Calvi prende il testimone di Schiboni e Fazzone consolida i suoi equilibri

Giuseppe Schiboni lascia la Giunta per il CdA di Agenas e passa il testimone ad Alessandro Calvi. Un avvicendamento che vale più di un semplice cambio di assessore: dentro c’è il consolidamento dell’equilibrio politico di Forza Italia laziale.

In politica i passaggi di consegne hanno sempre una doppia lettura. La prima è quella ufficiale, fatta di ringraziamenti, sorrisi e auguri di buon lavoro. La seconda è quella vera, che riguarda gli equilibri del potere.

Alla Regione Lazio il cambio è formalizzato da oggi. Il presidente Francesco Rocca ha firmato il decreto: Alessandro Calvi è il nuovo assessore regionale con deleghe al Lavoro, Scuola, Formazione, Ricerca, Merito e Urbanistica. Prende il posto del dimissionario Giuseppe Schiboni. (Leggi qui: Schiboni vola in Agenas, alla Pisana si apre il risiko azzurro).

Il passaggio

Giuseppe Schiboni, Francesco Rocca e Alessandro Calvi

Il passaggio è avvenuto nel modo più istituzionale possibile: incontro nello studio del Governatore, stretta di mano e foto di rito. Rocca ha ringraziato Schiboni per il lavoro svolto in questi tre anni e gli ha fatto gli auguri per la nuova destinazione nel Consiglio di amministrazione dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas). Un incarico prestigioso che, nella grammatica della politica, suona anche come una promozione elegante.

A raccogliere il testimone è Alessandro Calvi, espressione di Forza Italia e indicato dal coordinatore regionale Claudio Fazzone. Il suo arrivo non è solo un cambio di nome sulla porta dell’assessorato: è un tassello che consolida gli equilibri interni alla maggioranza che governa il Lazio. Calvi lo ha detto con la prudenza di chi sa di entrare in un campo pieno di aspettative: «Ringrazio il presidente Rocca, il coordinatore regionale Claudio Fazzone e tutto il Partito per la fiducia. Ricevo un’eredità importante e svolgerò questo incarico con serietà, senso delle istituzioni e massima dedizione».

Giuseppe Schiboni (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Parole che hanno il tono dell’investitura, ma anche quello della responsabilità. Perché le deleghe che eredita sono tra le più delicate della Giunta: lavoro, scuola e urbanistica sono tre capitoli che incidono direttamente sulla vita quotidiana dei territori. Dal canto suo Giuseppe Schiboni ha scelto lo stile istituzionale della staffetta: «Auguro al nuovo assessore Alessandro Calvi i migliori auguri di buon lavoro. L’esperienza e le capacità che lo contraddistinguono sapranno dare ulteriore impulso al ruolo che sino ad oggi ho avuto l’onore di ricoprire».

Il significato politico

Il linguaggio è quello della continuità. Ma sotto la superficie resta il significato politico dell’operazione. Perché in una Giunta regionale ogni poltrona è anche un punto di equilibrio tra partiti, correnti e territori. E quando si cambia un assessore non si sposta solo una delega: si ridisegna un pezzo della mappa del potere.

Claudio Fazzone (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

In questo caso, la necessità del Governatore era quella di non alterare l’architettura che lui stesso aveva costruito dopo le elezioni del 2023. Ed è all’interno di quel solco che il senatore Claudio Fazzone ha messo a segno un’operazione tutta ad uso di componente. Perché ha cucito sulle spalle di Alessandro Calvi i gradi di assessore regionale, riconoscedogli il ruolo svolto in questi anni all’interno di Forza Italia e la tenuta di un fronte complesso come quello della città di Latina. Dove Forza Italia ha esercitato una forza spesso superiore a quella dei propri numeri.

Al tempo stesso, il senatore ha ricollocato un altro suo fedelissimo, Giuseppe Schiboni. Chiudendo il cerchio all’interno della sua componente ed evitando invasioni di campo da altre aree azzurre, soprattutto romane, che ambivano a quell’assessorato.

A dimostrazione che a Roma, come a Bruxelles, resta sempre valido un principio: le staffette politiche non sono mai solo staffette. Spesso sono il modo con cui il potere si riorganizza senza fare troppo rumore.