Domenica scorsa, nella chat ufficiale del Partito Democratico di Cassino, è comparso un messaggio di Fernando Cardarelli: non era mai stato un candidato ufficiale alla Segreteria del circolo, e non lo sarà. Una comunicazione formale che chiude una partita e ne apre un'altra. Più complicata
Il messaggio, breve ed essenziale, è apparso domenica sera sulla chat del Partito Democratico di Cassino. A scriverlo è stato Fernando Cardarelli, storico coordinatore delle liste civiche del sindaco Enzo Salera. Parola più, parola meno, nella sostanza dice “Ringrazio chi ha pensato al mio nome ma a causa degli impegni di lavoro non posso dare la mia disponibilità a ricoprire la carica di Segretario cittadino del Partito Democratico”. Il lavoro c’entra meno di nulla, il problema è tutto politico e tutto interno alla componente di AreaDem. O meglio: all’area che ha come riferimento il sindaco ed a quella che si riconosce nel presidente Pd del Lazio Francesco De Angelis. Entrambi nella componente AreaDem. (Leggi qui: Salera non vuole essere il candidato PD. Vuole essere il candidato dei sindaci).
Una non-candidatura che ora viene ufficializzata. Una rinuncia a qualcosa che formalmente non era ancora cominciato. Eppure, letto nel contesto di mesi di stallo, quel messaggio ha il peso di una resa dei conti.
Il significato del gesto

Cardarelli non era un candidato per caso. Era il nome che aveva quasi tutto: il sostegno del sindaco Enzo Salera, l’appoggio dei consiglieri comunali del PD e delle altre liste di maggioranza, la fiducia degli iscritti storici. Mancava soltanto il sì di Barbara Di Rollo e quella mancanza si era rivelata insuperabile. AreaDem provinciale, di cui Di Rollo è la principale espressione a Cassino, aveva opposto un silenzio che in realtà era un veto efficace.
Perché il vero problema è che Enzo Salera sta puntando a scardinare trent’anni di equilibri nel Partito Democratico. E tenta di riportare a Cassino il baricentro della politica provinciale. Ma quel baricentro oggi passa già per AreaDem, la stessa in cui lui dice di riconoscersi e di militare da quando il compianto Segretario Regionale Bruno Astorre lo convinse a tesserarsi con il Partito. Solo che passa per Francesco De Angelis ed i suoi fedelissimi.

La non-candidatura di Cardarelli non è la fine della storia: è la sua accelerazione verso un epilogo che non può più essere rinviato. Con lui fuori, apparentemente lo stallo si risolve: via dal campo il candidato Segretario Cittadino fedelissimo del sindaco. Via libera ad un nome di compromesso. In realtà lo scontro si radicalizza. Perché il PD di Cassino torna al punto di partenza con un elemento in più: la conferma che il Partito è lontano anni luce dal parlare una lingua sola, lontanissimo dalla capacità di trovare una sintesi con cui affrontare il centrodestra alle prossime Provinciali e nella battaglia per la nuova governance della società pubblica Saf.
Il segnale verso il Partito

La rinuncia di Cardarelli ha anche il sapore di un richiamo alla responsabilità collettiva. Il messaggio implicito, tra le righe di una comunicazione formalmente sobria: lo stallo è il prodotto della gestione del Segretario Provinciale Achille Migliorelli. Perché pur disponendo AreaDem della maggioranza assoluta degli iscritti su Cassino, il Pd non è riuscito a trovare una soluzione in mesi di trattative. E forse non la stava cercando davvero.
Non è un caso che, in parallelo, circolino segnali di un ulteriore irrigidimento nei confronti della Segreteria provinciale. La logica è stringente: se il candidato del sindaco della seconda città più importante della provincia, quella più grande governata dal Pd, si sfila dopo mesi di stallo e se chi potrebbe sbloccare la situazione non lo fa, qualcuno a un certo punto deve trarne le conseguenze.
Cosa succede adesso

Con Cardarelli fuori, le strade percorribili si riducono ulteriormente. La prima è un accordo che finora non si è mai trovato: un nome condiviso tra l’area Salera e AreaDem provinciale, che richiede da entrambe le parti una disponibilità al compromesso che non è mai stata mostrata. La seconda è il congresso vero: quella conta tra candidati davanti agli iscritti che Salera aveva messo sul tavolo come opzione finale. Ma c’è anche una terza ipotesi: lasciare tutto com’è, facendo scivolare il Pd da Partito a Movimento, nel quale le regole sono evanescenti. E dove ognuno sarà libero di fare come vuole. Spaccando i voti sul prossimo Presidente della Provincia e sul prossimo Presidente e CdA della Saf.
Forse, il vero risultato al quale tutti volevano arrivare, è proprio questo.



