Cassino, i numeri dicono che tutto dipende dal disgiunto

Le partite personali dei candidati e l'incognita del disgiunto. Che sarà determinante: ecco i numeri. A Cassino i palchi ancora non s'infiammano. Venerdì arriva D'Amato e Sebastianelli respinge le sirene del centrodestra

Alberto Simone

Il quarto potere logora chi lo ha dato per morto

Lo scontro sui palchi è ancora piuttosto tiepido. In questi giorni i candidati a sindaco di Cassino sono più concentrati sui numeri che sulle parole. Numeri come quelli dei voti: è con loro che si vincono le Comunali ed in questo momento c’è da fare bene i conti in vista dell’apertura delle urne l’8 e 9 giugno. Il sindaco Dem Enzo Salera punta a chiudere la partita della sua rielezione già al primo turno, tutti gli altri cercano di fargli mancare quel che basta per costringerlo al turno di ballottaggio. Convinti di poter riaprire la partita proprio da lì. Come sperano di zavorrare Salera? Con il voto disgiunto

Cosa significa? Nei Comuni sopra i 15.000 abitanti c’è la possibilità di votare per un candidato consigliere di una lista ma quel voto non si estende automaticamente anche al suo candidato sindaco: l’elettore può scegliere invece un altro degli aspiranti alla fascia tricolore. È il voto disgiunto: si può votare il sindaco di uno schieramento ed i consiglieri comunali di uno degli schieramenti avversari.

La missione di Sebastianelli

Giuseppe Sebastianelli

Ne sa qualcosa proprio il sindaco uscente Enzo Salera: cinque anni fa, senza il disgiunto a suo favore, non sarebbe andato al ballottaggio. Le liste a sostegno del suo rivale Giuseppe Golini Petrarcone ottennero infatti un numero di voti superiore a quelli ottenuti dalle liste che sostenevano Salera. Molti votarono i candidati messi in lista da Peppino Petrarcone ma anziché votare lui come sindaco votarono Enzo Salera. Che grazie a quel voto disgiunto guadagnò il ballottaggio andando a sfidare il candidato del centrodestra Mario Abbruzzese.

A questo stesso risultato sta lavorando ora il candidato dei primaristi, Giuseppe Sebastianelli. Punta a ‘sostituire‘ nel cuore degli elettori il candidato sindaco del centrodestra Arturo Buongiovanni: proprio attraverso il voto disgiunto. Come a dire: votate chi vi pare come consigliere ma votate me come sindaco. E perché dovrebbero farlo?

Perché Giuseppe Sebastianelli viene da quella area politica: è stato eletto più volte in municipio sotto le bandiere del centrodestra. Mentre Buongiovanni non ha mai governato né è mai stato eletto. Quest’anno Sebastianelli avrebbe voluto misurarsi con tutti gli altri aspiranti sindaco di centrodestra, in un turno di Primarie. Poi qualcuno nelle file di Buongiovanni ha fatto due conti e stabilito che non era conveniente. Ora la sfida sarà sul campo: Sebastianelli punta al sorpasso su Buongiovanni scommettendo sulla propria maggiore esperienza e conoscenza della macchina amministrativa. Per andare poi al ballottaggio contro Enzo Salera come candidato unitario.

Il candidato abbandonato

Alessio D’Amato

Venerdì mattina a tirare la volata a Giuseppe Sebastianelli arriva in città anche il consigliere regionale e leader di Azione Alessio D’Amato. Sebastianelli fa quindi sentire il fiato sul collo ad Arturo Buongiovanni. Mettendo a nudo un’evidenza: nessun leader politico nazionale è venuto a mettere la faccia in favore del candidato sindaco di Centrodestra.

I big nazionali di Lega, FdI e Forza Italia non si vedranno a Cassino fino al 9 giugno. Ci andranno solo nelle due settimane successive se ci sarà il ballottaggio, quando bisognerà spendere tutte le energie per tentare la vittoria contro il sindaco uscente.

Un ballottaggio nel quale Sebastianelli non intende appoggiare il centrodestra. Mette in chiaro quella che sarà la sua posizione nel caso in cui dovesse andare l secondo turno di voto. Un accordo con il centrodestra? “Bisogna essere seri – spiega Sebastianelli – : non siamo stati in grado di metterci insieme per vincere al primo turno, ci mettiamo insieme per perdere al secondo turno?

Arturo Buongiovanni allo stesso modo gioca la sua partita. E in questo primo turno lo fa in difesa: cerca cioè di raggiungere quello che è stato il numero di voti ottenuto dalla coalizione cinque anni fa, circa 6.000. Sarebbero sufficienti per andare tranquillamente al secondo turno dove poi giocare in attacco contro Enzo Salera per far tornare in mano al centrodestra la città.

Sul filo di lana

Enzo Salera

In questa prima fase sembrerebbe dunque che Enzo Salera stia a guardare e ad attendere chi sarà lo sfidante. In realtà non è così. Il sindaco ufficialmente spiega che è pronto ad andare al ballottaggio, ma i numeri per provare a chiudere la partita al primo turno ci sono. Anche in questo caso, però, molto – per non dire tutto – dipende dal disgiunto. Perchè?

Appare difficile che le cinque liste a sostegno del sindaco possano superare i 10.000 voti. Considerando che cinque anni fa votarono poco più di 21.000 cittadini, servirebbero oltre 10.500 voti per vincere al primo turno. Un risultato non impossibile se il sindaco uscente riuscirà ancora una volta ad andare al di sopra delle liste, ovvero riuscirà a capitalizzare un maggior consenso sulla sua persona oltre ai voti delle sue liste.

Paola Polidoro

La partita che sta giocando Paola Polidoro è invece quella legata al seggio. Cinque anni fa il civico Renato De Sanctis – che oggi sostiene la candidatura della giornalista – riuscì ad entrare in sala Di Biasio con oltre 2.000 voti. Il M5S con circa 1.500 voti non riuscì invece a centrare l’obiettivo. Per Polidoro è importante non essere solo una candidatura di testimonianza ma portare le proprie istanze nelle istituzioni. Si sta giocando una partita sganciata da quella degli altri competitor: il suo elettorato è quello che non va a votare, stufo della politica, disilluso, deluso dalle promesse spesso non mantenute. Per questo, Paola Polidoro sta puntando su quel 40% di elettorato che non intende andare alle urne.

Stessa partita che prova a giocare anche l’altra candidata donna, Maria Palumbo, anche se la strada è decisamente più in salita.

Ognuno gioca la propria partita, insomma. Qualche calcetto negli stinchi non manca, come in ogni campagna elettorale che si rispetti, ma il fatto che i palchi non si sono ancora infiammati è la dimostrazione che questo non è il momento dell’attacco. Perché ognuno gioca una personale battaglia. Insomma, come cantava Luciano Ligabue, cantante preferito di Arturo Buongiovanni, ‘il meglio deve ancora venire‘. Poi per chi sarà il ‘meglio’ è tutto da vedere.