Capodanno in piazza e comunità viva: la lezione di Vallerotonda

Quasi duecento persone in piazza per San Silvestro, nel rispetto delle regole e con l’amministrazione in una versione inedita. Il sindaco organizza e serve ai tavoli. A Vallerotonda il Capodanno diventa un modello concreto contro lo spopolamento dei piccoli comuni.

La notizia non è solo che a Vallerotonda, la notte di San Silvestro, quasi duecento persone si sono ritrovate nel piazzale del Municipio per aspettare insieme il nuovo anno. La notizia è come tutto questo è stato possibile. Giovanni Di Meo, sindaco del piccolo comune incastonato tra i monti delle Mainarde ed i suoi collaboratori hanno deciso di trasformarsi in organizzatori pur di regalare alla comunità un Capodanno sicuro.

Cosa significa ‘sicuro‘? Per una comunità come quella di Vallerotonda significa ‘sotto casa‘, ‘a portata di mano‘, senza la necessità di dover prendere l’auto e scendere fino alla Casilina per raggiungere, dopo curve e tornanti, il primo posto utile per festeggiare. Significa dare un’occasione ai più giovani per restare e non dover soffocare nella noia di tutti i giorni. In sintesi: un evento capace di aggregare, partecipato e capace di parlare soprattutto alle nuove generazioni.

Sindaco e amministrazione a servire ai tavoli

Un momento del veglione di Vallerotonda

Un ruolo inedito, certo, ma svolto senza improvvisazione e senza scorciatoie. Perché dietro il veglione in piazza a Vallerotonda c’è stato il rispetto rigoroso di tutte le regole previste per una manifestazione pubblica: piano di sicurezza, presenza di sorveglianza in piazza, tendone riscaldato, servizi, musica autorizzata, SIAE. Nessun dettaglio è stato tralasciato.

Poi, una volta garantita la sicurezza, è arrivata la parte più simbolica e forse più potente dell’intera iniziativa: il sindaco, i suoi stretti collaboratori e personale volontario che si rimboccano le maniche e servono ai tavoli. Non per folclore, ma per senso di responsabilità. Perché nei piccoli comuni l’amministrazione non è mai solo un ruolo, è presenza quotidiana.

Il risultato è stato un evento unico, ordinato, sicuro e capace di coinvolgere anche i più giovani. Un’alternativa concreta alle “fughe” verso altri centri, ai viaggi notturni in auto, ai rischi che spesso accompagnano le notti di festa quando nei paesi non c’è nulla da fare.

La risposta a chi fugge

Vallerotonda (Foto © Pietro Scerrato)

Ed è qui che la vicenda di Vallerotonda smette di essere solo cronaca locale e diventa una chiave di lettura nazionale. Lo spopolamento dei piccoli comuni, in particolare di quelli montani, non si combatte solo con incentivi fiscali o bandi europei. Si combatte anche – e forse prima di tutto – restituendo senso alla vita comunitaria.

Un paese che offre occasioni di incontro, che coinvolge tutte le generazioni, che dimostra di saper organizzare eventi complessi nel rispetto delle regole, è un paese che manda un messaggio chiaro: qui si può restare. Qui si può crescere. Qui si può vivere.

Il sindaco Giovanni Di Meo

La notte di Capodanno a Vallerotonda ha mostrato che il rilancio delle aree interne passa da scelte che non si limitano a gestire l’ordinario ma ci mettono la faccia – e le mani – per tenere accesa la luce delle proprie comunità.

I numeri parlano chiaro: le culle sono sempre più vuote anche in Ciociaria come nel resto d’Italia, i borghi sono sempre più vuoti. Quella piazza piena tra le montagne delle Mainarde vale più di molte analisi sul declino demografico. Perché racconta una verità semplice: senza comunità vive, non esiste futuro possibile per i piccoli Comuni.