Caos traffico e lavori per il Bus Rapid Transit trasformano Frosinone in un ingorgo permanente, soprattutto nell’area di De Matthaeis. Le opposizioni attaccano l’amministrazione Mastrangeli e fanno della mobilità il terreno centrale della sfida elettorale del 2027, tra accuse di paralisi urbana e dubbi sull’efficacia del progetto.
Frosinone, ore di punta. Un automobilista tenta di attraversare la zona di De Matthaeis. Venti minuti dopo è ancora lì. Impreca, guarda l’orologio, cerca una via alternativa sulla Monti Lepini. Che è congestionata anche quella. Benvenuti nel cantiere più discusso del capoluogo: quello che un anno prima delle elezioni sta diventando, metro dopo metro di asfalto rimosso, il campo di battaglia della prossima campagna elettorale.
Il BRT o Bus Rapid Transit, il bus elettrico su corsia preferenziale con cui collegare la città in maniera rapida e pulita, doveva essere la soluzione al traffico di Frosinone. Per ora ne è diventato la causa principale. E mentre gli automobilisti perdono la pazienza, l’opposizione ha già trovato il tema su cui costruire la sfida del 2027: non le grandi visioni, non i progetti di lungo periodo, ma la domanda più semplice e più devastante che si possa rivolgere a chi governa una città. «Se questo è il presente, come sarà il futuro?»
Il tema della viabilità cittadina sarà uno dei punti centrali della prossima campagna elettorale per le comunali del capoluogo del 2027. E per certi versi lo è già. Lo si capisce dalla durezza con cui le opposizioni stanno aggredendo politicamente la questione traffico.
L’epicentro ed il Brt

Al di là della polemica politica resta un dato oggettivo incontestabile: in questi giorni Frosinone sta letteralmente sprofondando nel traffico. Il cuore della crisi è la zona di De Matthaeis, dove i lavori per la grande rotatoria stanno mettendo sotto pressione l’intera rete urbana fino alla Stazione. Attraversare la città passando per la parte bassa sta diventando un’impresa pari, per difficoltà, alla rimonta di Oracle nel 2013 su New Zealand nella 34ª America’s Cup: da 8 a 1 a 9 a 8. E come accade sempre in questi casi, chi tenta vie alternative — come la Monti Lepini — finisce per congestionare anche quelle. Il capoluogo è ormai impraticabile con la macchina quasi a tutte le ore.
Il mantra dell’amministrazione Mastrangeli è noto e anche comprensibile: «sono sacrifici necessari per ottenere benefici futuri». Ed è naturalmente l’auspicio di tutti, perché nessuno mette in discussione la necessità di modernizzare il sistema della mobilità urbana. Ma la politica vive di percezioni, prima ancora che di progetti. E se questi sacrifici non dovessero tradursi in miglioramenti concreti del traffico cittadino — BRT compreso — allora spiegare tutto questo agli elettori tra un anno rischia di diventare molto complicato. Specialmente per chi ha governato la città e gestito i lavori.
Tre attacchi, una sola regia politica

L’opposizione ha capito perfettamente la posta in gioco ed ha iniziato a lavorare sul tema con largo anticipo. Il primo segnale è arrivato dal manifesto affisso in città dal consigliere socialista Vincenzo Iacovissi: «Basta caos viabilità! Voltiamo pagina». Una frase semplice ma politicamente pesante, soprattutto perché accompagnata dai simboli della coalizione che lo sostiene nella sua candidatura a sindaco del capoluogo. Tradotto: il tema della mobilità viene già utilizzato come elemento identitario di una possibile alternativa amministrativa.
Più articolata la riflessione del consigliere del PD Angelo Pizzutelli, che in una dichiarazione rilasciata a Corrado Trento per Ciociaria Oggi prova a mantenere un approccio istituzionale senza rinunciare all’affondo critico, denunciando la mancanza di coordinamento: «Il punto è trovare una sintesi tra crescita e vivibilità, che oggi manca. La contemporanea presenza di diversi cantieri aperti è controproducente: a De Matthaeis e allo Scalo non si cammina. È tutto bloccato. Chiediamo subito un incontro al Sindaco aperto ai capigruppo. Bisogna riesumare la commissione “Tempi per la città” per evitare sovrapposizioni dei lavori. Il capoluogo va migliorato per il futuro, d’accordo, ma intanto va gestito il presente».
Il ragionamento di Forza Italia

Il passaggio politicamente più interessante è però un altro: «Tra quattordici mesi si torna al voto». Una frase che sembra buttata lì a caso ma rappresenta in realtà il sottotitolo non scritto dell’intera vicenda. Perché il traffico, oggi, non è più soltanto un problema amministrativo: è diventato un tema elettorale.
Ancora più duro il giudizio del capogruppo di Forza Italia al Comune Maurizio Scaccia, che in una nota definisce Frosinone «un cantiere infinito». Scaccia e il Partito azzurro continuano la battaglia contro il BRT e parlano di città «divisa in due», con «traffico paralizzato» e una viabilità incompatibile con questo modello di trasporto. Nel mirino finiscono soprattutto gli effetti economici dei lavori: commercianti penalizzati, accessi difficili, parcheggi cancellati dalle corsie dedicate e una generale sensazione di improvvisazione amministrativa. Il ragionamento politico di Forza Italia è chiaro: il rischio è che un’opera nata per migliorare la mobilità finisca per impoverire il tessuto commerciale e sociale del centro urbano.
FI e Mastrangeli: due semirette divergenti verso il 2027

Più si avvicina la data delle Comunali, minori saranno le possibilità di vedere Forza Italia sostenere la candidatura a sindaco di Mastrangeli. FI e il primo cittadino sono in questo momento elementi divergenti per definizione, come due semirette che partono dalla stessa origine e si allontanano progressivamente l’una dall’altra. E nemmeno un’opera di ortopedia politica da parte della Segreteria Regionale o Nazionale azzurra riuscirebbe probabilmente a rimettere in piedi il rapporto tra i due.
Il BRT rappresenta una di quelle opere che dividono inevitabilmente l’opinione pubblica del capoluogo: da una parte la promessa di una città più moderna e sostenibile, dall’altra il disagio immediato e tangibile di chi ogni giorno resta imbottigliato nel traffico o vede il proprio negozio svuotarsi. Premesso che del BRT al momento si vedono solo i lavori, di «Rapid» c’è unicamente l’aumento della pressione arteriosa degli automobilisti che cercano di attraversare la parte bassa della città. La sensazione diffusa è che il capoluogo stia vivendo una sorta di stress test non richiesto: se riesci a superare De Matthaeis senza perdere la pazienza, puoi praticare qualsiasi sport estremo.

L’opposizione ha capito che il traffico è il nuovo termometro del consenso: nessun tema è più trasversale, più quotidiano, più immediatamente percepibile. La maggioranza difende coerentemente la visione di lungo periodo; l’opposizione ha già trovato lo slogan perfetto: «Se questo è il presente, come sarà il futuro?».
La verità è che, se i cantieri non produrranno benefici tangibili, il BRT rischia di diventare non solo un’opera contestata ma un simbolo politico. E in campagna elettorale i simboli pesano più dei progetti. Elementare, Watson.



