Caso-Quadrini, Santovincenzo impugna la clava: “Servono legalità ed etica”

Dopo l'obbligo di dimora e la sospensione dalle cariche pubbliche del presidente dell'Aula Provinciale di Frosinone, intervento di Luca Santovincenzo, consigliere di minoranza ad Anagni, che ha richiamato la politica locale al rispetto di certi principi come la trasparenza, l'onestà e la stretta osservanza delle norme

Paolo Carnevale

La stampa serve chi è governato, non chi governa

Il punto di partenza è la vicenda che in queste ore sta calamitando il dibattito politico provinciale (e non solo): la sospensione del presidente del Consiglio Provinciale Gianluca Quadrini di Forza Italia dalle sue cariche in seguito alle vicende giudiziarie che lo vedono coinvolto con un obbligo di dimora fuori dalle province di Frosinone e Latina.

Una vicenda che diventa però, ad Anagni, lo spunto per un nuovo attacco alla classe politica locale. Guidata da un sindaco, Daniele Natalia, che nel Partito di Quadrini, Forza Italia, è tra i vertici provinciali. (Leggi qui: Effetto Quadrini, la sospensione che può riaprire i giochi tra FdI, FI e Lega).

L’affondo di Santovincenzo

Gianluca Quadrini

A farsi sentire in queste ore è il consigliere di opposizione Luca Santovincenzo. L’esponente di LiberAnagni ha infatti detto la sua sul caso-Quadrini (anche se il nome del consigliere provinciale non viene mai fatto esplicitamente). Una vicenda sulla quale, secondo Santovincenzo, “sarebbe facile esprimere giudizi e usarli per un attacco politico”.

Giudizi ed attacchi che non vengono fatti “perché la coerenza mi impone garantismo: la dignità di una persona e della sua famiglia va tutelata fino alla condanna definitiva”. Detto questo però, il consigliere di minoranza torna a picchiare duro “sul concetto di legalità”.

Chiarendo un punto fermo: la legalità nella gestione del denaro dei cittadini non si limita ai reati”. Soprattutto oggi, dal momento che “con l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio – un vuoto normativo che, per ammissione della stessa Corte Costituzionale, favorisce una pericolosa deriva – i crimini più gravi e difficili da dimostrare sono gli unici che si possono perseguire nella pubblica amministrazione”.

Il rispetto dei valori

Il consigliere Santovincenzo

Il problema, insomma, non è tanto, (e non solo) quello di stanare coloro che i reati li commettono. Ma combattere i cosiddetti “colletti bianchi” che sanno come muoversi. O, per usare le parole del consigliere, opporsi ad un sistema che “attraverso la sapiente elusione di norme e principi amministrativi, consente a chi gestisce i nostri soldi di deviare i fondi pubblici, evitando di destinarli con imparzialità e buon senso”

Ne consegue che nell’attività politica, soprattutto quando è legata alla gestione della cosa pubblica, serve “il rispetto di certi principi”. Ed è per questo che “la nostra battaglia insisterà sempre su trasparenza, imparzialità, non discriminazione, partecipazione democratica e separazione dei poteri”.

La polemica con l’assessore Stavole

L’assessore Chiara Stavole

Un ragionamento che arriva, non a caso, poche ore dopo la polemica che ha visto il consigliere di minoranza scontrarsi con l’assessore Chiara Stavole sul tema dei fondi restituiti alla Regione per il progetto del Consiglio comunale dei ragazzi. Il Comune infatti, due giorni fa aveva annunciato di aver riconsegnato alla Regione circa 5mila dei 6mila euro complessivi ottenuti per un progetto del 2023 legato alla creazione del Consiglio comunale dei ragazzi. Solo 800 euro erano stati spesi; di qui la restituzione del resto alla Regione.

Un atto stigmatizzato da Santovincenzo (e dal resto del centrosinistra locale), che ha criticato la superficialità e la mancanza di programmazione della maggioranza.

La replica della Stavole (che ha sottolineato da parte sua la correttezza di un’amministrazione pronta a restituire ciò che non riesce a spendere) non ha placato la verve polemica di Santovincenzo. Che ha continuato a puntare sulla necessità di trasparenza e di rispetto, oltre che delle leggi, del concetto di legalità. Perché, ha concluso a proposito della vicenda Quadrini (ma con un riferimento evidente alla scena anagnina), “è qui che si vede se un amministratore è virtuoso”.