Cassino alza l’asticella: il protocollo che fa dei locali presìdi di legalità

Non più solo repressione ma collaborazione e prevenzione. A Cassino prende forma un nuovo modello di sicurezza urbana: il protocollo firmato da Prefettura, forze dell’ordine e associazioni di categoria coinvolge direttamente i gestori dei locali. Videosorveglianza, codici di condotta, figure referenti e comunicazione preventiva

La sicurezza non è più solo una questione di controlli e interventi repressivi. È un lavoro quotidiano, silenzioso e condiviso, fatto di procedure, responsabilità e collaborazione. È questa la filosofia che ha guidato la presentazione a Cassino del nuovo protocollo per la prevenzione degli atti illegali e delle situazioni di pericolo negli esercizi pubblici. Uno strumento operativo che porta all’interno dei locali una parte del lavoro che normalmente si svolge all’esterno.

L’iniziativa, promossa da Prefettura di Frosinone, Confcommercio Lazio Sud, ConfimpreseItalia, Confesercenti e SILB-Fipe, dopo essere stata illustrata nel capoluogo farà tappa anche a Sora, Fiuggi, Val Comino e Valle dei Santi. A Cassino la presentazione si è svolta in una sala Restagno gremita, con una partecipazione che ha rappresentato fedelmente l’intera filiera della sicurezza urbana. (Leggi qui: Top e Flop, i protagonisti di sabato 8 novembre 2025).

Chi c’era

Erano presenti il sindaco Enzo Salera, affiancato dagli assessori Gino Ranaldi, Giuseppe Capizzi e Pierluigi Pontone. Per la Prefettura il Capo di Gabinetto Agnese Scala; per il mondo produttivo il vicepresidente della Camera di Commercio di Frosinone e Latina Luciano Cianfrocca, il presidente di ConfimpreseItalia Guido D’Amico ed il vicepresidente di Confcommercio Lazio Sud Fabio Loreto.

Sul fronte delle forze dell’ordine, in rappresentanza del Questore di Frosinone è intervenuto il dirigente del Commissariato di Cassino, il vicequestore Flavio Genovesi. Accanto a lui il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Stefano Boldrini; il Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Cassino, tenente colonnello Giovanni Anastasia, in delega del Comandante provinciale Gabriele Mattioli; e il Comandante della Polizia Locale, Giuseppe Acquaro.

Una presenza ampia e coesa che racconta bene la natura del protocollo: un’intesa che non scarica responsabilità ma le redistribuisce secondo un modello nel quale istituzioni e imprese diventano alleati.

Il protocollo

Luciano Cianfrocca, Fabio Loreto, Agnese Scala, Enzo Salera e Guido D’Amico

Il protocollo delinea un sistema nel quale i gestori dei locali non sono più semplici destinatari di prescrizioni ma protagonisti attivi del presidio di legalità. La novità non sta tanto nel singolo obbligo, quanto nell’impianto complessivo.

L’attenzione parte dagli spazi esterni: luoghi che spesso fanno da cuscinetto tra la socialità e la città. Qui l’illuminazione dovrà essere adeguata e costante, perché un’area ben illuminata scoraggia comportamenti rischiosi e facilita i controlli. Stessa logica per la videosorveglianza, che dovrà permettere di monitorare accessi e uscite, garantire immagini nitide, restare attiva senza interruzioni. La possibilità di integrare questi sistemi con la rete cittadina – che il Comune ha annunciato in fase di potenziamento – rappresenta un ulteriore passo verso un controllo diffuso e coordinato.

All’interno dei locali, invece, prende forma un ambiente più regolato e consapevole grazie all’adozione di un codice di condotta. Non un cartello di divieti ma un patto di reciproco rispetto tra gestori e avventori: non si entra con oggetti pericolosi, non si introduce alcol acquistato altrove, non si manomettono dispositivi di sicurezza, non si ostruiscono le vie di esodo, non si abbandonano rifiuti all’esterno, non si adottano comportamenti che disturbano la quiete pubblica.

Regole chiare

Foto © Pixbay

Regole chiare, scritte, esposte in modo visibile – anche in inglese nei locali che accolgono turisti o studenti stranieri – che fondano un nuovo equilibrio sociale: chi frequenta un locale sa cosa è accettato e cosa no; chi lo gestisce è legittimato a intervenire quando le norme vengono violate.

La prevenzione passa anche dall’informazione: gli esercenti dovranno comunicare alle forze dell’ordine qualsiasi evento che possa generare un afflusso straordinario di persone o rischi per l’ordine pubblico. Una collaborazione diretta che consente a Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza di programmare servizi mirati, evitando improvvisazioni.

Nei locali dove si svolgono spettacoli o intrattenimento, poi, entra in gioco una figura nuova: il Referente per la Sicurezza del Locale, un interlocutore formale e stabile per la Prefettura e le forze dell’ordine. Un ruolo che garantisce continuità amministrativa e una gestione più efficace dei flussi, delle segnalazioni e degli interventi. Qui sarà obbligatorio anche l’impiego di personale di controllo qualificato, secondo quanto previsto dalla normativa nazionale.

Infine, resta centrale il rispetto delle regole su somministrazione di alcolici, orari, tutela dei minori, occupazione del suolo pubblico: norme già note, ma che dentro questo protocollo trovano un nuovo contesto di applicazione, più rigoroso e coordinato.

Sicurezza condivisa

Il risultato è un modello nel quale la sicurezza non è affidata a un solo attore ma è costruita insieme. Non c’è un’unica responsabilità ma un intreccio di funzioni che si completano a vicenda.

Per il Comune, il protocollo rappresenta l’occasione per consolidare un percorso già avviato da mesi, fondato sul coordinamento con Prefettura, Procura, Questura e forze dell’ordine. Per i gestori dei locali è un’opportunità per qualificare la propria attività, offrire ambienti più ordinati, proteggere clienti e famiglie. Mentre per la città è un investimento in vivibilità: bar, pub, ristoranti e luoghi di intrattenimento più sicuri generano una percezione migliore dello spazio urbano e riducono il rischio di situazioni critiche.

È una sicurezza costruita non a colpi di ordinanze, ma attraverso educazione, responsabilità e collaborazione. Una sicurezza che non chiude, ma apre: alla partecipazione, alla condivisione, alla prevenzione.

Cassino, con questo protocollo, compie un passo avanti verso un modello che molte città italiane stanno iniziando a considerare: quello in cui la notte non è un problema da contenere, ma un contesto da governare insieme.