Risultati importanti in città nella gestione dei rifiuti e nel rapporto con l'ambiente. Non solo nei numeri ma a livello culturale e sociale. Il vero cambiamento si misura con la capacità collettiva di difendere il bene comune. Tuttavia resta aperto il fronte relativo all'abbandono illecito
Trentasei mila tonnellate di rifiuti l’anno. È questo il peso che Cassino produce, smaltisce, differenzia e trasporta ogni dodici mesi: un numero che dà la misura concreta di cosa significhi gestire i rifiuti in una città di medie dimensioni. E dentro quel numero c’è u63,96na storia di lenta trasformazione.
La raccolta differenziata cresce: dal 63,96% del 2024 al 65,52% del 2025, fino al 66,22% nei primi mesi del 2026.
| 2024 | 63,96% |
| 2025 | 65,52% |
| 2006 (I Quad.) | 66,22 |
Un miglioramento reale, costante, misurabile. Ma anche una storia a metà: perché l’obiettivo che la normativa regionale impone all’ATO 1 del Cassinate è il 78% entro il 2031. Significa che nei prossimi cinque anni Cassino dovrà recuperare quasi dodici punti percentuali. Non impossibile, ma nemmeno scontato. La distanza tra dove si è e dove si deve arrivare è ancora significativa: e chi pensa che basti continuare così, sbaglia i calcoli.
Ecoisole intelligenti, compattatori PET e campane

La buona notizia è che i lavori sono in corso. Il 27 aprile scorso il dirigente dell’Area Tecnica del Comune, l’ingegner Domenico Greco, ha firmato la determinazione n. 991 che approva la perizia di variante migliorativa del progetto «Miglioramento e meccanizzazione della rete di raccolta differenziata dei rifiuti urbani»: un intervento da 985.500 euro finanziati al 100% dal PNRR, Missione 2, con soli 14.500 euro a carico del bilancio comunale. Soldi europei, dunque. Ma con rendicontazione precisa e scadenze rigide.
Cosa arriverà concretamente sul territorio? Il quadro economico della perizia lo dice con numeri e quantità:
- 20 ecoisole informatizzate cioè le cosiddette isole ecologiche digitali dove il conferimento avviene con riconoscimento del cittadino; costeranno 23mila euro l’una;
- 4 eco-compattatori per la raccolta del PET a 19.000 euro;
- 4 campane informatizzate per il vetro;
- 3 cestini per la raccolta degli oli vegetali;
- 3 isole per la raccolta dei sanitari;
- 5 isole per il tessile;
- 4 moduli per pannoloni e pannolini;
- 3 distributori di sacchetti.
La fornitura è stata aggiudicata alla società Scau Ecologica srldi Ceccano per 690mila 868 euro. I lavori alla Dapet Costruzioni srl di Casalvieri per 49mila e 500 euro. La progettazione alla Tecnet Studio srl di Frosinone.
Non è arredo urbano: è infrastruttura. Perché la differenziata non cresce per virtù civica spontanea: cresce quando il sistema è comodo, accessibile, tracciabile. Le ecoisole informatizzate servono esattamente a questo: collegare il gesto del cittadino a un dato misurabile, rendere il conferimento più semplice e il comportamento scorretto più visibile.
40 fototrappole, 12 sanzioni, 150 telecamere

Il problema è che il sistema funziona solo se tutti lo rispettano. E qui entra il fronte più spinoso. Il Comune dispone di 40 fototrappole fisse e 2 mobili per il monitoraggio ambientale, oltre a circa 150 telecamere distribuite tra centro e periferie. Nell’ultimo mese gli ispettori ambientali hanno effettuato oltre 40 interventi, elevando 12 sanzioni per sacchi neri abbandonati in strada — da via Don Angelo Pantoni a via Arigni, fino al parcheggio CRI.
Dodici sanzioni su quaranta interventi. Un dato che dice due cose insieme: che i controlli ci sono, e che il fenomeno degli abbandoni è ancora endemico. Chi abbandona i rifiuti sa di rischiare, ma spesso continua lo stesso. E qui la tecnologia da sola non basta: serve anche la deterrenza culturale, quella che in certi momenti funziona meglio di qualsiasi telecamera.
Il Calendario Zozzoni: quando la vergogna funzionò meglio delle multe
C’è un precedente che vale la pena ricordare. Anni fa, il Comune di Cassino decise di rispondere al problema degli abbandoni illeciti con un’arma insolita: il Calendario Zozzoni. Foto emblematiche scattate dalle fototrappole: persone insospettabili che scaricavano sacchi in luoghi vietati, stampate su un calendario distribuito in città. Volti oscurati, targhe cancellate ma le situazioni chiarissime. Quel calendario andò a ruba. E gli abbandoni scesero.
Non era una campagna moralista. Era specchio. Era la città che si guardava e si riconosceva. Ed era anche comunicazione che funzionava perché colpiva dove fa male davvero: non nel portafoglio ma nell’orgoglio.
Con 40 fototrappole attive, 36.000 tonnellate di rifiuti l’anno e un obiettivo al 78% da raggiungere entro il 2031, forse è il momento di pensare a una nuova edizione. Non per umiliare nessuno. Ma per ricordare a tutti — con ironia, con concretezza, con un pizzico di sana vergogna collettiva — che il bene comune non si delega. Si pratica.



