Il progetto della centrale a biogas divide e interroga la città. Salera porta il tema in Consiglio: da un lato la spinta green per industria e lavoro, dall’altro i timori di un territorio segnato da vecchie ferite ambientali.
La sicurezza dei cittadini e la tutela dell’ambiente devono venire prima di tutto. Ma lo sviluppo di Cassino e delle sue fabbriche con i loro posti di lavoro ha bisogno di energia. Possibilmente quella green e pulita che ormai in tutto il Nord d’Italia e d’Europa hanno da tempo. È da questo principio condiviso che prende forma una nuova fase del confronto istituzionale sulla centrale a biogas prevista in via Cerro, un progetto che da oltre un anno solleva dubbi, opposizioni e richieste di approfondimento.
Dopo mesi di preoccupazioni e richieste di chiarimenti, arriva ora un segnale importante: il sindaco Enzo Salera ha inserito la discussione sulla centrale tra i punti all’ordine del giorno del prossimo Consiglio Comunale, accogliendo l’istanza presentata dal gruppo civico di opposizione. Un’apertura che restituisce centralità all’assemblea cittadina e offre l’opportunità di affrontare in modo trasparente, pubblico e condiviso una questione che riguarda da vicino la salute, l’ambiente, lo sviluppo ed il futuro di un’intera zona della città.
La croce di via Cerro

Via Cerro è un’area che ha già pagato un prezzo alto in termini ambientali. È qui che sorge lo storico stabilimento Marini Meridionale, poi sfruttato per un periodo come discarica quando non era stata ancora realizzata né la Saf né la Mad e le immondizie si portavano a Malagrotta che però venne chiusa. Non lontano si trova anche il depuratore ex Cosilam, impianto delicato e già sottoposto a stress, sulla cui gestione si sono accesi pochi anni fa i riflettori della Procura di Cassino.
È quindi comprensibile che l’ipotesi di un nuovo insediamento industriale destinato al trattamento di letame e rifiuti organici sollevi forti timori tra i residenti e tra le forze politiche. Perché sulla carta un impianto per ricavare gas in modo naturale è il massimo del green: niente odori, niente fiamme, niente motori, metti tutto dentro un immenso pentolone e lo tieni chiuso a pressione, tutto il gas che si produce dentro dalla fermentazione lo filtri (togliendo l’anidride carbonica che poi si vende per fare le bibite gasate) e lo metti in rete come biometano.

Ma chi è stato morso dalla serpe guarda con sospetto anche la lucertola: i timori sono legati alla qualità del progetto e della sua realizzazione, se verrà fatto per bene e con scrupolo. Perché le conseguenze altrimenti ricadrebbero sulla qualità dell’aria, la sicurezza delle acque e la vivibilità di un’area già compromessa. Ed è proprio in questo contesto che emerge l’esigenza di fare fronte comune, al di là delle appartenenze, per evitare che via Cerro diventi teatro di un nuovo potenziale ecomostro.
Il fronte amministrativo e giudiziario
Sul piano amministrativo e giudiziario, la vicenda è tutt’altro che conclusa. Il Comune di Cassino, all’epoca, aveva negato l’autorizzazione alla realizzazione dell’impianto per la presenza di specifici vincoli. La società proponente ha impugnato il provvedimento e il TAR ha inizialmente dato ragione al Comune.

Successivamente, però, il Consiglio di Stato ha sospeso la sentenza del TAR, riaprendo di fatto la strada all’installazione del cantiere, in attesa della sentenza definitiva.
Nel frattempo, il sindaco Salera ha adottato una misura cautelativa concreta. Infatti, su relazione del comandante della Polizia Locale, Giuseppe Acquaro, ha vietato il transito ai mezzi pesanti (oltre 3,7 tonnellate) in via Cerro. L’obiettivo è quello di tutelare la sicurezza stradale e la tranquillità del quartiere.
La società, da parte sua, ha comunicato che si limiterà alla recinzione dell’area, rinviando ogni altro intervento all’esito del giudizio al Consiglio di Stato.
Il fronte politico

Il sindaco Enzo Salera chiarisce ogni passaggio. «Sulla vicenda della centrale a biogas in via Cerro va ricordato che il Comune aveva negato l’autorizzazione alla realizzazione dell’impianto per la presenza di specifici vincoli urbanistici e ambientali. La società proponente ha impugnato il nostro diniego e il TAR ci ha dato pienamente ragione su tutta la linea. Successivamente, però, il Consiglio di Stato ha sospeso l’efficacia della sentenza del TAR, permettendo, di fatto, l’avvio dei lavori, in attesa della decisione definitiva».
Nel frattempo, per tutelare la sicurezza della zona e limitare i disagi ai residenti «ho chiesto al comandante della Polizia Locale, Giuseppe Acquaro, una relazione. È servita per valutare l’introduzione di limitazioni al traffico pesante in via Cerro. Sulla base di quella relazione, è stata emanata un’ordinanza che vieta il transito ai mezzi con peso superiore a 3,7 tonnellate. Questa è, ad oggi, la situazione effettiva».
Il gruppo di opposizione composto dai consiglieri Giuseppe Sebastianelli, Franco Evangelista ed Arduino Incagnoli aveva espresso nelle scorse settimane forti preoccupazioni per la mancata comunicazione alla cittadinanza della decisione del Consiglio di Stato e chiesto chiarimenti su quali fossero le azioni concrete dell’amministrazione per impedire l’avvio dell’impianto.
Visione condivisa

Per il sindaco il problema non è il biodigestore ma il fatto che lì non ci siano le condizioni per farlo. Perché ci sono vincoli ambientali ben precisi. Per l’opposizione il problema è a prescindere perché quell’area è stata già martoriata nel passato.
Pur nel confronto politico, i consiglieri hanno ribadito la necessità che la vicenda venga trattata in modo trasparente e condiviso. Hanno accolto con favore la decisione del sindaco di portare la discussione in Consiglio Comunale, affinché si possano valutare insieme tutte le strade percorribili. Per evitare nuove ferite ambientali a un territorio già fragile.



