Cassino accende la luce che spaventa le mafie

A Cassino oltre duecento persone in piazza De Gasperi per dire no a corruzione e criminalità. Prefetto, magistrati e forze dell’ordine insieme ai cittadini: «La legalità si costruisce alla luce del sole, non negli angoli d’ombra».

Se c’è qualcosa che le mafie e la corruzione temono più delle indagini, più delle manette e più dei blitz all’alba, è la luce. Quella delle piazze piene, delle parole dette ad alta voce, senza filtri. Quella dei cittadini che si fermano ad ascoltare, delle istituzioni che si mettono la faccia, degli sguardi che non abbassano più la testa.

A Cassino, quella luce si è accesa nel tardo pomeriggio di ieri, proprio dove fa più rumore: in piazza De Gasperi, davanti al palazzo comunale, nel cuore della città. Non è un dettaglio di poco conto: è la piazza del potere istituzionale, del governo locale. E l’ha concessa il sindaco Enzo Salera, che ha compreso fino in fondo il significato simbolico di tenere un evento del genere proprio lì, sotto le finestre del Municipio, dove si prendono decisioni e si costruisce – o si distrugge – la fiducia della gente.

Le mafie che mortificano

Ignazio Portelli e Pasquale Angelosanto

Il titolo era di quelli che non girano intorno: “La corruzione e le mafie mortificano la vita dei cittadini”. Un messaggio secco, chiaro. E per questo, necessario. A organizzarla è stata l’Unione Nazionale Mutilati per Servizio – sede di Cassino presieduta da Massimo Spigola, in collaborazione con la giornalista Angela Nicoletti, che da anni si occupa di cronaca giudiziaria e criminalità organizzata in provincia. Ma non è stata una manifestazione qualsiasi: è stato un momento di rottura. Di presa di coscienza. Di denuncia.

Ha aperto i lavori il Prefetto di Frosinone Ernesto Liguori, con un’analisi limpida su come la corruzione non sia solo un reato ma un freno sistemico, un virus capace di rallentare l’intera macchina amministrativa, inquinando ogni ambito della vita pubblica. Poi sono arrivati i relatori. Non accademici da aula universitaria ma uomini che la mafia la combattono sul campo. Ignazio Portelli, oggi Commissario dello Stato per la Regione Sicilia, già Prefetto di Frosinone. Ha parlato con l’autorevolezza di chi ha vissuto sulla pelle le contraddizioni dei piccoli centri. Dove l’onestà, paradossalmente, non unisce ma isola. In un sistema malato, chi dice la verità è spesso il corpo estraneo.

Gli ostacoli interni

Pasquale Angelosanto (Foto: Maurizio Brambatti © Ansa)

Il Generale Pasquale Angelosanto, ex comandante del ROS dei Carabinieri, ha fatto un excursus concreto, senza retorica: oggi le mafie non sparano più, fanno affari. Entrano nei cantieri, nei voti, negli appalti, nelle pieghe grigie delle complicità istituzionali. E quando ha raccontato i lunghi anni di latitanza di personaggi come Messina Denaro e Provenzano, ha sottolineato che i ritardi nella cattura non erano solo logistici. C’erano ostacoli interni, apparati corrotti, rallentamenti “casuali”.

Il Procuratore di Cassino, Carlo Fucci, ha allargato lo sguardo, disegnando una mappa criminale dove il Basso Lazio e l’Alto Casertano si toccano, si rafforzano, si scambiano favori. Un sistema fluido, dove non serve più un’arma: basta la stretta di mano giusta, il contatto giusto, al momento giusto.

E poi c’è stato Paolo Bonaiuti, avvocato dell’Ufficio Speciale, che ha fatto i conti con la realtà concreta: i beni confiscati, un’enorme opportunità spesso sprecata, lasciata marcire. Simboli svuotati, ville vuote, strutture fatiscenti che raccontano una vittoria interrotta a metà.

I simboli contro le mafie

Il Procuratore della Repubblica di Cassino, Carlo Fucci

In prima fila c’era lo Stato. Quello che funziona. Quello che ascolta. C’erano il Questore di Frosinone Stanislao Caruso, il Colonnello Gabriele Mattioli comandante provinciale dei Carabinieri, il comandante della Guardia di Finanza Stefano Boldrini ed il colonnello dei carabinieri Mario Conio capo centro della Direzione Investigativa Antimafia di Roma. Presente anche il tenente della Guardia di Finanza Daniele Lepore, figura chiave nell’operazione che nel 2020 portò all’arresto di Elvira Zagaria, a Boville Ernica.

E poi c’erano i simboli morali e culturali: monsignor Gerardo Antonazzo vescovo di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo e Marco Dell’Isola rettore dell’Università di Cassino. Non erano lì per riempire una fila: erano lì a dare peso, sostanza e coscienza a ciò che si stava dicendo. La piazza era piena. Più di duecento persone, cittadini comuni, rappresentanti delle forze dell’ordine, studenti, amministratori locali. C’erano le presenze che parlano senza dire nulla: come il deputato Nicola Ottaviani ed il consigliere regionale Daniele Maura. In silenzio. In prima fila. Molti sindaci del territorio: Orazio Capraro (Villa Santa Lucia), Paolo Fallone (San Giovanni Incarico), Gino Germani (Arce), Gianpio Sarracco (Fontana Liri). Presente anche una delegata della Presidenza della Provincia.

Chi non c’era

La piazza piena per il convegno

Non sono però passate inosservate alcune assenze. Proprio nei giorni scorsi, una parte della minoranza consiliare aveva presentato una mozione sulle case famiglia per minori stranieri non accompagnati. Tema spinoso, delicatissimo, che incrocia esattamente le dinamiche discusse in piazza: appalti, interessi, gestione pubblica, rischio di infiltrazioni. Eppure, quando si è parlato di corruzione, affari illeciti, voto di scambio, quella parte dell’opposizione non c’era. Una stonatura. Non per polemica, ma per logica: se porti avanti una battaglia politica su un tema del genere, la piazza davanti al Comune è il posto dove devi esserci. Non puoi mancare proprio lì.

Chi invece ha scelto di esserci, senza slogan e senza selfie, sono stati i consiglieri comunali di opposizione Giuseppe Sebastianelli, Franco Evangelista e Arduino Incagnoli. Nessuna passerella. Solo presenza. E una scelta politica: essere presenti dove si parla di legalità. Senza alibi. Senza giustificazioni.

La domanda delle 100 pistole

A chiudere il pomeriggio, ci hanno pensato i ragazzi scout di Cassino. Poche domande, semplici. Ma una ha lasciato il segno: “Oggi, cosa vuol dire davvero essere giusti?

Già. Forse significa proprio questo: non avere paura della luce. Non cercare angoli d’ombra per convenienza. Significa scegliere da che parte stare, anche quando non conviene. Anche quando fa rumore.