Ad Anagni monta il dibattito per la presa di posizione del presidente del consiglio comunale. L'esponente di Fratelli d'Italia ha condiviso un post di Marcello Veneziani, critico contro l'intervento di Trump e l'arresto di Maduro. La sinistra della Città dei Papi ha applaudito il coraggio dell'amministratore. Dietro ci sarebbe una mossa politica per cercare di allargare la base elettorale in vista delle amministrative del 2028
Il blitz di Trump in Venezuela e l’arresto del Presidente Maduro sta provocando nelle ultime ore un vivace dibattito politico ad Anagni. Che, secondo qualcuno, potrebbe essere propedeutico alle Comunali del 2028 ed alla conseguente necessità di allargare il bacino elettorale al di là dei recinti partitici di ordinanza. Protagonista Davide Salvati, presidente del Consiglio Comunale, esponente di Fratelli d’Italia e tra i candidati più accreditati a succedere al Sindaco di Forza Italia, Daniele Natalia.
Galeotta la condivisione del post di Veneziani

La scintilla è stata la condivisione da parte di Salvati di una nota diffusa da Marcello Veneziani sulla crisi venezuelana. Un intervento che ha preso nettamente le distanze dalla linea ufficiale del suo stesso Partito, Fratelli d’Italia, e in particolare della presidente Giorgia Meloni, che ha definito legittima la mossa di Trump.
Nel post di Veneziani, ripreso da Salvati, si attacca frontalmente il principio dell’interventismo unilaterale, nei termini che ricordano il linguaggio della critica anti-imperialista storica: “No, non è accettabile che uno Stato intervenga violando la sovranità territoriale, nazionale, politica di un altro Stato. Indipendentemente dal giudizio che si può avere sul Venezuela di Chavez e di Maduro”. Un incipit che ha stabilito un netto confine etico e giuridico, anteponendo il Diritto Internazionale a qualsiasi giudizio ideologico sul regime venezuelano.
Il passaggio più affilato, è quello che ha acceso l’interesse dei “veterani” della politica locale, è la critica diretta all’ipocrisia internazionale: “Resta inaccettabile che un singolo stato sovrano decida quando intervenire e quando invece non farlo davanti a palesi crimini di altri paesi”, Perché in tal caso “accettiamo l’idea che la forza prevalga sul diritto.”
La sinistra applaude il coraggio di Salvati

Un’impostazione diametralmente opposta all’approccio del Governo Meloni, che ha definito legittimo l’intervento di Trump. Ed infatti i commenti favorevoli alla linea di Salvati sono arrivati dagli esponenti storici della sinistra anagnina. Nomi che per anni sono stati gli acerrimi avversari politici del centrodestra locale, come l’ex segretario del Pd Egidio Proietti, hanno espresso apprezzamento per il coraggio e la lucidità dell’analisi di Salvati. Un applauso inaspettato che non può essere liquidato come una mera coincidenza.
Una lettura maliziosa, ma forse non così lontana dalla verità potrebbe essere questa: la corsa a sindaco nel 2028 si preannuncia complessa. Anagni è un campo di battaglia politico dove i personalismi e la capacità di intercettare il voto civico e trasversale spesso superano le logiche di Partito.
Salvati, pur essendo un esponente di FdI, ha bisogno di superare i confini ideologici per blindare la sua candidatura. In tal senso, la posizione sul Venezuela, critica verso l’interventismo USA, sarebbe un messaggio diretto a quell’elettorato di centrosinistra disilluso, spesso critico verso le posizioni più “atlantiste” del PD nazionale e sensibile ai temi della sovranità e del Diritto Internazionale.
Caccia al consenso trasversale

Salvati, criticando il presidente Usa (“E dire che Trump si era presentato come allergico all’interventismo (finto) umanitario dei dem…”) e la linea aggressiva, si posizionerebbe in tal modo come un moderato atlantico non allineato. Un profilo che può fare breccia nelle aree di consenso tradizionalmente occupate dalla sinistra storica.
La strategia sarebbe chiara: costruire un consenso basato non solo sulla forza della destra in ascesa, ma anche sulla capacità di intercettare il “voto senza bandiera”, quello degli elettori che, stanchi delle diatribe locali, cercano un leader che sappia esprimere una visione ampia e non rigidamente ideologica.
La Dottrina Monroe, reinterpretata e rovesciata, diventerebbe così la perfetta carta da giocare sul tavolo delle amministrative anagnine, trasformando una crisi geopolitica lontana in un potente strumento di costruzione del consenso locale.



