Caro ministro Salvini, la Ciociaria non è solo quella di Ciacciarelli

La lettera aperta del direttore Alessio Porcu al ministro Salvini. Che promette padana efficienza ma poi ci lascia con un cantiere bloccato. E due porzioni di territorio che tornano indietro di sessant'anni. La Galleria Capo di China è chiusa da mesi ed responsabile di gravi danni economici.

Caro ministro Salvini,

stavolta non servono ruspe. Servono risposte. E servono subito. La Ciociaria non è soltanto quella del suo assessore regionale Pasquale Ciacciarelli che non per caso raccoglie oltre 14mila preferenze ogni volta che mette il viso su un manifesto elettorale. C’è anche un’altra provincia di Frosinone: sulla quale è Lei e non il suo Assessore ad avere le competenze.

La Galleria Capo di China, lungo la superstrada Cassino -Atina – Sora, è chiusa da mesi, isolando un’intera porzione di Sud Lazio che ancora aspetta – con le mani nei capelli – che il XXI secolo arrivi anche lì. Ma invece della modernità, è arrivata la proroga: altri due mesi di lavori, estate bruciata, imprese a picco e cittadini esasperati.

La galleria Capo di China ad Atina sulla Superstrada Cassino – Atina – Sora, l’accesso dal versante Cassino

È vero, non è colpa sua se i cantieri rallentano, se gli appalti slittano, se le ditte sbagliano o le carte si perdono nei corridoi dell’Anas. Non è colpa sua, ma è responsabilità sua. Perché non è un tecnico e non è un burocrate: è il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, con pieni poteri su quello che viaggia – o meglio, non viaggia – su gomma, rotaia e asfalto.

E allora, onorevole Salvini, questa galleria dimenticata è una ferita aperta sulla sua credibilità. Non si può guidare un ministero che promette alta velocità e ponte sullo Stretto e poi tollerare che la Valle di Comino venga gettata nel pantano del “ci dispiace, abbiamo prorogato.

Matteo Salvini

Il danno non è solo logistico: è sociale, economico e culturale. Ristoratori, albergatori, aziende locali stanno crollando sotto il peso di un cantiere senza fine. Le stime parlano di perdite fino al 70%. Non si tratta di numeri: si tratta di persone. Di famiglie che si spaccano la schiena per mandare avanti attività che ora vedono svanire clienti e fatturato per colpa di una gestione “all’italiana”, che lei ci aveva assicurato avrebbe cancellato dal nostro vocabolario sostituendola con la padana efficienza.

Non è tollerabile che per percorrere pochi chilometri si debba fare il tour delle provinciali dissestate, tra curve da rally e segnaletica da brivido. Non è tollerabile che un’infrastruttura vitale venga lasciata marcire senza un crono-programma pubblico, senza una motivazione tecnica convincente, senza nemmeno una conferenza stampa di scuse.

L’ingresso dal versante Sora

La sua Lega si dice “vicina al territorio”? Bene. Questo è il momento di dimostrarlo. Lo faccia col piglio che riserva ai porti chiusi, ai dossier migranti, ai talk show. La gente della Ciociaria, e in particolare quella della Valle di Comino, ha diritto a una strada aperta, funzionante, sicura. E a una classe dirigente che si presenti quando c’è da metterci la faccia.

Perché qui non si parla di grandi opere: si parla di rispetto. E una galleria chiusa può sembrare poca cosa in un Paese che sogna i voli su Marte. Ma è proprio lì, in quella strettoia buia e dimenticata, che si misura la serietà di chi governa. Ministro, il cantiere è suo. Ora lo è anche la responsabilità politica.