Dopo secoli di scosse e ricostruzioni, Cassino ospiterà a ottobre la grande esercitazione sismica della Protezione Civile del Lazio. Sul campo volontari, università e ricercatori per aggiornare il piano d’emergenza e costruire prevenzione.
1349. Un terremoto. L’Abbazia di Montecassino rasa al suolo. Poi il 1654. Poi il 1863. Poi il 1984. La terra sotto Cassino ha una memoria che non dimentica. E non chiede permesso. Dal 15 al 18 ottobre la città prova a rispondere. Per la prima volta ospiterà la grande esercitazione sismica della Protezione Civile del Lazio. Non un convegno. Non una tavola rotonda. Quattro giorni sul campo — con la colonna mobile regionale, tutte le organizzazioni di Protezione Civile della provincia di Frosinone, i ricercatori dell’INGV con la sede centrale e quella distaccata di Cassino, e i professori dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.

Gente che studia i terremoti e gente che sa come soccorrere chi ci rimane sotto. Insieme, per la prima volta, su questo territorio. L’ha voluta l’assessore regionale alla Protezione Civile, Pasquale Ciacciarelli.
Perché qui. Perché adesso. La risposta è nella mappa e nella storia: Cassino sta al confine di tre regioni: il che garantisce raggiungibilità rapida da aree diverse in caso di emergenza reale. Sta seduta su una storia sismica che comincia nel 1349 e non si è mai davvero conclusa. E sta abbastanza vicina ai Campi Flegrei da non potersi permettere il lusso di considerarsi lontana dal rischio. Non è una città comoda su cui esercitarsi. È la città giusta.
Campo aperto
L’esercitazione non resterà chiusa dentro un perimetro tecnico. Raggiungerà le aree più periferiche della provincia con attività di divulgazione e formazione: perché la Protezione Civile non si fa solo nei capoluoghi e non si impara solo nei centri operativi. Si impara anche nei paesi, nelle scuole, tra le persone che abitano le zone più esposte e che spesso sono le ultime a sapere cosa fare quando arriva l’emergenza.

Al termine dei quattro giorni ci sarà qualcosa di concreto sul tavolo: le procedure operative per aggiornare il Piano di Protezione Civile di Cassino. Non un documento per uno scaffale: un manuale operativo scritto da chi ha appena simulato l’emergenza sul campo, con i numeri giusti, le sequenze giuste, i responsabili giusti. «Un modello di prevenzione moderno ed efficiente», lo definisce l’assessore Pasquale Ciacciarelli. Che di questo lavoro ha fatto una delle priorità del suo mandato.
«Per la prima volta la città di Cassino sarà protagonista dell’esercitazione regionale di Protezione Civile», dice Ciacciarelli. «Questo conferma la volontà del Governo della Regione di attribuire un ruolo centrale in materia di prevenzione e sicurezza al territorio del Lazio meridionale». È la descrizione di una direzione di lavoro che in questi anni ha portato la Protezione Civile laziale fuori da Roma e dentro i territori che ne hanno più bisogno.
Lavoro di squadra

Il ringraziamento dell’assessore va al direttore La Pietra e all’intera direzione regionale, e al sindaco Enzo Salera «per il corretto coordinamento che ha consentito, in questi giorni, l’avvio della fase attuativa dell’esercitazione». Un lavoro di squadra tra Regione, Comune, università e istituti di ricerca, che è già di per sé un risultato, prima ancora che cominci il conto alla rovescia per ottobre.
La Protezione Civile non fa notizia finché non serve. Quando serve, è già tardi per imparare. I quattro giorni di ottobre servono esattamente a questo: a fare in modo che quando la terra torna a muoversi — e tornerà, perché sotto Cassino lo ha già fatto più volte — qualcuno sappia già cosa fare. Dove andare. Chi chiamare. Come aiutare.
Cassino questo lo sa dal 1349. Ottobre serve a ricordarlo a tutti gli altri.



