente, un debito fuori bilancio nasce quando l’Ente deve riconoscere una spesa che non era stata correttamente prevista o impegnata nel bilancio, ma che riguarda comunque prestazioni, servizi o utilità ricevute dal Comune. Non è un dettaglio: il Consiglio comunale deve prenderne atto, riconoscerlo e consentire il pagamento.

Su questo punto il voto è stato unanime: tutti i consiglieri presenti hanno votato favorevolmente. Ma il dibattito non è mancato. La capogruppo di Grande Ceccano, Alessia Macciomei, ha preso la parola con un ragionamento semplice e diretto: non si dovrebbe arrivare a questo punto, perché chi lavora deve essere pagato. Il senso del suo intervento è stato questo: se una prestazione è stata resa, se qualcuno ha lavorato, l’Ente deve pagare nei tempi e nei modi corretti, senza trascinare la questione fino al riconoscimento del debito fuori bilancio.
Un discorso che non è piaciuto alla maggioranza, perché ha aperto un fronte politico sul perché si sia arrivati a quel passaggio. A difendere l’Amministrazione Querqui sono intervenuti l’assessora Francesca Ciotoli, il consigliere Mariano Cavese la capogruppo del Partito Democratico Federica Maura. La linea è stata quella della responsabilità amministrativa: riconoscere il debito, chiudere la partita e non lasciare sospesa una situazione che andava sanata.
Il punto, alla fine, è passato con il voto favorevole di tutti. Una tregua formale, più che politica. Perché anche quando l’aula vota compatta, le parole dette restano sul tavolo.
La variazione urgente di bilancio
Il terzo punto riguardava la ratifica della variazione urgente al bilancio di previsione 2026-2028, approvata dalla Giunta comunale con deliberazione n. 98 del 20 aprile 2026. Qui il clima è stato più soft rispetto al primo punto, ma il tema restava dentro il perimetro dei conti. Tecnicamente, la Giunta può adottare una variazione di bilancio in via d’urgenza quando ci sono motivi che richiedono rapidità. Il Consiglio, però, deve poi ratificarla. È un passaggio di garanzia: la Giunta interviene subito, ma l’aula consiliare conserva il potere di controllo politico e amministrativo.

Non ci sono state le stesse scintille del rendiconto. Dopo il confronto sul bilancio, sul PNRR, sulla trasparenza e sull’assistenza domiciliare, il Consiglio sembrava aver già consumato la parte più intensa della mattinata. La votazione, però, ha ricalcato quella del primo punto: favorevole la maggioranza, astenuti Paolo Aversa e Manuela Maliziola, contrari Ugo Di Pofi e Alessia Macciomei. Anche qui, dunque, il dato politico è rimasto lo stesso: la maggioranza compatta, una parte dell’opposizione orientata all’astensione tecnica, e la destra più netta nel voto contrario.
Il dopo Consiglio: Querqui rivendica, Liburdi rilancia
La partita, però, non si è chiusa in aula. Come spesso accade a Ceccano, il secondo tempo si è giocato sui social. Il sindaco Andrea Querqui ha pubblicato un post in cui ha rivendicato il risultato del Consiglio: rendiconto approvato, conti sotto controllo, spending review in corso, verifiche sulle centraline del gas, sugli impianti fotovoltaici e sui consumi degli edifici pubblici.
Poi ha respinto le accuse dell’opposizione di destra sulla trasparenza. Ha scritto che i conti non sono mai stati così trasparenti, che non ha mai chiesto all’ex commissario prefettizio di dichiarare il dissesto finanziario, ma che nutriva forti preoccupazioni sulla tenuta dei conti.

Ha aggiunto che nessuno della maggioranza ha mai sostenuto che qualcuno avesse sottratto soldi dal bilancio, ma che il Comune è stato costretto a restituire somme, come i 130mila euro spesi dall’ex Amministrazione per la progettazione dell’incompiuto centro socioeducativo del quartiere Di Vittorio. Fondi, ha sottolineato, sottratti a opere e servizi per la cittadinanza.
Dall’altra parte, Rino Liburdi, presidente del circolo di Fratelli d’Italia di Ceccano, ha letto il Consiglio in maniera opposta. Con un post dal titolo eloquente — “Contrordine compagni!”, ha sostenuto che sul bilancio sarebbe finalmente emersa la verità.
Liburdi ha fatto addirittura i complimenti al sindaco, ma con una lama dentro il complimento. Secondo lui, Querqui avrebbe confermato ciò che la destra diceva da tempo: Ceccano non era sull’orlo del precipizio finanziario, i conti erano in ordine, si può guardare al presente e al futuro con cauto ottimismo. Ha poi ricordato il contenzioso con l’Ater, iniziato dalla precedente Amministrazione, e i fondi in arrivo dalla Regione grazie alla Giunta Rocca.
Il messaggio politico è chiaro: per Fratelli d’Italia, il Consiglio di oggi avrebbe messo la parola fine alla narrazione della campagna elettorale. Liburdi ha fatto i complimenti a Ugo Di Pofi e Alessia Macciomei per gli interventi “semplici, diretti, efficaci”, ma ha anche lanciato una stoccata alla vicesindaca e all’assessore ai lavori pubblici, accusandoli di parlare ancora come da un palco di comizio.
Il bilancio passa, la battaglia resta

Alla fine, il rendiconto è passato. Il debito fuori bilancio è stato riconosciuto all’unanimità. La variazione urgente è stata ratificata con la stessa geografia politica del primo punto: maggioranza favorevole, Aversa e Maliziola astenuti, Di Pofi e Macciomei contrari.
Ma il dato politico è un altro: il bilancio, invece di chiudere la discussione, l’ha riaperta. La maggioranza rivendica trasparenza, prudenza e capacità di risparmiare senza tagliare servizi. L’opposizione prova a ribaltare il racconto: se i conti sono solidi, allora – dice la destra – certe parole usate in passato erano eccessive. È la linea di Ugo Di Pofi in aula e di Rino Liburdi sui social: la campagna elettorale aveva raccontato un Comune in difficoltà, il Consiglio comunale ha consegnato invece l’immagine di un Ente stabile.
Querqui ha respinto questa lettura, negando di aver mai chiesto al commissario Giombini di dichiarare il dissesto o il disavanzo del Comune. Ha provato a chiarire la differenza tra un Ente formalmente in equilibrio e un Ente che, pur non essendo in dissesto, deve comunque controllare spese, verificare atti, recuperare risorse e mettere ordine.
In controluce resta anche il tema PNRR. Di Pofi ha sostenuto che la vicenda dell’ottobre 2024 non abbia inciso sulle casse comunali. Querqui ha risposto aprendo un altro fronte: la verifica sui cantieri. Nei prossimi giorni sarà nominato un nuovo direttore dei lavori e sarà lui, non la ditta, a dire se gli interventi siano stati eseguiti correttamente. Il sindaco ha detto di augurarsi che non emergano problemi, ma non ha nascosto qualche preoccupazione.

In mezzo restano i temi veri: assistenza domiciliare, debiti fuori bilancio, servizi, risparmi, responsabilità amministrative. Ceccano, ancora una volta, ha mostrato che in Consiglio comunale i numeri non sono mai solo numeri. Sono armi, scudi, ferite e bandiere. E tra un rendiconto, una spending review e un PNRR ancora da verificare, la campagna elettorale sembrava finita. Ma solo per qualche minuto.



