Capitale del Mare, la vera partita non è il titolo perduto ma il progetto da attuare

Ravenna ieri ha conquistato il titolo di Capitale Italiana del Mare 2026 mentre Gaeta e Sperlonga restano fuori. Ma parlare di sconfitta è un errore: la differenza la fanno i progetti. Come dimostra l’esempio di Hernica Saxa.

Il titolo perso e la prospettiva sbagliata

Ravenna sarà Capitale Italiana del Mare 2026. Lo ha annunciato ieri a Palazzo Chigi il ministro Nello Musumeci, scegliendo la città marchigiana tra 54 candidature arrivate da tutta Italia. Tra i finalisti c’erano anche Gaeta e Sperlonga, due realtà che del mare hanno fatto identità, economia e storia. Oggi, però, il dibattito pubblico si è incanalato su una parola: sconfitta. Una lettura che rischia di essere superficiale.

Perché in operazioni di questo tipo il titolo è solo l’ultimo passaggio di un percorso molto più importante: quello del progetto che viene costruito attorno alla candidatura.

Cristian Leccese

Il sindaco di Gaeta Cristian Leccese lo ha detto con chiarezza. La candidatura è stata «una prestigiosa cavalcata» che ha messo insieme territori, istituzioni e operatori economici attorno all’idea di valorizzare l’economia del mare. Ed è proprio qui che sta il punto politico.

Le candidature di questo tipo non dovrebbero essere viste come una gara da vincere o perdere, ma come un’occasione per mettere in moto strategie di sviluppo che continuano anche dopo l’esito finale. Se si riduce tutto al titolo, si perde il senso dell’operazione.

Il caso Hernica Saxa: quando il progetto conta più del titolo

Un esempio interessante arriva da tutt’altro territorio: la provincia di Frosinone. Qui quattro città storiche – Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli – hanno deciso di concorrere insieme per diventare Capitale Italiana della Cultura 2028 con il progetto Hernica Saxa. Ma la cosa davvero interessante è che non stanno aspettando il verdetto del ministero per cominciare a lavorare. Il progetto è già partito. (Leggi qui: La Ciociaria fa sistema: da Hernica Saxa un nuovo metodo culturale. Leggi anche qui: Hernica Saxa, il metodo Ciociaria: quattro città, un solo orizzonte. E qui: Hernica Saxa, la finale che conta più del titolo).

I sindaci dopo l’accesso alla finale

Le quattro città hanno iniziato a coordinare le loro agende culturali, soprattutto per la stagione estiva, evitando sovrapposizioni di eventi. L’obiettivo è semplice: fare in modo che ogni sera ci sia uno spettacolo diverso in uno dei quattro centri, permettendo ai visitatori di muoversi da una città all’altra.

Non solo. Si sta lavorando alla messa in rete dei musei e si studia la possibilità di introdurre un biglietto unico per accedere ai diversi siti culturali. In altre parole, la candidatura è diventata già un progetto di territorio. Ed è esattamente questo il punto.

La lezione per le città di mare

Giovanni Acampora

Il vero errore sarebbe pensare che tutto finisca con l’assegnazione del titolo a Ravenna. Perché operazioni come quella della Capitale del Mare hanno senso solo se diventano strategie di sviluppo permanente. Gaeta e Sperlonga hanno presentato dossier importanti e hanno coinvolto numerosi partner. Ora la vera sfida è dimostrare che quel lavoro non era finalizzato solo alla vittoria del titolo, ma alla costruzione di un sistema territoriale. È lo stesso ragionamento che sta facendo Hernica Saxa.

Ed è la stessa cosa che ha fatto Giovanni Acampora: il presidente della Camera di Commercio del Lazio Sud e presidente di Assonautica Italiana, non ha aspettato l’incoronazione di Gaeta con un qualsiasi titolo per trasformarla in una delle capitali italiane del dibattito sul futuro dell’economia del mare. Ha messo a punto il progetto, lo ha sviluppato, lo ha realizzato: nel giro di pochi anni il dibattito nazionale sul futuro della Blue Economy ha iniziato a fare tappa fissa a Gaeta.

Se si decide di concorrere per un riconoscimento nazionale, a quel progetto si deve credere fino in fondo. E soprattutto deve essere messo a terra subito. Non dopo la proclamazione. Perché i titoli passano. I progetti, se funzionano, restano e trasformano i territori.

(Foto di copertina © DepositPhotos.com).