Cassino Capitale Italiana della Cultura: «Succisa Virescit», recisa germoglia di nuovo

In alto il Sacro Monte con i suoi 1500 anni. In basso una città che prova a trasformare quella storia in futuro. La candidatura presentata in Sala Restagno con l'abate Fallica, il rettore Dell'Isola e Paolo Verri — l'uomo che guidò Matera. Il logo, la cooperazione e la partita più difficile: convincere se stessa.

In alto c’è il Sacro Monte. Con il Giubileo monastico, la spiritualità, l’arte, il silenzio che da quindici secoli attraversa la storia senza perdere forza. In basso una città che prova a trasformare quella storia in futuro. Cassino sceglie di farlo puntando sulla cultura, candidandosi a Capitale Italiana della Cultura 2029.

Non è soltanto una corsa a un riconoscimento. È il tentativo di costruire un progetto di territorio capace di andare oltre la singola manifestazione. Perché il 2029 non sarà un anno qualunque: ricorreranno i 1500 anni dalla fondazione dell’Abbazia di Montecassino: uno dei luoghi simbolo della civiltà europea, del monachesimo occidentale e della rinascita dopo le distruzioni della guerra.

Un anniversario che coinvolgerà la Santa Sede

Enzo Salera

Un anniversario che coinvolgerà la Comunità monastica, l’intero Ordine benedettino, la Santa Sede e probabilmente anche Papa Leone XIV. Ma soprattutto rappresenterà un’occasione irripetibile per un territorio che da tempo cerca nel turismo culturale una leva di sviluppo economico e sociale.

La candidatura è stata presentata nella Sala Restagno, gremita di cittadini, studenti universitari, imprenditori e rappresentanti delle associazioni. Sul tavolo, insieme al sindaco Enzo Salera, l’abate di Montecassino dom Luca Fallica, il rettore dell’Università di Cassino Marco Dell’Isola, il presidente della Banca Popolare del Cassinate Vincenzo Formisano e il direttore scientifico del progetto Paolo Verri. Chi è? L’uomo che ha guidato il percorso che portò Matera a diventare Capitale Europea della Cultura. A condurre l’incontro è stata la giornalista Rita Cacciami.

Partenza di un percorso, non conferenza stampa

L’impressione, più che quella di assistere a una conferenza stampa, è stata quella della partenza di un percorso. Un cantiere già aperto. Le associazioni hanno iniziato a presentare proposte, il mondo economico ha risposto presente e il dossier che sarà consegnato al Ministero continua ad arricchirsi di idee e progettualità.

«Oggi inizia un percorso lungo e ambizioso» ha spiegato il sindaco Salera. L’obiettivo è portare i riflettori nazionali e internazionali non soltanto su Cassino ma sull’intero Cassinate, facendo del patrimonio culturale il motore di una nuova stagione di sviluppo. Il sindaco ha anche presentato il logo della candidatura, realizzato da Roberto Miele: una «V» stilizzata che richiama il motto benedettino Succisa Virescit — «Recisa, germoglia di nuovo». Un simbolo che racconta la storia di una città più volte distrutta e altrettante volte rinata, come il germoglio che trae forza dalle radici.

La parola chiave resta partecipazione: scuole, Università, associazioni, imprese, istituzioni e Comuni del territorio saranno chiamati a contribuire alla costruzione di un progetto che, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrà lasciare un’eredità permanente, indipendentemente dall’esito della candidatura.

«La cultura funziona quando diventa un’infrastruttura»

Il vero motore della giornata è stato Paolo Verri. Più che un intervento, il suo è sembrato un manuale di istruzioni. Ha raccontato l’esperienza di Torino, dove alla fine degli anni Novanta la riconversione industriale passò attraverso la cultura, il turismo e la rigenerazione degli spazi urbani, contribuendo a ridurre drasticamente la disoccupazione. Poi l’esempio di Matera, diventata il simbolo di come un progetto culturale possa cambiare l’identità e perfino l’economia di una città. Il messaggio è chiaro: la cultura funziona quando smette di essere un evento e diventa un’infrastruttura.

Per questo, secondo Verri, Cassino deve immaginarsi come una città europea del futuro, capace di valorizzare la presenza dell’Università e delle future residenze studentesche, trasformando i circa 1.600 posti letto previsti in una rete di ospitalità per giovani provenienti da tutta Europa, chiamati a costruire insieme il progetto del 2029.

«Siamo sicuri di aver già vinto», ha concluso Verri«Perché abbiamo scelto la strada della cooperazione». Un concetto raccolto immediatamente dal presidente della Banca Popolare del Cassinate Vincenzo Formisano, che ha confermato il sostegno pieno dell’istituto. La logica è quella della comunità: se cresce il territorio, crescono anche le imprese; se il territorio arretra, nessuno può pensare di salvarsi da solo.

Tivoli, Bassano, Cremona: la partita più difficile

Il sindaco di Ancona Capitale 2028 con il ministro Giuli

È probabilmente questo il messaggio più forte uscito dalla Sala Restagno. Prima ancora della competizione con le altre città candidate — tra cui TivoliBassano del GrappaCremona, la Val Camonica e Ostuni — Cassino sembra aver scelto la partita più difficile: convincere se stessa che la cultura non rappresenta un costo, ma un investimento.

Il titolo arriverà oppure no. Ma se il percorso saprà davvero trasformarsi in una strategia condivisa di sviluppo, allora il risultato più importante potrebbe essere già cominciato.