Ad Anagni non inganni il primo Consiglio comunale d'autunno che si risolverà in una sedula lampo con l'approvazione del bilancio consolidato. L'attività amministrativa ripartirà con alcuni nodi da sciogliere per la coalizione di governo. Su tutti la staffetta in giunta e un progressivo svuotamento di valore dell'assise cittadina
Si annuncia come una formalità il primo Consiglio comunale d’autunno ad Anagni, convocato per domani pomeriggio alle 18:30. All’Ordine del Giorno, l’approvazione del Bilancio consolidato. Un atto tecnico il cui via libera è dato quasi per scontato. Eppure, dietro la calma apparente di questa seduta (probabilmente) lampo, si celano tensioni inespresse e nodi irrisolti di una maggioranza che, pur stabile, sembra aver perso qualcosa in termini di confronto e dibattito interno.
Calma solo apparente

Il Consiglio di domani, a differenza di quanto accaduto in passato, non dovrebbe riservare colpi di scena. Basti pensare all’approvazione del Bilancio del 2018, che fu il detonatore che fece saltare la vecchia giunta di centrosinistra targata Bassetta, con l’uscita della delegazione del Pd e il conseguente scioglimento anticipato della coalizione.
Oggi, lo scenario è diverso: non dovrebbero esserci difficoltà insormontabili sull’approvazione. La maggioranza sembra compatta, almeno in superficie. Ma proprio questa compattezza, priva di dibattito, fa emergere una serie di problemi politici sotterranei che meritano di essere analizzati.
La staffetta in giunta un nodo mai sciolto

Il primo e più evidente problema riguarda la tanto discussa e mai attuata “staffetta” tra Idea Anagni e Forza Italia per un posto all’interno della giunta Natalia. Le voci su un possibile avvicendamento tra gli assessori sembrano essere state definitivamente messe a tacere. Ormai è assodato che non ci sarà alcun cambio della guardia, almeno fino al 2027.
Il nocciolo della questione è politico: l’attuale assessora all’Istruzione, Chiara Stavole, rimarrà al suo posto. Scelta che non deriva (tanto) da una particolare valutazione sul suo lavoro, ma dalla necessità di non indebolire il Partito di riferimento (Forza Italia) e, per estensione, l’intera compagine di maggioranza.

Di conseguenza, gli assessori e gli esponenti del Partito del sindaco resteranno esattamente nelle posizioni che occupano. Il messaggio è chiaro: si preferisce la stabilità, anche a costo della stagnazione, al rischio di innescare una (possibile) fibrillazione interna attraverso la mobilità delle deleghe. Questo immobilismo, se da un lato garantisce la tenuta della giunta, dall’altro impedisce il naturale ricambio di energie e idee, tenendo in sospeso le ambizioni di chi sperava in un rimescolamento delle carte.
Consiglio comunale senza confronto
Un altro elemento è la progressiva trasformazione del Consiglio comunale in una sorta di assise monocolore. Con la progressiva evaporazione dell’opposizione, lo spazio per il dibattito interno alla maggioranza si è ridotto ai minimi termini. Da mesi non si tengono riunioni di maggioranza vere e proprie.

L’ingresso dei nuovi consiglieri, anziché portare nuova linfa e momenti di confronto, sembra aver paradossalmente creato una cristallizzazione, senza più una vera e propria verifica periodica tra i componenti dell’area di governo. Questa assenza di discussione e confronto rischia di creare una situazione di stagnazione nella linea politica e amministrativa. Anche perché i malumori non spariscono, ma vengono semplicemente veicolati (almeno per ora) sotto traccia.



