Cassino dice no: la rivolta gentile per le Provinciali che scuote Fratelli d’Italia

Il gruppo dirigente e i consiglieri comunali di Fratelli d’Italia a Cassino respingono i rumors di una lista provinciale blindata e chiedono rappresentanza territoriale, candidature vere e rispetto del peso politico del Cassinate.

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Senza urla, senza manifesti, senza colpi di teatro. Una lettera. Garbata, educata, persino istituzionale. Ma dentro, una mina politica pronta a far tremare i palazzi di Fratelli d’Italia in provincia di Frosinone. A Cassino, quando decidono di dire no, lo fanno in piedi e con la schiena dritta.

La rivoluzione parte da lì, dalla città che qualcuno continua a considerare periferia e che invece, da sempre, è un centro nervoso. Cassino non alza la voce, alza il livello. E lo fa in blocco. Gruppo dirigente del circolo FdI cittadino e consiglieri comunali insieme. Un fatto raro, quasi antico, in tempi di Partiti sfilacciati e correnti solitarie.

I rumors

Massimo Ruspandini

Il destinatario è Massimo Ruspandini, presidente provinciale del Partito. Il messaggio è semplice e politicamente devastante: no alla lista blindata per le prossime elezioni provinciali. No a quattro nomi già decisi e a quattro candidati di riempimento, utili solo a fare scena e inutili a portare voti. No, soprattutto, all’idea che Cassino debba limitarsi a versare i suoi preziosissimi voti ponderati su candidati che non solo non sono della città, ma nemmeno del sud della provincia.

La voce girava da settimane nei corridoi. Una lista già scritta, sigillata, calata dall’alto. Con una logica politica ineccepibile: due conferme Alessandro Cardinali (Anagni) e Andrea Velardo (Castrocielo), un probabile rinnovo e cioè Sergio Crescenzi (Frosinone) che potrebbe cedere il passo al suo capogruppo Franco Carfagna (per una questione di equilibrio tra le componenti), un outsider espresso dal sindaco di Isola del Liri (i rumors indicano Stefano D’Amore).

I quattro nomi rappresenterebbero non solo le aree geografiche della provincia ma anche le sensibilità interne del Partito. In totale equilibrio: rispettivamente le aree di Fabio De Angelis, Massimo Ruspandini, Fabio Tagliaferri, Massimiliano Quadrini.

La lettera a Ruspandini

Il Consiglio Provinciale uscente di Frosinone

Cassino ha fatto quello che fanno le comunità politiche quando sentono odore di esproprio. Si è riunita. Ha discusso. E ha risposto. La lettera è un piccolo manuale di politica che oggi sembra fuori moda.

Si parte dal rispetto. Si ribadisce il sostegno pieno a Fratelli d’Italia a ogni livello, nazionale, regionale, provinciale. Si riconosce il ruolo del Partito come prima forza del Paese. Ma poi arriva il punto vero. Quel ruolo comporta una responsabilità. E la responsabilità si chiama rappresentanza.

Cassino chiede che tutti e dodici i posti in lista siano occupati. Veri. Con nomi che camminano sul territorio, non figuranti silenziosi. Chiede equilibrio. Chiede che il Cassinate conti. Chiede una candidatura propria, qualificata, autorevole. Non per rivendicazione identitaria, ma per logica politica. Perché una provincia senza sud è una provincia zoppa. E un Partito che non ascolta i territori è un Partito che si prepara a perdere, anche quando vince.

In blocco

Il gruppo dirigente di Cassino

A firmare non sono battitori liberi o ribelli per vocazione. Sono il presidente del circolo Alberto Borrea, il vicepresidente Mino Marino, il segretario Vincenzo De Nisi. Con loro i consiglieri comunali Silvestro Petrarcone, Nora Noury e Arturo Buongiovanni. Tutti insieme. Tutti sulla stessa riga. Tutti con lo stesso tono. Questo, per chi mastica politica, è il dettaglio che fa notizia. E che preoccupa Frosinone. Perché non è la sedizione di una parte ma è la sollevazione di un territorio intero che si muove in maniera educata e compatta.

Cassino ricorda, con una punta di orgoglio trattenuto, di essere la seconda città della provincia per popolazione. Ma soprattutto per peso politico, amministrativo e strategico. Un modo elegante per dire che non accetterà di fare il bancomat elettorale di altri.

Il messaggio sottile

Non ci sono minacce nella lettera. Non ce n’è bisogno. Il messaggio è più sottile e più duro. Senza Cassino, la macchina dei voti ponderati si inceppa. Senza il sud, la partita provinciale diventa un azzardo. E senza rappresentanza, anche il Partito più forte rischia di sembrare sordo.

È una rivolta gentile, tutta cassinate. Di quelle che non rompono i vetri ma incrinano le certezze. Fratelli d’Italia, abituata a marciare compatta, ora dovrà decidere se ascoltare o tirare dritto. Se aprire un confronto vero con i Circoli o blindare tutto e sperare che nessuno si faccia male.

A Cassino, intanto, hanno già scelto. Partecipazione, ascolto, territorio. Parole antiche. Ma in politica, come nella storia, sono sempre quelle che tornano a chiedere il conto.